Vaticano, festini gay e droga: ma la Chiesa CREDE ANCORA IN DIO?

(Roma)ore 11:28:00 del 04/07/2017 - Categoria: , Cronaca, Denunce

Vaticano, festini gay e droga: ma la Chiesa CREDE ANCORA IN DIO?

Dai Papa Francisco non pretendere di essere sorpreso, e' una cosa endemica della chiesa che si fa da sempre e sopratutto viene coperta dalla chiesa, fino a che la pentola non si scoperchia per il troppo vapore.

Dai Papa Francisco non pretendere di essere sorpreso, e' una cosa endemica della chiesa che si fa da sempre e sopratutto viene coperta dalla chiesa, fino a che la pentola non si scoperchia per il troppo vapore.

Pensate a cosa sarebbe successo se lo avessero nominato vescovo! Come minimo lo avrebbero portato in gran segreto a disintossicarsi e poi nottetempo, vestiti di nero per non farsi riconoscere, lo avrebbero portato in qualche convento a fare gli esercizi spirituali. Meno male che l'hanno scoperto in tempo. Di lui non si saprà mai nulla, neanche il nome, in modo che non circolino sospetti antipatici e che qualche ragazzino si metta in allerta e decida di non frequentarlo. Non sapendo chi è, siamo autorizzati a guardarci in giro circospetti e a sospettarli tutti di ogni possibile e immaginabile nefandezza?

Un festino gay a base di droga. È quello che hanno scoperto gli uomini della Gendarmeria vaticana in un blitz all’interno di un appartamento nel Palazzo dell’ex Sant’Uffizio.

Proprio lì dove per un quarto di secolo l’allora cardinale Joseph Ratzinger ha svolto il suo incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede prima di essere eletto Papa. L’inquilino dell’appartamento, stando a quanto raccontano in Vaticano, è un monsignore che svolge le mansioni di segretario di un importante porporato a capo di un dicastero della Curia romana. L’uomo, subito fermato dalla Gendarmeria, è stato prima ricoverato per un breve periodo nella clinica romana Pio XI per disintossicarsi dalle sostanze stupefacenti, e attualmente si trova in ritiro spirituale in un convento in Italia.

In Vaticano bocche cucite o quasi sull’operazione delicatissima svolta dagli uomini comandati da Domenico Giani. Qualcuno si lascia scappare di essersi lamentato più volte per un continuo via vai dal portone di ingresso, la sera, di persone che erano abituali frequentatori del monsignore fermato. All’interno dei sacri palazzi spiegano che l’appartamento dove si consumavano i festini a luci rosse a base di droga non doveva essere assegnato al segretario di un capo dicastero. Si tratta, infatti, di un’abitazione riservata ai superiori: prefetti, presidenti o segretari della Curia romana e non semplici monsignori. Così come aveva destato diversi malumori che il presule in questione avesse una macchina lussuosa con la targa della Santa Sede. Anche questo è un privilegio riservato ad alti prelati. Evidentemente, come emerso anche da alcune ricostruzioni fatte in Vaticano, era proprio questo veicolo che consentiva al suo proprietario di trasportare la droga senza essere mai fermato dalla polizia italiana.

Autore: Carmine

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