Vitalizio, cosa conoscere

(Milano)ore 08:44:00 del 10/03/2017 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Economia, Politica

Vitalizio, cosa conoscere

Quattromilanovecentosessantaquattrovirgolaottantotto euro è quello che incassa da anni Sante Bajardi, classe 1926, potente assessore comunista alla Sanità nelle giunte Enrietti e Viglione e appena ex presidente del sodalizio che negli anni scorsi si schie

TORINO: SETTE MILIONI L’ANNO ESCONO DALLE CASSE DI PALAZZO LASCARIS PER FINIRE NELLE TASCHE DI 184 EX CONSIGLIERI REGIONALI. NOMI PIÙ O MENO ILLUSTRI TRA PRIMA E SECONDA REPUBBLICA CHE, RIUNITI IN UN’ASSOCIAZIONE, DIFENDONO I “DIRITTI ACQUISITI”

L’età media, corroborata da qualche invidiabile picco di longevità, suggerirebbe l’ipotesi della bocciofila o di qualche associazione reducistica. Né l’una né l’altra, anche se i convenuti, chi più chi meno, il pallino in mano lo ha tenuto e reduci in qualche modo lo sono: di uno scorcio variabilmente lungo di vita trascorso sui banchi del consiglio regionale e di un periodo, ormai passato, di cui conservano tangibile ricordo. Tangibile ogni mese. E già, perché gli ex consiglieri regionali che ieri hanno provveduto al rinnovo delle cariche della loro associazione sono accomunati da identico destino, ormai negato di recente ai loro attuali successori: percepire il vitalizio.

Quattromilanovecentosessantaquattrovirgolaottantotto euro è quello che incassa da anni Sante Bajardi, classe 1926, potente assessore comunista alla Sanità nelle giunte Enrietti e Viglione e appena ex presidente del sodalizio che negli anni scorsi si schierò come un battaglione di fanteria contro la minaccia di ridurre, un poco, le pensioni degli ex inquilini di Palazzo Lascaris. Al suo posto c’è ora Luciano Marengo, sinistra dura e pura e adesso pure scissionista: 4.009,61 euro (lordi come per tutti) al mese.

Il rinnovo delle cariche dell’associazione che potrebbe avere come socio onorario Antonio Razzi è un album della Prima e Seconda Repubblica, spesso attraversate dai pensionati delle politica su fronti opposti, ma uniti nella difesa dei diritti. Senza dimenticare quelli acquisiti. C’è l’ingresso nel direttivo di un altro uomo della sinistra separata dal Pd: Wilmer Ronzani, 3.647,99 euro-mese.

Non che si occupino solo della pensione, ci mancherebbe. Come da statuto l’associazione, riconosciuta con legge 65 del 1989, “si propone di mantenere vivo ed operante il vincolo tra consiglieri regionali cessati dal mandato per l’affermazione e il consolidamento dell’istituzione regionale. A tal fine indice convegni, conferenze ed altre iniziative per contribuire alla valorizzazione della funzione della Regione. – inoltre – Si propone inoltre di tutelare gli interessi degli ex-consiglieri e di assicurare loro un continuo aggiornamento sull’attività degli organi regionali”. Che poi quando se ne è udita, forte, la voce sia stato allorquando qualche successore, ha sommessamente proposto un contributo di solidarietà, beh son cose che capitano. Capitò tre anni fa con la proposta di legge cui lavorò Nino Boeti. Il battagliero Bajardi, a nome dei soci pur confermando la “volontà di condividere un contributo di solidarietà”, in una lettera intrisa di politichese stoppò ogni tentativo di fuga in avanti paventando lo spettro di “conseguenze giudiziarie”. Invocate “soluzioni legislativa del problema”, auspicato un “obiettivo dichiarato di disporre di un quadro interregionale omogeneo”, evocati gli immancabili “diritti acquisiti” e rilevati rischi di “illegittimità dei provvedimenti”, associazione combattenti (per la difesa del vitalizio) e reduci (di una stagione di vacche grasse della politica) non mancò di dire la sua. Facendo sentire il suo peso. Come, del resto, si sente nel bilancio quello dell’oltre mezzo milione (563mila euro) che mensilmente passa dalle casse della Regione ai legittimi destinatari, per un totale di pressappoco 7 milioni l’anno.

C’è chi riceve cifre piuttosto modeste, come i 1.405,56 euro di Attilio Bastianini, il “colonnello” del Pli o i 1558,73 dell’”avvocato di Bossi”, Matteo Brigandì o, ancora i 1.266,07 euro del radicale Angelo Pezzana, ma molti hanno la fortuna di cumulare pensioni da paramentare. Al top della classifica un paio di donne: la presidente del Pd regionale Giuliana Manica (6.925,58), Mariangela Cotto, la forzista astigiana con 6.249,11. Suppergiù attorno a quelle cifre Angelo Burzi (6.079,99), l’ex assessore di An William Casoni(5.339,56), un altro ex assessore dem Lido Riba (6.249,12) il ciellino Giampiero Leo (5.887,06) e poi un altro scissionista del Pd, Roberto Placido (5.31,40),e ancora  con  5.031,40 l’attuale sindaco Pd di Novi Ligure Rocchino Muliere. Spunta pure l’attuale presidente della Fondazione Crt Giovanni Quaglia(3.162,77) e un altro uomo di fondazioni: l’alessandrino Agostino Gatti con 2.760,83. Poco al di sopra si colloca l’ex governatore Enzo Ghigo(3.343,59), che però incassa pure un assegno dal Senato.

Compresi alcuni eredi di consiglieri scomparsi i percettori di vitalizi sono attualmente 184. Passando tra tentativi falliti o riusciti di modificare leggi difese, spesso, con i denti.  Le regole sono cambiate nel corso delle varie legislature, a iniziare dall’età che consente di incassare l’assegno, ora per tutti inderogabilmente 65 anni. Gli attuali eletti, invece, resteranno a bocca asciutta, giacché per il momento non è ancora stata trovata una strada che consenta loro di accumulare con il sistema contributivo il gruzzoletto per la vecchiaia. Il presidente Mauro Laus, cui si deve l’opera di riduzione dei costi del Palazzo, sta cercando di concerto con i colleghi delle altre Regioni di promuovere una misura egislativa nazionale.

Insomma, se per gli attuali eletti nel parlamentino di via Alfieri il vitalizio è un ricordo raccontato dai loro predecessori, questi lo fanno con l’orgoglio dei reduci e il piglio, quando serve, dei combattenti. Per la strenua difesa dei diritti. Soprattutto quelli acquisiti.

Da: QUI

Autore: Gerardo

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