Terapia del dolore, la verità

(Torino)ore 14:02:00 del 25/03/2017 - Categoria: , Denunce, Salute

Terapia del dolore, la verità

Esiste, quindi, un ramo della medicina capace di alleviare le sofferenze dei malati ancora poco sfruttato in Italia, perché si scontra con diversi aspetti tipici di una cultura radicata.

È una legge dello Stato che garantisce l’accesso alla terapia del dolore e il diritto a non soffrire, ma pochi la conoscono. Lo ha certificato un’indagine dell’associazione “vivere senza dolore”: neanche il 20 percento degli italiani è al corrente della normativa che regola le cure palliative.

Esiste, quindi, un ramo della medicina capace di alleviare le sofferenze dei malati ancora poco sfruttato in Italia, perché si scontra con diversi aspetti tipici di una cultura radicata. A cominciare dalla forte diffidenza nell’impiego di oppiacei, tanto che da noi la spesa pro capite in quest’ambito è pari a 1,6 euro, contro i 5 della media europea e i ben 10 della Germania. Anche rispetto ai farmaci anti-infiammatori non steroidei (Fans) il denaro investito è quattro volte inferiore.

Altro problema da sconfiggere è la resistenza all’idea di combattere il dolore, considerato con rassegnazione come un’inevitabile conseguenza delle patologie. Inoltre, la mancata diffusione in tutto il territorio nazionale deriva da una sanità che genera confusione, a causa di prestazioni molto diverse offerte nelle varie regioni della nostra penisola.

Come ricorda l’ultimo rapporto trasmesso dal Ministero della Salute al Parlamento, gli hospice, le strutture che accolgono i malati destinati alle cure palliative, sono 231 per un totale di 2.551 posti letto, ma con palesi squilibri: per esempio, in Lombardia se ne contano ben 60, mentre in Calabria solo 2.

Eppure in Italia una completa applicazione della legge in questione, la 38/2010, sarebbe di grande aiuto, perché la platea di persone che potrebbero ottenere un miglioramento della qualità della vita, lo scopo della terapia del dolore, è decisamente vasta; infatti, le cure palliative intervengono in tutti quei casi in cui non esistono metodi efficaci per curare determinate patologie o, peggio ancora, se ne ignorano i fattori scatenanti.
Circostanze che trasformano il dolore prolungato in una vera e propria malattia che condiziona la vita di chi ne è vittima. Per tutti questi motivi potrebbero beneficiarne non solo i malati di cancro, ma anche coloro che soffrono semplicemente di mal di schiena, o delle diffusissime cefalee, o delle patologie più varie. Persino l’intesa del 25 luglio 2012 tra Stato e Regioni ha sottolineato l’importanza di rivolgersi anche ad altri pazienti oltre a quelli oncologici.
Insomma, la terapia del dolore si muove all’interno di un perimetro decisamente vasto con cui è inevitabile misurarsi. Interessa, infatti, più di una fascia della popolazione, tra cui quella ancora produttiva, che risente in maniera significativa di un dolore limitante. Intervenire significa aiutare chi è nel pieno dell’attività lavorativa e ridurre i costi sociali legati a queste difficoltà. Inoltre, com’è noto, la nostra società è caratterizzata da un progressivo invecchiamento demografico (secondo alcune stime, gli over 65 in Europa erano 87 milioni nel 2010 e saranno 148 milioni nel 2060), che aumenterà il numero di anziani, gli individui più colpiti da patologie degenerative e bisognosi di cure palliative. Infine, parallelamente, in tempi recenti è nata una categoria ancora più delicata, formata da minori affetti da malattie inguaribili; infatti, grazie ai progressi medici degli ultimi anni, si è ridotta la mortalità dei bambini con patologie gravi e sono sempre di più quelli che necessitano di assistenza speciale nelle varie fasi della vita. Sempre dall’ultimo rapporto trasmesso dal Ministero della Salute al Parlamento risulta proprio che i minori affetti da malattie bisognose della terapia del dolore sono raddoppiati negli ultimi dieci anni.

Da: QUI

Autore: Luca

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