Stipendio Bignardi nella Rai: cosa sapere

TRENTO ore 22:47:00 del 03/03/2016 - Categoria: Cronaca, Denunce, Economia, Politica - Bignardi

Stipendio Bignardi nella Rai: cosa sapere

Mettere nella stessa frase le parole “stipendi”, “dirigenti” e “viale Mazzini” provoca riflessi condizionati. L’indignazione è un moto che sale spontaneo. La gente sacramenta.

La qualità si paga, belli. E per accaparrarsi i migliori professionisti a disposizione sul mercato, la Rai ha pagato. Con l’ultimo giro di nomine, Antonio Campo Dall’Orto ha rinnovato la squadra di dirigenti. Alla guida dei canali della tv pubblica sono state chiamate le migliori risorse interne. Ma anche un tot di professionisti provenienti da altre esperienze. Logicamente i nuovi contratti hanno appesantito il bilancio, già in rosso, di viale Mazzini. Ed ecco la polemica.

Mettere nella stessa frase le parole “stipendi”, “dirigenti” e “viale Mazzini” provoca riflessi condizionati. L’indignazione è un moto che sale spontaneo. La gente sacramenta. È per via del canone. Pagarlo dà al contribuente il diritto di incazzarsi se ritiene che i “suoi” soldi vengano mal finalizzati.

TRE LUSSI 
La Rai, ultimamente, con i soldi di Pantalone, si è permessa tre lussi: affidare la direzione di RaiTre a Daria Bignardi; mettere il coordinamento dell’informazione nelle Mani di Carlo Verdelli; incaricare Giovanni Parapini di curare la comunicazione dell’azienda. Senza dimenticarsi di Ilaria Dallatana, manager con un passato in Mediaset, fondatrice della casa di produzione Magnolia insieme a Giorgio Gori, oggi alla guida di Rai Due. Ebbene, la domanda non è se Campo Dall’Orto abbia fatto bene come cacciatore di teste, ma se la Rai poteva permettersele. Secondo il quotidiano on line Lettera43, Bignardi, Verdelli e Parapini superano il tetto dei 240mila euro di stipendio lordo annuo fissato per la Pubblica Amministrazione. Possibile? Teoricamente sì. Perché la Rai, avendo emesso bond, fa eccezione rispetto alla regola all’epoca imposta dal governo Monti, che ridimensionò il conto in banca dei superburocrati. All’inizio anche la Rai sembrava dover essere assoggettata alla norma valevole per la Pubblica Amministrazione. Ma poi successe qualcosa. Maggio 2015: l’ex dg Gubitosi annunciò il taglio agli stipendi Rai, salvo poi scoprire, qualche giorno dopo, che viale Mazzini aveva emesso delle obbligazioni. «Dovevamo ristrutturare il debito», spiegò il management. Guarda caso, però, quella circostanza mise tutti i dirigenti della tv pubblica al riparo dal salary cap.

L’ERA Renzi
Oggi, con il consolidarsi della stagione renziana, cambiano gli equilibri dell’azienda. Il premier si toglie uno sfizio che aveva in canna da tempo. Mettere Campo Dall’Orto, l’uomo che lanciò Mtv in Italia, alla guida di un network giurassico come la Rai. Caro, questo sfizio: il nuovo direttore ha contrattato uno stipendio di circa 650mila euro. Ma non è solo questo. Tanti della vecchia governance fanno (malvolentieri) spazio alla new wave renziana, continuando tuttavia a rimanere parcheggiati in azienda. Con stipendi da nababbi.

Allora rivoluzione sì, ma a che prezzo? Sempre secondo il quotidiano on line diretto da Paolo Madron, il turn over costerebbe alla Rai (e dunque al cittadino teledipendente) circa 2,5 milioni di euro all’anno. Ma sono numeri che non tornano, giurano fonti di viale Mazzini. Dall’azienda si tiene anzi a precisare che i nuovi dirigenti nominati nelle scorse settimane hanno tutti stipendi inferiori al tetto dei 240mila euro. Nessuno sfora il limite imposto alla Pubblica Amministrazione, anche se, in linea di principio, la Rai non è a esso assoggettata.

A breve - annunciano all’ombra del cavallo di Francesca Messina - tutti gli stipendi del management saranno resi pubblici sul sito internet della Rai. È questione di giorni e anche la tv di Stato si adeguerà alla normativa sulla trasparenza. Le stesse fonti fanno inoltre notare che, quanto alle assunzioni di esterni, si tratta di contratti triennali, non c'è nessun indeterminato. E questa, ricordano, è una chiara inversione di tendenza rispetto al passato. Una novità anche rispetto alla precedente gestione del direttore Gubitosi. Gli attuali vertici ricordano vari casi di dirigenti i quali avevano stipendi che superavano ampiamente il tetto dei 240 mila.

Autore: Samuele

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