ROMA, LA STORIA DEL SUPER ASSESSORE

(Roma)ore 20:30:00 del 08/10/2016 - Categoria: Politica

ROMA, LA STORIA DEL SUPER ASSESSORE

Nel castello dove vive buona parte delle sue giornate, siede a uno scrittoio con un’ incavatura bruciacchiata dalla cera della candela che ci teneva sopra Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, capitano di ventura nominato dalla Serenissima comandante del

«Fabbro. Aiutavo mio padre dopo le lezioni scolastiche. Non bisogna dimenticare che durante la prima guerra mondiale qui in sinistra Piave, con gli austroungarici, su 100 cristiani 20 venivano uccisi dalle pallottole e 80 morivano di fame. Per cui papà aveva imparato a ingegnarsi fin da allora arrotondando con vari me stieri: agricoltore, falegname, norcino. Se chiudo gli occhi, sento ancora l’ odore del tabarro sotto cui mi riparava nelle giornate di pioggia, quando veniva a prendermi a scuola. Mi copriva tutto e io camminavo sicuro, lì sotto al buio, attaccato alle sue braghe. Era il mio salvatore. Una sola volta l’ ho visto arrabbiato: gli avevo mancato di parola. Mi disse: “Ricòrdati che tra le bestie e le persone c’ è un’ unica differenza: la parola”».

Come andavi alla scuola serale?

«Mi sono riservato un appartamento. Il sabato e la domenica trovo sempre qualcuno sulla porta che mi chiede di accompagnarlo a visitare il castello. Mi tocca fare la guida dalle 8 di mattina alle 8 di sera. Perciò con mia moglie abbiamo deciso di tenerci la casa di Conegliano. Anche perché alle nostre quattro figlie non è che importi molto di Castelbrando, purtroppo».

Le lingue straniere dove sei riuscito a impararle?

Prima di Colomban vi avevano dimorato o soggiornato Teodolinda, Carlo Magno, Ottone I, il doge Marin Faliero, e poi Dante, Petrarca, Boccaccio, forse Giotto, ma anche il Sansovino, al quale viene attribuita l’ ala cinquecentesca. E, ancora, Donatello e Canova, nonché Antonio Vivaldi e Giacomo Casanova, sacro e profano, per non parlare dei capitani di ventura, da Siccardo di Porcia e Guecellone da Montanara fino al Gattamelata.

Potevi vendere l’ azienda, come fanno tutti.

«Non parlarmi dei sindacati. Ho fatto in tempo a vedere torme scatenate ai loro comandi accanirsi contro i vetri delle fabbriche. Nel 1976 hanno cercato di seminare la discordia anche nella mia azienda. Allora ho riunito le maestranze e ho detto: il giorno che per parlare avremo bisogno voi dei rappresentanti sindacali e io del delegato della Confindustria, per questa impresa sarà la fine.

«Io la Coca-Cola mi stuferei a farla » .

«La scuola distava da casa mia 3 chilometri. D’ inverno affondavo fino alle ginocchia nella neve alta, o forse ero io troppo piccolo. Mia mamma scaldava una manciata di sassi nel focolare, poi li avvolgeva nella carta da zucchero e me li infilava in tasca, perché non mi si congelassero le mani. Però a metà strada erano già freddi».

Colomban ha dato corpo agli schizzi di maestri dell’ architettura come Frank Owen Gehry e Tadao Ando, che ancora adesso telefonano alla Permasteelisa, chiedendo: «Where is Massimo?», e si stupiscono di non trovarlo. Il suo castello ha un motto impegnativo: «Sconfiggeremo anche gli impavidi». I numeri sono da paura: 20.000 metri quadrati coperti; 50 ettari di bosco; 260 stanze; 400 finestre; 300 porte; una chiesa; un dedalo di scale, terrazze, poggioli, merli, torri di guardia. È la fortezza italiana più grande fra quelle che sono sempre state abitate.

«Vivere in equilibrio, onestamente, ripaga già su questa terra » .

