Trattativa Stato Mafia: cosa ci nascondono?

(Firenze)ore 07:35:00 del 16/11/2016 - Categoria: Cronaca, Denunce, Editoria, Politica, Sociale

Trattativa Stato Mafia: cosa ci nascondono?

La politica e i suoi rappresentanti non hanno mai voluto prendere le distanze dalla mafia in tutte le sue salse.

 

Il processo sulla trattativa, che già di per sé è limitato, perché dovrebbe essere allargato a molti più fatti e soprattutto all'insieme della storia fra criminalità e stato, a nostro parere rientrerà, purtroppo per l'Italia, in quella categoria di processi e inchieste di cui fanno parte Ustica, piazza Fontana, Bologna eccetera.

In questo processo, che tutti cercano di far dimenticare, c'è tutta la melma, il marcio e il tradimento dello stato da parte della politica. La politica e i suoi rappresentanti non hanno mai voluto prendere le distanze dalla mafia in tutte le sue salse. Molti di essi si servono volentieri dei malavitosi rimanendo, a volte, nell'ombra per meglio poter operare le brutture che poi si scoprono. Purtroppo l'Italia tutta è un porto delle nebbie. Quando un processo dura decenni che speranza di giustizia e verità si può avere?

L’ex ministro ha scelto di farsi processare con il rito abbreviato, mentre davanti alla corte d’Assise di Palermo continua ad andare avanti il processo ordinario che vede alla sbarra boss mafiosi come Totò Riina e Leoluca Bagarella, alti ufficiali dei carabinieri come Mario Mori e Antonio Subranni, politici come Marcello Dell’Utri e Nicola Mancino. Ed è proprio dall’aula bunker del carcere Ucciardone che arriva la deposizione dei periti della scientifica, di segno assolutamente opposto rispetto a quanto messo nero su bianco dal gup Petruzzella.

 

“Sulla fotocopia consegnata da Massimo Ciancimino non sono state rilevate tracce i manomissioni, né sul piano grafico che in quello merceologico”, hanno detto i quattro investigatori davanti alla corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto. “La carta del documento denominato papello – hanno aggiunto – risale a un periodo databile fra il 1986 e il 1990, il processo di fotocopiatura è risultato uniforme al microscopio e la tecnica è quella della fusione a caldo, che riporta al periodo fine anni Ottanta-metà anni Novanta”.

Nessuna traccia di manomissione è stata riscontrata nella fotocopia del cosiddetto papello, e cioè la lista delle richieste che sarebbe stata avanzata da Cosa nostra allo Stato per far cessare le stragi nell’estate del 1992. A dirlo in un’aula di tribunale sono Annamaria Caputo, Sara Falconi, Maria Vincenza Caria e Marco Pagano, i periti del servizio centrale della polizia scientifica di Roma. I quattro esperti sono stati citati come testimoni nel processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra, in corso all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. A chiederne la deposizione i pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, che rappresentato l’accusa nel processo sul Patto segreto che portò pezzi delle Istituzioni a sedersi allo stesso tavolo dei boss mafiosi.

“Il papello – hanno spiegato – è stato scritto da un solo autore, non identificato”. Fino ad oggi infatti, la grafia della lista di richieste di Cosa nostra è stata comparata con quella di altre 32 persone, tra cui gli stessi Massimo e Vito Ciancimino, più soggetti vicini a Riina, Bagarella e Bernardo Provenzano.“Nessuna di quelle comparazioni è risultata compatibile”, hanno spiegato i periti che però non sono riusciti a paragonare la grafia del papello con quella di Riina. Il motivo? “Avevamo a disposizione solo una calligrafia in corsivo”, hanno spiegato i tecnici della scientifica, mentre il papello è tutto scritto in maiuscolo. La fotocopia fornita da Massimo Ciancimino è quella di un foglio bianco con dodici punti tutti scritti con una calligrafia abbastanza chiara: dalla revisione della sentenza del Maxi processo alla riforma della legge dei pentiti fino all’abolizione delle tasse sui carburanti “come Aosta”. Sul papello c’è poi attaccato un post – it, in cui Vito Ciancimino avrebbe scritto a matita: “Consegnato spontaneamente al colonnello dei carabinieri Mario Mori dei Ros”. In totale Ciancimino Junior ha consegnato alla procura di Palermo 48 documenti: 32 fotocopie e 16 originali. Uno di quei fogli era risultato contraffatto: si tratta del documento in cui si faceva il nome di Gianni De Gennaro. Per questo motivo il figlio di don Vito era stato arrestato nell’aprile del 2011 ed è attualmente sotto processo per calunnia ai danni dell’ex capo della polizia

Una ricostruzione compatibile con la versione fornita ai pm della procura di Palermo da Massimo Ciancimino: il figlio di don Vito, consegnando la fotocopia del papello, aveva sostenuto che quest’ultimo fosse arrivato nelle mani di suo padre nell’estate del 1992. Eppure secondo il gup Marina Petruzzella quel foglio di carta sarebbe soltanto un falso. “Una fitta serie di circostanze si aggiungono a quelle fin qui rilevate, per ritenere che anche il papello consegnato ai pm da Massimo Ciancimino sia frutto di una sua grossolana manipolazione”, aveva scritto il giudice nelle motivazioni della sentenza con la quale ha assolto Calogero Mannino dall’accusa di violenza o minaccia ad un corpo politico dello Stato.

Autore: Gregorio

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