Uber taxi, lavoratori sottopagati

(Milano)ore 22:48:00 del 25/10/2019 - Categoria: , Denunce, Lavoro

Uber taxi, lavoratori sottopagati

La società attualmente negozia a 31,26 dollari per azione, che è ben al di sotto del suo prezzo IPO di 45 dollari.

UBER LAVORATORI SOTTOPAGATI - Nel secondo trimestre del 2019, Uber ha perso oltre 5 miliardi di dollari – la più grande perdita trimestrale finora – pure se parte delle perdite derivava dalle spese di compensazione basate su azioni per i dipendenti successivamente all’IPO nel mese di maggio. In altre parti dell’attività, continuano gli investimenti per garantire che rimangano 1099 conducenti indipendenti. Uber, insieme a Lyft e DoorDash, ha già stanziato 30 milioni di dollari per un’iniziativa di votazione del 2020 che avrebbe permesso di mantenere gli autisti.

Alla luce della proposta di legge sulla protezione dei lavoratori AB-5 approvata dal Senato e dall’Assemblea dello Stato della California, Tony West, Chief Legal Officer, ha chiarito che la società era disposta a investire più denaro in quell’iniziativa per la campagna. Da allora il governatore della California Gavin Newsom ha firmato la legge, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2020.

UBER LAVORATORI SOTTOPAGATI - Mentre West ha dichiarato di ritenere che Uber supererà il test e dimostrerà che i suoi piloti sono adeguatamente classificati, ci sarebbe sicuramente un impatto finanziario qualora fallisse il test. West non ha commentato quale potrebbe essere tale impatto, ma gli analisti del settore hanno stimato che un cambiamento nella classificazione per i conducenti comporterebbe un incremento dei costi fino al 30%. Uber riferirà i guadagni del terzo trimestre il 4 novembre. La società attualmente negozia a 31,26 dollari per azione, che è ben al di sotto del suo prezzo IPO di 45 dollari.

UBER LAVORATORI SOTTOPAGATI - La deregulation del mondo del lavoro magicamente si sposa con questo nuovo sviluppo tech e sta facendo la parte del leone. Il caso più eclatante (e pericoloso) viene dalla multinazionale Uber, ma non per il settore del trasporto urbano in stile taxi, come A Roma il bike sharing elettrico di Uberci è stato fatto credere finora. L’azienda californiana fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione mobile che consente di mettere in collegamento diretto passeggeri ed autisti. Ciò, come è noto, ha scatenato una ridda interminabile di cause legali e scioperi paralizzanti nelle maggiori città del mondo. Chi appoggia Uber in questa battaglia sostiene che i taxi operano in regime di monopolio e che, dunque, bloccarne lo sviluppo significa fermare il libero mercato. Si, insomma, trattandosi di lavoro non dipendente, la questione sollevate da Uber non consente di schierarsi in modo cristallino da una parte o dall’altra. Da un lato, i taxisti rispettano più regole, hanno pagato delle licenze ed hanno investito; dall’altra però operano in condizioni di monopolio con licenze garantite in modo pre-ordinato, fisso e limitato nel numero.

Niente di diverso dai notai, dunque. In America, dove Uber esiste da anni, si sono registrati centinaia di suicidi di taxisti. A quanto pare non pare esserci soluzione win-win, e non resta che sperare che nel resto del mondo il passaggio alla nuova app avvenga attraverso una normativa lungimirante, in grado di consentire pensionamenti e riconversioni nel settore del trasporto urbano privato. Ma da qualche tempo c’è una novità che riguarda tutti, e non solo chi gode di un qualche piccolo monopolio, come i taxisti. Sto parlando di una consistente modifica dell’applicazione Uber che consentirà di incrociare direttamente l’offerta di servizi con la domanda degli stessi in tutti i settori del lavoro. In altri termini, a brevissimo sarà possibile chiedere Uberun Uber anche per idraulico, caldaista, elettricista, posatore, traslocatori e, persino, operai generici. Lentamente scompariranno tutti gli intermediari, ma con ciò si intende anche i sindacalisti che fanno il contratto collettivo nazionale per le categorie dei lavoratori, le confederazioni dei datori di lavoro ed i legislatori pubblici.

A qualcuno questa cosa piacerà molto perché (forse) si abbasseranno i prezzi di alcuni servizi, ma gli intermediari non esistevano nemmeno durante la prima rivoluzione industriale, quando i lavoratori di qualsivoglia categoria lavoravano 14 ore al giorno senza alcuna garanzia in termini di ferie, malattia, previdenza sociale e aumenti salariali. Più che un progresso, questa nuova veste di Uber mi ricorda l’età del vapore che quella dell’high tech e se non dovrà esserci più, in futuro, la tutela giuridica del lavoro, non vedo proprio perchè dovrà esserci quella delle proprietà privata.

Autore: Luca

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