Quanto?

Manager che guadagnavano più di te ne hai avuti?

 

«Nonostante mio padre sia campato fino a 89 anni e mia madre fino a 88, io ero già entrato nel terzo periodo della vita: quello in cui s’ insegna».

E dopo le elementari?

«Mi sono diplomato geometra da privatista con 48 su 60».

«Sicuramente. Anzi, direi che era la norma. Ho sempre cercato di dare il buon esempio mantenendo basso il mio stipendio»

«La passione per quello che fa. Il rispetto per i collaboratori. Il senso etico, imprescindibile negli affari, perché le aziende corrotte prima o poi finiscono gambe all’aria. La perfezione come obiettivo».

Il tuo primo mestiere qual è stato?

Colomban è un uomo che sa stupire, capace di decisioni sorprendenti. La più audace fu quella che prese a 53 anni, quando stabilì che era venuto il momento di smettere di fare e di cominciare a insegnare. Perciò regalò ai suoi manager la Permasteelisa, che allora fatturava 2.000 miliardi di vecchie lire, contava 4.500 dipendenti, era quotata alle Borse di Milano e Singapore, aveva sedi in una ventina di Paesi. E si ritirò a vivere a Castelbrando, dalle parti di Vittorio Veneto.

Non mi hai risposto. Ti manca o no la laurea?

«Sono andato via che guadagnavo 200 milioni netti l’anno. Di lire, non di euro, eh. Con la tredicesima, circa 15 milioni al mese».

 

«Mah!».

Perché Massimo Colomban, nuovo assessore alle Partecipate del Comune di Roma, da oggi alle prese con 1 miliardo di buco e con le grane più scottanti della capitale (dalla gestione delle discariche al trasporto pubblico), sa elargire perle di saggezza a chiunque, con una lungimiranza imprenditoriale che coniuga concretezza, efficienza e rigore.

Ma tu abiti qui?

 Per andare dove?

Una bella lezione.

«Ho frequentato per due anni architettura a Venezia e poi ho smesso. Sono stato cooptato nel board della Harvard University e nel consiglio d’amministrazione di Ca’ Foscari. Ho insegnato per un anno al Politecnico di Milano. Credo d’essere l’unico geometra invitato a tenere lezioni al Mit, il Massachusetts institute of technology di Boston. In quest’ultima città una volta m’è toccato parlare sul tema Si può essere multinazionali senza essere grandi e seduto in prima fila ad ascoltarmi c’era Bill Gates».

Con i sindacati come ti regolavi?

È così antico questo castello?

«Meccanico in un’ officina per auto. Studiavo di sera. A 15 anni e mezzo volevo già mettermi in proprio. Poi un’ azienda di infissi mi ha assunto come disegnatore tecnico. Nel 1974 sono partito con la Isa, Industria sistemi alluminio. Sei dipendenti.

La sua filosofia me la riassunse nel 2002, quando lo incontrai per la prima volta: «La vita si divide in tre periodi. Fino ai 25 anni s’ impara. Fino ai 50 si fa. Fino ai 75 s’ insegna, nel senso che bisogna passare a qualcun altro la propria esperienza».

Che cos’hai imparato girando il mondo?

«Non eccessivamente. Credo che a laureare gli uomini siano i fatti. Del resto vi sono università dove illustri docenti prendono lo stipendio senza tenere una lezione che sia una. Potrei farti nomi e cognomi. Per carità di patria, mi astengo » .

Lo conosco da anni. Lo considero un amico. Nel castello dove vive buona parte delle sue giornate, siede a uno scrittoio con un’ incavatura bruciacchiata dalla cera della candela che ci teneva sopra Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, capitano di ventura nominato dalla Serenissima comandante dell’ esercito veneto. È un innovatore di straordinaria intelligenza e di specchiata integrità. Infatti l’ avrei voluto arruolare fra i soci della Verità. Aveva già cominciato a darmi degli ottimi suggerimenti.

