Sesso e malattie: facciamo chiarezza

(Catanzaro)ore 14:32:00 del 15/02/2017 - Categoria: , Sesso

Sesso e malattie: facciamo chiarezza

Sono spigliati e curiosi, oppure timidi e riservati. E cominciano a esplorare la sessualità tra i banchi di scuola. Riconoscono l’importanza dell’uso di anticoncezionali, ma non conoscono appieno i rischi delle malattie trasmissibili con il sesso

Sono spigliati e curiosi, oppure timidi e riservati. E cominciano a esplorare la sessualità tra i banchi di scuola. Riconoscono l’importanza dell’uso di anticoncezionali, ma non conoscono appieno i rischi delle malattie trasmissibili con il sesso. È quanto emerge dai risultati di una ricerca condotta dal Censis e presentata oggi a Roma, che attesta per l’appunto come l’età in cui si hanno i primi rapporti sessuali completi si aggiri intorno ai 17 anni, ma anche che non tutti gli adolescenti si proteggano per evitare infezioni e malattie sessualmente trasmissibili. Sebbene, infatti, circa il 93% dei ragazzi sia attento a evitare gravidanze indesiderate, solo il 74,5% si protegge dalle infezioni sessualmente trasmesse e solo il 70,7% usa il profilattico, dimostrando così di avere le idee poco chiare sulla differenza tra contraccezione e prevenzione. Il 17,6% dei giovani, inoltre, sempre secondo il rapporto, è infatti convinto di proteggersi dalle malattie usando la pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzioneanziché tra i mezzi di contraccezione

“Gli adolescenti e i giovani millennial che abbiamo interpellato si muovono in un mondo inondato di immagini e contenuti sessuali sempre più facilmente accessibili. Iniziano ad avere rapporti sessuali in media a 17 anni, e le tradizionali differenze tra ragazzi e ragazze si sono ormai colmate. Eppure circa il 50% di essi dichiara di avere dubbi in materia di sessualità”, spiega Ketty Vaccaro, responsabile dell’area Welfare e Salute del Censis. “Se in larga misura i giovani dichiarano di proteggersi dalle infezioni sessualmente trasmesse, in realtà non sempre sono consapevoli dei rischi che corrono”.

Dall’indagine sul sesso, condotta su mille ragazzi dai 12 ai 24 anni, emerge che quasi la totalità di essi (il 93,8%) ha sentito parlare di infezioni e malattie sessualmente trasmesse. La più citata è l’Aids (89,6%), seguita dalla sifilide(23,1%), dalla candida (18,2%), dal papillomavirus (15,6%) e, ancora dopo, con percentuali tra il 15% e il 13%, da gonorrea, epatiti e herpes genitale. “Il nostro Telefono Verde Aids e Infezioni sessualmente trasmesse riceve oltre mille chiamate al mese delle quali solo il 10% proviene da parte di giovani (15-24 anni), che risultano avere poche informazioni corrette in materia di prevenzione, ritenendo che le malattie sessualmente trasmissibili riguardino solo determinate fasce di popolazione e non siano legate a comportamenti a rischio”, spiega Walter Ricciardi, presidente dell’Iss. “È quindi importante attivare canali di informazione pensati specificamente per i giovani, per proteggere la loro salute, la loro fertilità, il loro futuro”.

Secondo il rapporto, infatti, tra le fonti di informazione sulle infezioni sessualmente trasmesse il 62,3% dei ragazzi utilizza i media (tv, riviste, internet), mentre il 53,8% si informa attraverso la scuola, con differenze rilevanti tra le diverse aree geografiche del Paese: si passa da oltre il 60% del Nord al 46,1% del Centro e al 47,9% del Sud. Solo il 9,8% cita i professionisti della salute come i medici di famiglia, gli specialisti e i farmacisti. “L’insufficiente conoscenza di queste infezioni e di come prevenirle è tra i principali problemi”, ha detto Andrea Lenzi, professore ordinario di Endocrinologia della Sapienza Università di Roma. “Parlando di Papillomavirus, per esempio, spesso i ragazzi non sospettano minimamente di poter essere portatori di una infezione che può anche causare un tumore”.

Infatti, dall’indagine emerge che l’informazione sul Papillomavirus risulta ancora inadeguata: solo il 63,6% dei giovani dichiara di avernesentito parlare, con grandi differenze di genere (83,5% delle ragazze e 44,9% dei ragazzi) Rispetto alle modalità di trasmissione, inoltre, la gran parte (82%) pensa che si possa trasmettere con rapporti sessuali completi (il 58% sa che l’Hpv si può trasmettere anche attraverso rapporti sessuali non completi). Per il 64,6% il preservativo è uno strumento sufficiente a prevenire la trasmissione del virus, ma solo il 17,9% è consapevole del fatto che non è possibile eliminare i rischi di contagio se si è sessualmente attivi.

L’80,0% che sa dell’esistenza dell’Hpv si ritiene informato anche sul fatto che si tratta di un virus responsabile di diversi tumori, soprattutto di quello al collo dell’utero. Il 62,4%, inoltre, sa che si tratta di un virus che causa diverse patologie dell’apparato genitale, sia benigne che maligne ma che molto spesso rimane completamente asintomatico. Invece, il 37,1% sa che l’Hpv è responsabile di tumori che riguardano anche l’uomo, come quelli anogenitali. E ancora: il 70,8% dei giovani che hanno sentito parlare di Hpv sa che esiste un vaccino contro il Papillomavirus, in particolare le ragazze (il 79,8% a fronte del 55% dei maschi).“Le infezioni sessualmente trasmesse costituiscono un insieme di malattie molto diffuse che interessano milioni di individui, ogni anno, in tutto il mondo. Esse hanno un forte impatto sia a livello individuale che di sanità pubblica e, tra l’altro, favoriscono l’acquisizione e la trasmissione dell’Hiv”, spiega Ranieri Guerra, Direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute. “Il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 e il Decreto ministeriale sui nuovi Lea prevedono la vaccinazione Hpv nelle ragazze undicenni e l’introduzione della vaccinazione anti-Hpv nei maschi undicenni, segnando un notevole progresso rispetto allo scenario precedente”.

Da: QUI

Autore: Luca

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