Referendum Costituzionale: Renzi disperato

(Roma)ore 08:39:00 del 25/10/2016 - Categoria: Denunce, Politica

Referendum Costituzionale: Renzi disperato

Al di là della drammatizzazione degli esiti di un Sì o di un No, della quale ha la sua cospicua parte di responsabilità Renzi, la cosa che veramente repelle è l’attitudine criminalizzante della fazione del No verso chi si è allineato con il Sì

Il dibattito sul referendum costituzionale, lungi dall’essere un sereno scambio di opinioni su una materia che riguarda i cittadini tutti, votanti e non, ha scatenato gli istinti peggiori.

Diciamo subito che secondo questa prospettiva di analisi a oggi il «No» vincerebbe facile. C’è un 76,18% di commenti contro il Decreto Legislativo proposto dal Ministro Boschi e un restante 23,55% a favore. Bello scarto. La maggior parte dei commenti si trova all’interno delle testate giornalistiche (36,6%), seguono blog (21,1%) e siti di news (19,1%).

Quelli che invece tifano per il «Si» sostengono che la riforma della seconda parte della Costituzione «rappresenta l’opportunità di dotare il Paese di stabilità rendendolo maggiormente credibile nei confronti dell’Europa». Ritengono anche che si «abbatterebbero i costi della politica e delle province». E che votare sì «potrebbe essere un investimento per le nuove generazioni».

Cominciamo dalle ragioni di chi sostiene il «No». Innanzitutto è criticata la scelta della data, a ridosso del ponte dell’Immacolata «per scoraggiare i cittadini a presentarsi alle urne». C’è chi fa notare che non c’è abbattimento dei costi, un esempio è dato «dal fatto che il Senato sarà riempito di sindaci e consiglieri regionali che godranno dell’immunità parlamentare».

 

Si nota, insomma, che c’è poco spazio nel mondo di Facebook per l’informazione non politicizzata. Quanto a Twitter sono stati rilevati 551.000 tweet riguardanti il Referendum e quasi 53.000 utenti attivi. La classifica degli hashtag è guidata da «Io voto No» con il 37% dei tweet. Seguono una miriade di contatti non superiori al 12%. Polvere. Siamo vicini al plebiscito?

«Inoltre – fanno notare molti internauti – si cerca di distogliere gli italiani dal votare «No» prospettando «presunti scenari apocalittici come meno sicurezza contro il terrorismo, meno risorse per fronteggiare l’Isis e aumento dello spread».

Al di là della drammatizzazione degli esiti di un Sì o di un No, della quale ha la sua cospicua parte di responsabilità Renzi, la cosa che veramente repelle è l’attitudine criminalizzante della fazione del No verso chi si è allineato con il Sì: “Volete la morte della democrazia, siete complici di delinquenti” e altre amenità del genere, accompagnate da solenni enunciazioni di propria saggezza e virtù, alcune decisamente strampalate tipo “voto No perché non voglio altre leggi come il Jobs act o la riforma Fornero” e tutte comunque espressione di una presunzione di purezza e di superiorità morale che suggerirebbero un delirio di onnipotenza.

Capitolo Social Network. Anche qui spopola il «No». Il 67% delle pagine Facebook che parlano di Referendum Costituzionale sono promotrici del «No» (totale di 64.994 fan), il 30% del Sì (con un totale di 10.929 fan) e il restante 3% (totale di 224 fan) hanno solo scopo informativo e quindi nessuna connotazione politica.

Blog, siti on-line, social network per monitorare l’aria che tira sul Referendum Costituzionale del 4 dicembre. E magari farsi un’idea sull’intenzione di voto. L’analisi è stata condotta da «Reputation Manager», istituto italiano leader nell’analisi e misurazione della reputazione online di brand e figure di rilievo pubblico.

All’interno delle conversazioni on-line il protagonista è sempre Matteo Renzi, citato nel 54% delle conversazioni, seguito dal Movimento 5 Stelle (24%) e dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella (12%). Il Premier viene criticato per la personalizzazione del voto, poi ritrattata. E per certe false promesse utili come la riduzione di politici, in realtà irrisoria: solo 215.

 

Autore: Luca

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