Nei primi anni il fatturato cresceva del 100 per cento. Nel 1984 i proprietari svizzeri della Permasteel, una società australiana del settore che navigava in cattive acque, mi hanno chiesto di risanarla. Alla fine l’ho acquistata e fusa con la Isa, dando vita alla Permasteelisa » .

Riguardo il fare la morale c'è da dire una cosa che forse sfugge. I grillini facevano appunto la morale, tutti gli attacchi sono contro gli sprechi e la disonestà. Ci pare che continuino ad essere coerenti, non trovare un assessore in 3 mesi non vuol dire essere disonesti, non vuol dire rubare e sicuramente non hanno mai scelto persone legate a situazioni mafiose. Quindi i grillini facevano la morale all'opposizione a ragion veduta e governano seguendo quella morale. Sono in grado di governare? Lo vedremo. Lo erano gli altri? Beh i fatti dimostrano di no. Saranno meglio i Grillini? Beh Roma aveva un problema che si chiama Mafia Capitale, i cittadini chiedono che si risolva quel problema prima di tutto, essere estranei ai palazzinari e alla corruzione, secondo me, porta il M5S già ad un livello superiore rispetto alle passate amministrazioni. Tutto il resto sono chiacchiere da cortile e pettegolezzi.

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Per restaurarlo ha sborsato 60 miliardi di lire.

« L’inglese alla Oxford school. Il francese e lo spagnolo con le audiocassette. Al tedesco ho rinunciato per pigrizia».

INTERVISTA AL NUOVO ASSESSORE ALLE PARTECIPATE DI ROMA. REGALÒ AI MANAGER LA SUA AZIENDA, CHE ALLORA FATTURAVA 2.000 MILIARDI DI VECCHIE LIRE E CONTAVA 4.500 DIPENDENTI. VIVE IN UN CASTELLO CHE HA 260 STANZE E 400 FINESTRE: “PER ME I SOLDI SONO SEMPRE STATI UN PROBLEMA: NON SO DOVE TENERLI”

«Una pazzia, lo so. Potevo comprarci un quadro di Gauguin, che poi magari rischiava di finire bruciato in un incendio. Ho preferito un investimento che rimanesse nel tempo. Per me i soldi sono sempre stati un problema: non so dove tenerli. Prima li mettevo tutti in azienda. Ma adesso? In banca no, in Borsa nemmeno. Perciò li ho spesi e mi sono tolto il pensiero. Non avendo ville in Costa Azzurra, e neppure maggiordomi, autisti, marinai o elicotteristi da mantenere, mi basta poco per vivere».

«Il primo nucleo risale all’ epoca tardoromana barbarica. Durante gli scavi abbiamo trovato le terme romane; tre passaggi segreti; spade, lance e armature di varie epoche; un forno per cuocere il pane e uno per affumicare le carni; una fonderia dove si forgiavano vetri e metalli; tre prigioni; una stanza dei supplizi con il caminetto per riscaldare i ferri di tortura e varie scritte lasciate sui muri dai prigionieri».

Che cosa rappresenta per te il lavoro?

«Uno strumento da usare con parsimonia per far vivere meglio se stessi e gli altri. Frequentando i Paesi anglosassoni, ho imparato dai calvinisti che chi ha avuto da Dio più qualità e più risorse ha il dovere di farle fruttare».

Perché hai regalato la Permasteelisa ai dipendenti?

«Ne ho fatto il castello e il museo dei veneti. Che, nonostante tutte le balle in circolazione sui loro furori separatisti, sono il popolo più pacifico che sia mai esistito: in 4.000 anni non hanno mai mosso guerra a nessuno».

Ma chi te l’ha fatto fare di prenderti questa rogna dell’assessorato a Roma?

«Quando ne vedevo uno sbadigliare, lo chiamavo da parte e gli dicevo: raccontami che cosa posso fare per te, e io lo farò subito. Perché se in azienda non ti diverti, presto o tardi sarà una tragedia sia per te che per noi. Però prima di mettere in produzione qualcosa che avevo progettato, scendevo in officina, m’infilavo il camice e ne controllavo personalmente la fattibilità » .

