Responsabilita’ dei giudici: una nuova vergogna

LATINA ore 09:10:00 del 28/02/2015 - Categoria: Politica

Responsabilita’ dei giudici: una nuova vergogna

Responsabilita’ dei giudici: una nuova vergogna. Ecco un altro bel regalo del governo-Renzi

La nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati nasconde un cortocircuito in grado di condizionare i processi ancor più di quanto lamentino le toghe di ogni colore dopo l’approvazione definitiva della riforma fortemente voluta da Matteo Renzi e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. Un giudice o un pm potrebbero diventare controparti del loro imputato o indagato in un altro processo, quello civile determinato appunto da una richiesta di risarcimento per responsabilità civile. Perché con la nuova legge sparisce l’udienza “filtro” in tribunale che fino oggi valutava l’ammissibilità o meno del ricorso. Così il ricorso si traduce immediatamente in una causa civile, poi come andrà a finire si vedrà. Ma intanto il cortocircuito sarà innescato: giudice o pm nell’aula penale, parte in causa chiamata a difendersi dalle pretese dell’imputato nell’aula civile.

ANM: “INCENTIVATO RICORSO A RICUSAZIONI”. Dopo l’approvazione della riforma, molti magistrati hanno puntato il dito contro il rischio di intimidazione, specialmente quando indagati (magari arrestati) o imputati sono particolarmente ricchi e potenti: pezzi grossi della Politica, boiardi di Stato, grandi aziende private o pubbliche. Contro i quali, con la nuova legge che oltre a eliminare il filtro allarga il campo della responsabilità all’opinabile “travisamento del fatto o delle prove”, qualche toga potrebbe scegliere di procedere con i piedi di piombo. Ma, appunto, c’è il rischio ancora più concreto che questi personaggi si trovino in mano uno strumento in più per “scegliersi” il proprio giudice. Il 22 febbraio, l‘Associazione nazionale magistrati ha deliberato lo “stato di mobilitazione” contro la riforma, e le ultime due righe del documento contengono un accenno diretto alla questione, quando si chiede di “segnalare al legislatore le gravi ricadute che la normativa attuale potrebbe avere sulle organizzazioni interne, incentivando il ricorso agli strumenti dell’astensione e della ricusazione“. Piercamillo Davigo, oggi leader della corrente Autonomia e indipendenza, appena staccatasi dalla conservatrice Magistratura indipendente, aveva evocato questo spettro qualche giorno prima sul Corriere della Sera. E aveva citato una sentenza di Cassazione (la numero 18 del 18 gennaio 1989) che testualmente recita: “Comunque va sottolineato che la previsione del giudizio di ammissibilità della domanda (il “filtro” cancellato dalla nuova legge, ndr) garantisce adeguatamente il giudice dalla proposizione di azioni Manifestamente infondate che possano turbarne la serenità, impedendo, al tempo stesso, di creare con malizia i presupposti per l’astensione e la ricusazione”. Malizie che si sono viste spesso, da Tangentopoli in poi, nelle aule di giustizia del nostro Paese.

IL PM IN AULA. PER DIFENDERSI DALL’IMPUTATO. Né la vecchia né la nuova legge parlano di astensione o ricusazione dei magistrati in caso di azione per responsabilità civile. Per arrivare all’escamotage, bisogna unire un po’ di puntini. Il risarcimento è chiesto allo Stato, in particolare alla Presidenza del consiglio dei ministri. Se poi lo Stato viene condannato, può rivalersi sul magistrato. Con la riforma, la rivalsa “non può superare una somma pari alla metà di una annualità dello stipendio” (con la vecchia legge era meno, un terzo dello stipendio). Ma il magistrato può intervenire nel giudizio civile, per difendersi al meglio e cercare di evitare di dover poi sborsare la somma. In questo modo, diventa parte in causa , e il cortocircuito scatta. L’indagato o l’imputato possono quanto meno chiedere, e con qualche fondamento, che si astenga dal prendere ulteriori decisioni sul loro conto nel procedimento penale. E certo è minata la “serenità” del magistrato nel giudizio. Probabilmente il ministro Orlando aveva in mente anche questo quando si è detto pronto “con grande laicità” a valutare “l’effetto prima applicazione” della riforma. E “a correggere alcuni punti che sono stati segnalati”. Anche se si è detto convinto “che molti pericoli paventati non hanno riscontro nella realtà”.

DALLA FRANCIA ALLA GERMANIA, TUTTI I “FILTRI” AI RICORSI. La nuova responsabilità civile all’italiana ha almeno riscontro nei sistemi dei nostri partner europei? Scorrendo uno studio della Camera dei deputati datato 16 dicembre 2011 pare proprio di no. In Francia, per esempio, l’azione “deve essere autorizzata preventivamente dal Primo presidente della Corte d’appello”. Il famoso filtro, insomma. In Germania, ci informa l’Ufficio studi della Camera, la responsabiltà civile esiste, ma viene tutelato il principio secondo il quale “nell’interesse dell’imparzialità del giudice, egli non debba temere azioni o ritorsioni per le decisioni assunte”. E gli atti provvisori, come gli ordini di custodia cautelare, a differenza di quanto accade in Italia sono esclusi da azioni di responsabilità. Nel Regno Unito, la common law prevede “l’esonero dalla responsabilità civile del magistrato per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni”, poi “temperato” dalla necessità di adeguarsi alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare sul fronte dell’ingiusta detenzione. In Spagna, infine, la responsabilità civile si può esigere solo dopo la conclusione del processo “in cui si presuma sia stato prodotto il danno”.

Autore: Gerardo

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