Web: il piano di Matteo Renzi per la banda larga

REGGIO CALABRIA (Reggio Calabria)ore 20:30:00 del 07/03/2015 - Categoria: Internet, Tecnologia

Web: il piano di Matteo Renzi per la banda larga

Web: il piano di Matteo Renzi per la banda larga. Alla fine è stato proprio il premier Matteo Renzi, nel Consiglio dei ministri di ieri, a fare le modifiche essenziali al piano banda ultra larga

Alla fine è stato proprio il premier Matteo Renzi, nel Consiglio dei ministri di ieri, a fare le modifiche essenziali al piano Banda ultra larga. Infatti al Consiglio dei ministri era arrivato un testo ancora molto simile a quello che tanto clamore aveva sollevato, spingendo verso lo spegnimento del rame a favore della fibra. Le differenze essenziali sono tre, adesso: niente switch off del rame, ma comunque una “migrazione“, sostenuto da voucher. Dei voucher si sapeva già, ma ora sono stati quantificati a 1,7 miliardi di euro. Sono due aspetti che vanno incontro alle richieste degli operatori e soprattutto di Telecom Italia, che – con uno switch off programmato e senza una quantificazione dei voucher – temeva una svalutazione dei propri asset. Terzo punto: il piano ora accorpa i primi due cluster territoriali (corrispondenti alle più importanti 502 città).

Che non ci sarebbe stato un decreto, ieri, già si sapeva da qualche giorno. Il decreto per attuare lo switch off era in effetti la cosa che più spaventava Telecom Italia. Il piano però continua a rimandare a un futuro intervento legislativo per vedere i dettagli della migrazione. Decaduta – rispetto alle voci della vigilia riportate dalla stampa la scorsa settimana – anche l’ipotesi di una società pubblica per fare la rete. Era contenuta in un documento esterno al piano e che non ha mai avuto un valore formale. Era ovvio che decadesse, tuttavia, insieme a tutte quelle cose ritenute di impianto dirigistico da Renzi, sulla scorta del suo influente consigliere Andrea Guerra (ex amministratore delegato di Luxottica). “Noi dobbiamo guidare il passaggio al digitale, non dirigerlo“, pare abbia detto Renzi (con queste parole o simili) durante il Consiglio di ieri. Il piano quindi ora volerà a Bruxelles, dove attende il via libera per l’uso delle risorse europee. Dopo aver visto le questioni politiche, analizziamo il senso pratico del piano banda ultra larga.

Il grafico più importante è il seguente e si trova solo nella versione definitiva del piano.

Ci dice che l’investimento totale (pubblico-privato) previsto è di 10,6 miliardi di euro, laddove il fabbisogno previsto dallo stesso piano sarebbe di 12,4 miliardi di euro. “Servono 12,4 miliardi di euro per raggiungere gli obiettivi del 100% della popolazione a 30 Megabit e 85% a 100 Megabit nel 2020“, spiega Rossella Lehnus, che ha curato il piano presso Infratel (società del ministero dello Sviluppo economico). Gli autori del piano ritengono infatti che serva dare i 100 Megabit all’85% degli italiani, per soddisfare l’obiettivo dell’agenda digitale europea secondo cui al 2020 ben il 50% della popolazione dovrà essere utente dei 100 Megabit (da noi è pura utopia, ma vabbe’).

La differenza tra i 12,4 miliardi e i 10,6 miliardi è dovuta alla ridotta capacità di investimento degli operatori (rispetto ai desiderata del Governo), dato che i fondi pubblici sono abbastanza sicuri e pari a 6 miliardi di euro (europei e nazionali). Di conseguenza, “al Sud dovremmo riuscire a coprire l’85%, mentre al Centro-Nord ci fermeremo al 50%“, dice Lehnus. I fondi pubblici infatti devono essere sbilanciati a favore del Sud. Ma come intende il Governo raggiungere quegli obiettivi? Nelle note stampa di ieri si diceva che non sceglierà una Tecnologia precisa. Ma a leggere il piano si apprende che questa è solo una mezza verità. In realtà, resta una preferenza per la fibra ottica nelle case. In due modi. Primo, le future aste (da fine 2015, si prevede) per l’uso di quei fondi pubblici prediligeranno gli operatori che intendono fare reti tutte in fibra (a quanto si legge). Secondo, i voucher per 1,7 miliardi di euro saranno dati solo agli utenti coperti da fibra ottica nelle case per la migrazione dal rame. Solo nelle prime 502 città ci sarà fibra ottica nelle case (45% della popolazione) e servirà a far pagare la fibra allo stesso prezzo dell’Adsl. Nel cluster “aree marginali“, il 40% della popolazione, ci sarà fibra fino agli armadi e, nel Sud, anche fibra fino al palazzo (non nelle case). Nella terza area si userà fibra fino agli armadi, tecnologie wireless e satellite.

Ultimo punto: adesso si aspetta un decreto (si legge ancora nel piano) per dare attuazione alla migrazione e quindi vedremo i dettagli operativi. Probabilmente un altro terreno di scontro. Restano anche aperti – ma non dovrebbero essere un problema – anche i decreti per le defiscalizzazioni e per il primo catasto nazionale delle infrastrutture.

Autore: Gerardo

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