Da quel momento non ho più avuto noie con Cgil, Cisl e Uil. Sono talmente vecchi i modelli sindacali… Come destra e sinistra, comunismo e fascismo, proprietario e padrone. Gusci vuoti. La ricchezza va redistribuita, su questo non ci piove. Ma lo sfruttamento dell’inetto sul laborioso è terribile. Aprire l’ombrello del welfare sulla testa di fannulloni e incompetenti è un delitto» .

«Non ho mai fatto quello che fanno tutti. Per esempio non ho mai creduto che le aziende familiari si debbano tramandare di padre in figlio. Fra l’ altro è un metodo pericoloso, perché la terza generazione di solito le distrugge. Ho sempre pensato che su questa terra non siamo proprietari di niente. In Permasteelisa ho cercato di far crescere il cromosoma dell’ imprenditore che c’ era in ognuno dei miei manager. Pretendevo da loro l’ eccellenza e in cambio gli regalavo parte delle mie azioni, come premio oltre lo stipendio. Sono arciconvinto che sia meglio possedere l’ 1 per cento di una società che vale tantissimo piuttosto del 100 per cento di una che non vale niente».

Senti la mancanza di una laurea?

Lo chiamavano «il sarto dei grattacieli», perché la sua specialità era cucirgli addosso audaci vestiti di vetro e metallo. In gergo tecnico si chiamano facciate continue. Sono suoi il Taipei 101, detto Torre di Taiwan (508 metri), all’ epoca la più alta che fosse mai stata costruita dopo quella di Babele; le vele a conchiglia della Sydney opera house in Australia; il Guggenheim museum di Bilbao rivestito di titanio; i 400 metri del principale grattacielo di Hong Kong; i 270 metri delle due torri dell’ United overseas bank di Singapore; le facciate del Parlamento europeo di Bruxelles; l’ incredibile Rasin building di Praga, così flessuoso da assomigliare a una coppia di ballerini, e difatti l’ hanno soprannominato «Ginger e ” Fred»; la Disney concert hall di Los Angeles; gli aeroporti di Heatrow a Londra e di Fiumicino a Roma.

Che differenza c’è tra mettersi in proprio e lavorare «sotto padrone»?

Ma che c’è da creare in Coca- Cola? Basta farla come la si è sempre fatta dal 1886.

Che te ne fai di tutta questa roba?

Credo che Beppe Grillo gli abbia chiesto spesso consigli, soprattutto in materia economica. So per certo che Davide Casaleggio (e forse anche suo padre, il defunto Gianroberto) è salito fino a Cison di Valmarino per abbeverarsi alla sua sapienza. Idem Luigi Di Maio, premier in pectore del Movimento 5 stelle.

«La creatività. In proprio si crea. Se il datore di lavoro blocca la creatività del dipendente, nasce la disaffezione ».

«Che l’umiltà s’accompagna all’intelligenza e l’arroganza all’ignoranza. E che siamo di passaggio» .

Che fare allora con fannulloni e incompetenti?

 

È questo che il trevigiano Colomban, 67 anni, originario di Santa Lucia di Piave, farà con Virginia Raggi e con la giunta capitolina: regalerà la propria esperienza.

«La salute. Quando faccio un buon lavoro, mi sento bene. Sprigiono positività, creo armonia ».

Quali devono essere le doti di un capo?

Non hai speranze?

E il denaro?

«Mi sembra che sia stato don Lorenzo Milani a dire che è inutile avere le mani pulite se si tengono in tasca. In Virginia Raggi e in una parte dei suoi ho visto gente onesta e professionale. Perché non aiutarli? Raccogliere la sfida, risanare e ripulire la nostra capitale, potrebbe essere d’esempio al resto d’Italia. Non dovrei provarci?».

Autore: Luca

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