Vibo Valentia, guida turistica

(Vibo Valentia)ore 08:07:00 del 23/12/2016 - Categoria: , Cultura, Luoghi da visitare, Viaggi

Vibo Valentia, guida turistica

Durante il Ventennio Fascista si distinse la figura di Luigi Razza che, in qualità di Ministro dei Lavori Pubblici, cambiò il volto della città che, riconoscente, gli dedicò un monumento, una piazza, l’aeroporto militare, lo stadio e una strada.

COSA VEDERE A VIBO VALENTIA - Capoluogo di Provincia dal marzo del 1992, quando si staccò da Catanzaro, Vibo Valentia è oggi una città di circa 34.000 abitanti in un territorio collinare a pochi km in linea d’aria dalla Costa degli Dei: nei giorni di bel tempo la vista dall’alto può estendersi sino alle Isole Eolie e all’Etna.

Vibo Valentia la storia

COSA VEDERE A VIBO VALENTIA - Abitata sin dal tempo degli Enotri, che le diedero il nome di ‘Veip’, fu un’importante colonia greca sin dal VII sec. a.C., ‘Hipponion’, dipendente da Locri con cui confinava.

Cinque secoli dopo, quando i Romani conquistarono la parte più meridionale della Penisola, vi sorse una colonia latina denominata ‘Valentia’ che crebbe molto rapidamente grazie al porto e soprattutto alla sua collocazione sulla via Popilia, prolungamento della via Appia, che da Capua conduceva sino a Reggio.

Nei secoli successivi si avvicendarono i bizantini, i saraceni, gli svevi, i normanni e i francesi. Durante il Ventennio Fascista si distinse la figura di Luigi Razza che, in qualità di Ministro dei Lavori Pubblici, cambiò il volto della città che, riconoscente, gli dedicò un monumento, una piazza, l’aeroporto militare, lo stadio e una strada.

COSA VEDERE A VIBO VALENTIA - Incastonata nel cuore meridionale della Calabria, a sud di Cosenza e a nord di Reggio, la provincia di Vibo Valentia sembra un piccolo sperone allungato nel Tirreno. Le sue radici si perdono nella notte dei tempi e ne fanno uno scrigno di storia e cultura, dove alla bellezza selvaggia dei luoghi si contrappone la profonda consapevolezza culturale del passato più antico.
La provincia, formata da 50 comuni, comprende la costa tirrenica, la catena appenninica delle Serre e il vasto comprensorio agricolo dell'altopiano del Poro. La città si chiama così dal 192 a.C., mentre il suo nome di antica colonia greca era Hipponion. La provincia è stata istituita nel 1992 e deve il suo fascino alle suggestioni di un mare color cobalto e ai verdeggianti altopiani su cui svettano i monti delle Serre. 

Il Golfo di Sant’Eufemia a Nord e quello di Gioia Tauro a Sud sono incorniciati  dalle colline e dai rilievi montuosi dell’entroterra. La natura qui è praticamente incontaminata e toccata soltanto dalle mani degli agricoltori. Il Vibonese offre al visitatore scorci di straordinaria intensità emotiva. Alcuni dei paesaggi che compongono la sua magia sono gli uliveti ordinati e ombrosi, i campi di grano odorosi, gli aranceti e i limoneti prodighi di frutti aromatici tutto l’anno, i vigneti arroccati sui fianchi delle colline, i canneti ondeggianti scossi dalla brezza marina, il profumo inebriante delle zagare in fiore nelle caldi notti estive. 

Ogni trasferimento, ogni spostamento da una località all’altra è motivo di nuove, piacevoli scoperte. Da vedere è sicuramente la Costa degli Dei, mai uguale e continua ma anzi frastagliata e ricca di insenature rocciose alternate a siti morbidi e sabbiosi. L'entroterra è dominato dal massiccio delle Serre, con fitte foreste di conifere, i boschi di faggi, i ruscelli e le ampie vallate alternate ai verdi altopiani. 

Vibo Valentia conserva intatte, nel centro storico, le geometrie del borgo medievale, con i palazzi monumentali in tufo giallo e lastricato con grossi blocchi di pietra lavica.

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Qui svetta il campanile di San Michele, mentre tutta la città è dominata dal grande Castello Normanno, edificato probabilmente sulle vestigia dell'Acropoli di Hipponion. Al suo interno è ospitato il Museo Archeologico Statale, che custodisce uno dei reperti più preziosi provenienti dal passato ellenico: la Laminetta aurea, il più antico testo Orfico rinvenuto in Italia.

Scendendo verso la costa, si arriva a Pizzo Calabro, una piccola cittadina d'origine medievale posizionata a strapiombo sul mare. Il centro storico è un dedalo di stradine che si intersecano convergendo nella grande piazza, molto animata nelle notti estive. Qui troviamo anche la leggendaria chiesetta di Piedigrotta, scavata interamente nel tufo. Pizzo è una delle località balneari più note della Provincia e si contende con Tropea e Capo Vaticano il primato turistico di tutto il territorio.  

Proseguendo verso Sud si incontra Briatico, antico insediamento che secondo la tradizione fu fondato dai greci di Locri. È costellato di ruderi di epoca medievale ed è tra i siti archeologici più interessanti della provincia. Lungo la costa si incontrano poi Zambrone, Parghelia, Ioppolo e Nicotera. 

Tropea è una delle località più rappresentative del territorio. Secondo la tradizione fu fondata da Ercole, approdato su questi lidi di ritorno dalla Spagna ma un altro mito attribuisce la sua nascita a Scipione l'Africano, diretto a Roma dopo la vittoria su Cartagine. In realtà la città raccoglie significative testimonianze dei Romani, dei Bizantini, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi. 

Nell'entroterra la località di Filadelfia annovera, fra le sue attrattive, il Lago dell'Angitola, a due passi dall'abitato. Importante e rinomata è la Certosa di Serra San Bruno, monumentale insediamento monastico fondato da Bruno di Colonia alla fine del 1100. Una vera oasi di pace, natura e arte uniti alla quiete religiosa la rendono uno delle mete preferite del turismo locale. Un altro luogo legato alla devozione popolare è, infine, Mileto, con la sua Abbazia benedettina della Trinità e la Cattedrale. 

Autore: Luca

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