Visore per realta' virtuale: ne vale la pena?

(Bari)ore 13:46:00 del 07/04/2017 - Categoria: , Tecnologia

Visore per realta' virtuale: ne vale la pena?

Mark Zuckerberg, il CEO di Facebook, è convinto che in un futuro neanche troppo lontano l’umanità passerà parte del suo tempo con un affare in faccia, un visore fatto apposta per entrare in mondi virtuali di ogni tipo in cui ritrovarsi con gli amici, navi

Mark Zuckerberg, il CEO di Facebook, è convinto che in un futuro neanche troppo lontano l’umanità passerà parte del suo tempo con un affare in faccia, un visore fatto apposta per entrare in mondi virtuali di ogni tipo in cui ritrovarsi con gli amici, navigare su Internet, guardare film e giocare ai videogiochi. Da quando ha acquisito la società specializzata in realtà virtuale Oculus, Facebook ha investito decine di milioni di dollari per raggiungere l’obiettivo immaginato da Zuckerberg, e per arrivarci prima dei concorrenti che ripongono altrettanta fiducia nei caschi e nei visori. Oltre a quelli di Oculus, sul mercato ci sono già decine di altri sistemi per la realtà virtuale e l’offerta non manca, anche se per ora la richiesta di questi prodotti è limitata e non è chiarissimo se riusciranno a ritagliarsi uno spazio diventando per lo meno complementari con altri dispositivi, come gli smartphone. Per i più critici, i visori per la realtà virtuale sono meno utili degli smartwatch e non hanno futuro; per i più ottimisti come Zuckerberg sono il futuro della comunicazione, solo che non lo abbiamo ancora capito.

Ma non ne parlavamo già 20 anni fa?
I sistemi per la realtà virtuale non sono di per sé una novità. I primi dispositivi per dare l’opportunità allo spettatore di sentirsi parte di ciò che sta vedendo sullo schermo, coinvolgendo i suoi sensi in maniera realistica, furono teorizzati negli anni Cinquanta e già nei primi anni Sessanta ne furono realizzate versioni che funzionavano meccanicamente come il Sensorama. Il primo sistema di realtà virtuale per come lo intendiamo oggi fu realizzato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel 1977, ma solo tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta furono introdotti caschi che avrebbero dovuto simulare realisticamente mondi immaginari, coinvolgendo completamente lo spettatore.

La realtà virtuale non ha mai fatto davvero presa, sostanzialmente per problemi di praticità e di resa dei visori. Il principale problema, rimasto insormontabile fino a qualche anno fa, era legato al ritardo (“lag”) tra le cose mostrate sullo schermo del visore e i movimenti della testa dello spettatore: lo scarto di poche frazioni di secondo era sufficiente per consentire al cervello di distinguere la scena della realtà, rendendo inutile l’effetto della virtualità. In molte persone il ritardo causava inoltre rapidamente un forte senso di nausea, con un meccanismo simile a quello del mal d’auto. I progressi raggiunti negli ultimi anni con la drastica riduzione del ritardo – ormai marginale grazie a processori e sistemi più veloci per elaborare le immagini – hanno permesso di superare uno dei principali ostacoli per rendere realistici gli effetti mostrati dai visori. Quelli che ci sono riusciti meglio sono stati proprio i ricercatori di Oculus, che ancora oggi dedicano molto della loro ricerca finanziata da Facebook a ridurre sempre di più il ritardo.

Non c’è un solo visore
Prima di comprare un visore per la realtà virtuale, è bene farsi un’idea di come è organizzata per ora l’offerta. Da una parte ci sono i visori veri e propri, come quelli prodotti da Oculus e da Sony, che servono soprattutto per i videogiochi e per avere esperienze più coinvolgenti e “immersive”, come dicono quelli che la sanno lunga; dall’altra ci sono i sistemi per trasformare il proprio smartphone in un visore. I primi sono di gran lunga più costosi dei secondi, quindi come avviene spesso nel campo dei gadget tecnologici ci si deve chiedere: cosa voglio fare con un visore e cosa ci potrò fare tra un anno? Probabilmente prima di questa avrete in mente un’altra domanda: ma a che cavolo mi serve? Ci arriveremo dopo.

Da: QUI

Autore: Luca

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