Togliete CLASH ROYALE ai vostri figli: ECCO IL LATO OSCURO CHE NON CONOSCI

(Palermo)ore 17:08:00 del 30/03/2017 - Categoria: , Denunce, Salute, Videogames

Togliete CLASH ROYALE ai vostri figli: ECCO IL LATO OSCURO CHE NON CONOSCI

L’APP DA OLTRE 100 MILIONI DI DOWNLOAD IN TUTTO IL MONDO NASCONDE UN LATO OSCURO E IN ALCUNI CASI CRIMINALE CHE È STATO DENUNCIATO PUBBLICAMENTE DA UN DOCUMENTO DEL TELEFONO AZZURRO. I PIÙ GIOVANI, I FIGLI, SONO A RISCHIO. ECCO QUELLO CHE OGNI GENITORE DO

L’APP DA OLTRE 100 MILIONI DI DOWNLOAD IN TUTTO IL MONDO NASCONDE UN LATO OSCURO E IN ALCUNI CASI CRIMINALE CHE È STATO DENUNCIATO PUBBLICAMENTE DA UN DOCUMENTO DEL TELEFONO AZZURRO. I PIÙ GIOVANI, I FIGLI, SONO A RISCHIO. ECCO QUELLO CHE OGNI GENITORE DOVREBBE SAPERE. In occasione del Safer Internet Day, la giornata mondiale per la sicurezza sul web, Telefono Azzurro ha prodotto un allarmante eBook dal titolo “Il Nostro Post(o) nella Rete”.

L’indagine verte sul delicato rapporto tra i più giovani e la tecnologia e si rivolge a tutti gli adulti – dai genitori agli insegnanti fino ai parenti – che interagiscono con il mondo giovanile.

C’è un problema di fondo.

Il web è un posto pieno di pericoli ma questo in pochi lo hanno capito. Meno che mai quei genitori che a 7 anni regalano gli smartphone ai propri pargoletti, perché fa figo. E su quegli smartphone installano anche una connessione, così i pargoletti – e chi se no – possono fare video da mettere su Youtube, muovere i primi passi su Facebook e scaricare app. Il tutto, ovviamente, con il consenso esplicito del genitore. Un amico, quasi, che per guadagnare un consenso semplice e immediato verso il pargoletto è pronto a concedere qualsiasi apertura.

E se c’è un problema con il pargoletto è, ovviamente colpa della scuola, degli insegnanti, della preside, cui viene demandata l’educazione. Perché i pargoletti passano la maggior parte del tempo tra le mura scolastiche e quando tornano a casa, quelle poche ore che si sta insieme, non possono certo ricevere dei no. O delle urla. Figuriamoci sberle ma neanche scappellotti. Insomma, tutto è concesso. Già lo vedi poco, se quel poco che lo vedi devi anche sgridarlo…

Bisogna capire, al più presto, che lasciare i più giovani in balia del web è come abbandonarli da soli di notte a Times Square. Piazza luccicante, bellissima, piena di attrazioni. Ma il pericolo è dietro l’angolo.

E l’atteggiamento morbido dei genitori nei confronti dei più giovani non aiuta a fronteggiare il problema.

A mettere il dito nella piaga ci ha pensato Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione:

“Occorre capire che il problema c’è – quindi va affrontato – e comprendere anche che questo non può essere risolto solo con l’impegno della scuola. La scuola deve fare la propria parte e la sta facendo, ma non da sola. L’educazione dei figli non è una semplice nozione da imparare a memoria. Quindi occorre tornare ad avere quell’alleanza educativa tra scuola e famiglia, tra insegnanti e genitori.”

Parliamoci chiaro: quanti adulti sanno esattamente cosa fanno i loro figli su internet? Certo, spiare il telefono non è sano ma almeno guardate le statistiche messe a disposizione dall’Istruzione.

Sempre nell’ambito del Safer Internet Day 2017, il Ministero ha promosso la 1ª Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola.

In occasione dell’evento, il Miur ha presentato un’indagine sulla vita social dei ragazzicompresi tra i 14 e i 18 anni.

L’80% usa WhatsApp, il 76,8% Facebook e il 62% Instagram.

4 su 10 navigano almeno cinque ore al giorno. Un utilizzo quasi patologico.

Io che ho quasi 40 anni stavo a scuola 5 ore al giorno, loro in rete.

Io giocavo a pallone e rischiavo di tornare a casa con un ginocchio rotto, loro si trovano ad affrontare avversari ben peggiori su campi ostici e caldissimi: cyber bullismo, hate speech, sextortion, revenge porn, adescamento online, gestione del denaro e tutela dei dati.

A seconda della fascia d’età il più giovane si trova a giocare su uno di questi campi. Per fare un esempio macabro ma chiaro a tutti, Tiziana Cantone si è suicidata per un caso di revenge porn: vendetta, video, sito porno, sputtanamento, crollo.

In una cosa sola il genitore è giustificato per il suo atteggiamento morbido: la scuola è indietro anni luce.

Siamo ancora alla pappardella della storia, la matematica, l’italiano, le geometria enessuno pensa di inserire la materia più importante: internet.

In ogni scuola dovrebbe esistere l’insegnante di internet. È la materia più importante, del presente e del futuro, può decidere le sorti di tuo figlio in un senso o nell’altro. Dovresti pretendere dalla scuola un insegnante di internet.

