Scuola, addio agli stage all'estero

(Cagliari)ore 07:33:00 del 27/10/2016 - Categoria: Denunce

Scuola, addio agli stage all'estero

Togliamo risorse allo studio mentre sprechiamo quei pochi soldi disponibili per dare da mangiare a degli sconosciuti a cui l'unico merito riconosciuto è quello di soggiogare un Europa in stato comatoso con inganni e furbizie.

Complici anche il perdurare della crisi economica e i tagli di budget che il sistema scolastico italiano è stato costretto a subire, come gli scambi di classe, anche le altre attività che prevedono periodi brevi di mobilità all’estero e che possono essere organizzate autonomamente dalla scuola appaiono in affanno: gli stage di studio all’estero sono in calo, dal 69% di due anni fa al 64% di oggi. In particolare si registra il minor coinvolgimento diretto delle scuole nell’organizzazione (49% vs 52%). A dare una mano alla scuola ad uscire dal proprio orto è il Clil: l’insegnamento in lingua straniera di discipline non linguistiche coinvolge due terzi delle scuole (66%), un raddoppio rispetto al 2014.

Di fronte a questi dati , tuttavia, il processo di internazionalizzazione dei nostri istituti è lento. Anzi gli istituti professionali e gli istituti tecnici non avanzano (addirittura arretrano) nel percorso che li apre verso l’Europa e gli altri continenti. Ad incidere sono soprattutto le scuole del Nord Est(che perdono sei punti rispetto allo scorso anno) e quelle del Sud che si attestano sul medesimo indice dello scorso anno. Anzi la situazione peggiora: nell’anno scolastico 2015-2016 meno di due terzi delle scuole secondarie di secondo grado (63%) ha aderito ad almeno una delle iniziative, 5 punti in meno rispetto al 2014. I liceirimangono le scuole più attive (70%), tuttavia il loro coinvolgimento è diminuito (nel 2014 era il 76%). La fondazione Intercultura nel 2016 ha assistito ad un cambio di direzione (in negativo) anche per i programmi di mobilità di classe: poco più di un quarto dichiara di averne organizzati mentre nel 2014 coinvolgevano oltre un terzo delle scuole.

Resta la delusione, infine, di sapere che il Bel Paese non piace più nemmeno ai giovani stranieri: la stima degli studenti stranieri che partecipano a programmi di mobilità individuale in Italia è in calo, da 3.200 studenti in ingresso due anni fa a 2.800 quest’anno.

Eppure trascorrere un periodo di studio all’estero serve alla vita. La conferma arriva dall’ottavo rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca presentato questa mattina a Milano dalla Fondazione Intercultura che, oltre ad analizzare i dati dell’adesione degli istituti ai progetti che guardano oltre i confini, ha deciso di affidare a Ipsos il compito di recuperare e interpellare un campione tra quelle migliaia di allora adolescenti che, tra il 1977 e il 2012, hanno trascorso all’estero un periodo compreso tra il trimestre e l’anno scolastico. L’84% di coloro che sono partiti per andare a studiare all’estero e oggi ha più di 22 anni ha almeno una laurea, privilegia le facoltà linguistiche e l’area economico giuridica e porta a termine un percorso accademico brillante.

Il 34% non si ferma in Italia ma sceglie di conseguire un titolo di studio terziario all’estero (soprattutto chi ha fatto esperienza di studio in Asia). Il periodo trascorso lontano da mamma e papà e dai propri compagni aiuta anche nella vita privata: la mobilità ha permesso al 41% degli ex-partecipanti di raggiungere una nuova, più maturapercezione e consapevolezza di sé; in particolare è aumentata la sicurezza e la coscienza dei propri punti di forza (27%). Chi è partito ha trovato anche lavoro più facilmente: il tasso di disoccupazione complessivo è inferiore al 9%; tra gli under 30 si attesta al 16% rispetto al 24% sulla corrispondente popolazione laureata in Italia. Felici e soddisfatti visto che tre quarti dei lavoratori ritengono la propria carriera coerente con i loro interessi e aspirazioni.

La scuola italiana è chiusa, poco internazionalizzata, per nulla attraente per gli stranieri e sempre più incapace di fare quel lavoro che più di sessant’anni fa metteva in atto don Lorenzo Milani a Barbiana: mandare i suoi ragazzi a fare esperienza all’estero. Complice la crisi economica, persino i viaggi d’istruzione hanno abbandonato le consuete capitali europee: solo il 57% delle scuole riesce oggi ad organizzare almeno una “gita” all’estero nel corso dei 5 anni per tutte o quasi tutte le classi. Si tratta di un calo di 9 punti rispetto al 2014; -14 rispetto al 2011.

 

Ormai solo gli spagnoli vengono a fare erasmus in Italia. E per la precisione vengono a Bologna perchè lì chi non fa un cacchio viene comunque promosso se è straniero (e in molti casi anche se sei italiano). Tutti gli altri sanno benissimo che la qualità è scaduta molto e vanno in Inghilterra, Francia o Germania.

Egregio sig. Renzi,
sintomi di una Nazione in decadenza con annessa storia e cultura.Togliamo risorse allo studio mentre sprechiamo quei pochi soldi disponibili per dare da mangiare a degli sconosciuti a cui l'unico merito riconosciuto è quello di soggiogare un Europa in stato comatoso con inganni e furbizie.Egregio, la maggioranza degli Italiani detesta queste persone platealmente nonostante la menzogna dell'accoglienza che di umanitario c'è solo il profitto per le cooperative.Egregio,il suo vivere virtuale le procurerà sofferenze unitamente a tutta quella pletora di ruffiani di cui si è circondato.Vorremmo che le nostre risorse siano impegnate anche all'istruzione anzichè per cibo a sconosciuti e nullafacenti e conseguente trasfomazione in merxa

 

Autore: Carmine

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