WhatsApp lancia i pagamenti peer-to-peer

(Torino)ore 19:14:00 del 07/04/2017 - Categoria: , Tecnologia

WhatsApp lancia i pagamenti peer-to-peer

NEL MONDO è usata da oltre un miliardo di utenti. E negli ultimi mesi ha vissuto un’autentica rivoluzione in termini di funzionalità. Come su altre applicazioni, principalmente social network, sono perfino arrivate le Storie. Ora WhatsApp sembra pronta a

NEL MONDO è usata da oltre un miliardo di utenti. E negli ultimi mesi ha vissuto un’autentica rivoluzione in termini di funzionalità. Come su altre applicazioni, principalmente social network, sono perfino arrivate le Storie. Ora WhatsApp sembra pronta a lanciare dall’India la campagna dei micropagamenti. Lo svela un’indiscrezione del sito The Ken secondo la quale la piattaforma ideata da Jan Koum e controllata da Facebook proporrà, nel giro dei prossimi sei mesi, un sistema di pagamento proprietario peer-to-peer. Si partirà dall’India, dove il bacino d’utenza è pachidermico: oltre 200 milioni di utenti.

A quanto pare il gruppo starebbe discutendo con il governo indiano per poter rispondere a tutti gli standard previsti dal sistema di pagamenti unificati Upi, Unified Payments Interface, insomma alla legislazione locale. In questo modo gli utenti potrebbero trasferirsi il denaro fra loro grazie all’accordo con le diverse banche aderenti e ai network di carte di credito e debito. Un’altra conferma dell’operazione arriva da una delle figure che WhatsApp starebbe cercando proprio per l’India: un “digital transactions lead” che abbia competenze sulle leggi locali e con gli standard tecnologici richiesti. Insomma, quello indiano potrebbe essere un esperimento da espandere presto in altri mercati internazionali.
I concorrenti sono diversi – dall’app Truecaller, che vanta 150 milioni di utenti – a numerosi sistemi di tipo “wallet”, cioè legati alla disponibilità di un account precaricato o collegato a una carta di credito o debito invece che a un collegamento con i conti bancari, come PayTm, FreeCharge o Mbikwik. Anche se WhatsApp avrebbe dalla sua parte l’enorme diffusione, la famigliarità di fasce di popolazione anche meno abituate a questo genere di transazioni e le garanzie offerte da un gigante come Facebook.
D’altronde la stessa Menlo Park sta lavorando per gli stessi obiettivi proprio in Europa. Ha da poco ottenuto in Irlanda, e quindi automaticamente in tutti i mercati dell’Unione, una licenza per l’emissione di moneta elettronica e servizi di pagamento. Di startup fintech specializzate in trasferimento di denaro ne ha già acquisite e probabilmente ne acquisirà altre: l’obiettivo è portare anche in Europa il sistema già attivo su Messenger che è supportato dalla maggior parte delle carte di credito e i servizi di pagamento come Visa, MasterCard, American Express, Stripe, PayPal e Braintree. Vale per gli acquisti così come per scambiarsi i 10 dollari del pranzo con un amico.
Di sistemi ce ne sono molti. In Italia, per esempio, va forte Satispay, una startup cuneese che non passa dalle carte di credito ma dall’Iban autorizzando di fatto bonifici Sepa in tempo reale. E, come noto, è da poco sbarcato in Italia anche Apple Pay, la piattaforma di Cupertino per iPhone. Ma non si tratta di sistemi per lo scambio in chat di denaro fra contatti quanto, appunto, di modi alternativi e smaterializzati di pagare gli acquisti in un negozio oppure online. Anche Snapchat ha già lanciato da tempo qualcosa di simile negli Stati Uniti con Snapcash in collaborazione con Square: anche in questo caso occorre collegare una carta di credito.
Insomma, Whatsapp si rifà più ai piccoli pagamenti fra amici e contatti che alle transazioni destinate agli esercizi: sto chattando con un amico e mi ricordo che gli devo dei soldi per un regalo in comune o una vecchia cena, posso farlo in tempo reale con un paio di tap. In una recente intervista al Times of IndiaBrian Acton, cofondatore della chat, aveva in effetti confermato che la società potrebbe entrare nel mercato dei pagamenti digitali. L’India sarà il primo affare.

Da: QUI

Autore: Sasha

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