E invece siamo – quando va bene e salvo rare eccezioni – alla lavagna elettronica, al tablet (forse) in classe e al cablaggio dell’istituto. Questa è una cosa che mi fa impazzire: il cablaggio dell’istituto. Ma se hai un parco insegnanti con un’età media di 51 anni, la più alta in Europa, cosa vuoi cablare che questi non conoscono nemmeno la differenza tra Google e Bing, tra Facebook e Twitter, tra WhatsApp e Snapchat.

Non solo il cablaggio diventa inutile ma è anche pericoloso. Come mettere in mano un’arma a chi non sa tenerla in mano. Rischia di spararsi sui piedi.

Genitori e insegnati, spesso, non sanno maneggiare l’arma del web e chi rischia di pagarne le conseguenze sono i più giovani.

Il caso di Clash Royale è paradigmatico.

L’app sviluppata da Supercell è un gioco di strategia in modalità player-to-player in tempo reale. Il gioco è gratuito, tuttavia è anche possibile acquistare alcuni oggetti di gioco con denaro reale.

Tralasciando i rischi economici che si corrono affidando un cellulare con il credito a ragazzi che possono comprare Valchirie e Giganti col credito telefonico, soffermiamoci su altri aspetti.

L’informativa sulla privacy, che viene accettata prima di installare l’app specifica che:

“È necessario avere almeno 13 anni per poter scaricare o giocare a Clash Royale.”

Ma quanti la leggono?

Puoi sfidare giocatori da tutto il mondo, entrare a far parte di clan e partecipare alla community. Con annessa chat.

E qui veniamo alle note dolenti.

Riportiamo integralmente la vicenda di Carlo15 anni, pubblicata nell’eBook del Telefono Azzurro “Il Nostro Post(o) nella Rete”:

“Carlo, 15 anni contatta il numero 1.96.96 di Telefono Azzurro per parlare di quella che lui definisce «una droga», ovvero il rapporto con lo smartphone. Dice: «devo essere sempre online, sempre rispondere, sempre visualizzare… la vivo come una dannazione». Racconta di essere omosessuale e di aver iniziato in seconda media a esprimere la sua sessualità sul web, cercando partner tramite i siti di incontri. Quella che descrive è un’escalation di comportamenti, sempre più pericolosi, dei quali non può più fare a meno: i contatti con gli altri consistono in scambi compulsivi di materiale pornografico autoprodotto. A tal proposito, dice «ero accecato dall’eccitamento nel produrre questo materiale; la situazione è poi degenerata e dai siti di incontri sono passato, alle chat interne dei giochi Clash Royale e Clash of Clans, per creare gruppi di Whatsapp o Telegram. C’erano anche tante persone maggiorenni». Il ragazzo racconta anche di aver iniziato una vera e propria relazione sentimentale su Internet, vissuta come estremamente reale, anche se unicamente virtuale. Carlo si confida con l’operatrice, esprimendo un forte malessere e la volontà di uscire da queste dinamiche di segreto e di dipendenza dal ciclo delle relazioni virtuali e sessualizzate. I suoi genitori, una volta scoperta la situazione, gli hanno proibito l’utilizzo dello smartphone e del tablet: «Non capiscono che così è pesantissimo e che mi tagliano fuori dal mondo». Durante la chiamata, si riflette sulla possibilità di provare a discutere con i genitori del problema e di cercare in modo congiunto un aiuto esterno.”

La storia di Giuseppe (nome di fantasia), 13 anni, è ancora più terribile.

La racconta Simona Maurino, psicologa e consulente della Onlus, a Business Insider:

“Solo negli ultimi tre mesi, Telefono Azzurro ha gestito molti nuovi casi di preadolescenti e adolescenti che hanno incontrato situazioni di grande rischio nella chat interna di “Clash Royale” e “Clash of Clans”. La piattaforma del gioco è divenuta un luogo dove gli adescatori insidiano i minori. Un fenomeno non solo italiano: confrontandoci con i colleghi stranieri, abbiamo scoperto che ciò sta accadendo in molti Paesi europei. Il caso che ci ha aperto gli occhi è stato quello di Giuseppe (nome di fantasia, ndr), un 13enne alle prese con l’esplorazione della propria sessualità online: dopo anni di gioco a Clash, è finito tra le braccia di adulti che lo hanno adescato partendo proprio dalla chat dell’applicazione e con i quali nei mesi seguenti ha scambiato moltissimi video e foto sessualmente espliciti.”

In attesa che la politica trovi il modo di regolamentare la jungla del mercato tecnologicodevono essere i genitori, ancor prima della scuola, a prendere per mano i propri figli nell’approccio alla Rete.

E di solito la soluzione non è mai la censura, piuttosto la prevenzione e il controllo.

Vostro figlio vuole giocare a Clash Royale? Ok, ma fatelo insieme a lui. Tenetelo d’occhio. Limitate il numero di partite a pochi minuti. Capite insieme a lui il meccanismo. Ascoltatelo, fatelo parlare.

Accompagnatelo per mano nella stanza buia della Rete e cercate insieme l’interruttore della luce.

P.S. Anche un buon libro, al posto del giochino, non sarebbe male…

Da: QUI

Autore: Luca

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