Recensione Red Dead Redemption 2

(Campobasso)ore 07:30:00 del 25/09/2018 - Categoria: , Videogames

Recensione Red Dead Redemption 2

Il bisogno di libertà che li ha portati a intraprendere la vita di ricercati, è ora venuto a “mancare” nel momento in cui un colpo è fallito e la Gang ha dovuto fare i conti con la morte di alcuni compagni o, in poche parole, con la realtà.

 

Red Dead Redempion 2 è l’attuale oggetto del desiderio di tutti i giocatori che hanno avuto la fortuna di giocare al capitolo originale, o soltanto averne sentito decantare le lodi.
Le atmosfere del decadente West, mature e sensazionali, cavalcate al galoppo da una sceneggiatura che non latita momenti memorabili, sono diventate tanto ambite da lasciare i giocatori nell’invitante attesa di un possibile ritorno. Ritorno che è arrivato nel momento in cui più se ne sentiva la mancanza sotto le forme di un prequel, non di un innaturale seguito, alle vicende di John Marshton.

Prenderemo le parti di Arthur Morgan, ma questo lo sappiamo già, e affronteremo assieme alla gang di Dutch Van der Linde il periodo più difficile del gruppo, mentendo sul fatto di non sapere quello che sarebbe successo poi. Il bisogno di libertà che li ha portati a intraprendere la vita di ricercati, è ora venuto a “mancare” nel momento in cui un colpo è fallito e la Gang ha dovuto fare i conti con la morte di alcuni compagni o, in poche parole, con la realtà.

Arthur, però, legato da lungo tempo al gruppo, lo interpreta come una vera e propria famiglia di cui Dutch è il paterno fratello maggiore. Saremo dunque fortemente legati a ogni singolo membro, con cui condivideremo i momenti di questa avventura, evolvendone il rapporto che li lega.

Tutto, non solo narrativamente, in Red Dead Redemption 2 va a sottolineare l’importanza di questo concetto.

Dialoghi più o meno approfonditi con retroscena dedicati sono il contorno che impreziosce l’aver passato del tempo in gioco con un compagno piuttosto che con l’altro, mentre il ricordo del capitolo originale riaffiorerà ogni momento in cui inevitabilmente troverete un punto di contatto, che sia una persona o un riferimento in una lettera.

Il tutto si sviluppa sulle basi del più ambizioso titolo Rockstar di sempre, interamente progettato e sviluppato per la nuova generazione di console e questo è un punto fondamentale per capire la portata del cambiamento che ha subito l’open-world, che raggiunge senza dubbio la sua versione 2.0.

La scelta di Rockstar, insomma, è quella di puntare in maniera un po' più decisa sul realismo, sulla credibilità delle situazioni. Un altro esempio di questa nuova vocazione è legato al trasporto delle armi. Non pensiate che Arthur possa trasformarsi in un arsenale vivente, perché ogni bocca da fuoco ha un ingombro preciso e sarà impossibile appendere troppi fucili alla schiena. Se volete trascinare con voi una doppietta e un Remington per i colpi di precisione, uno dei due deve andare sulla sella, magari vicino all'arco da caccia.
È logico che questo cambierà anche il rapporto con il vostro cavallo, che smetterà di essere un mezzo di trasporto sacrificabile, per diventare invece un prezioso compagno di viaggio. E stavolta non basterà un fischio per "evocarlo" magicamente in ogni punto della mappa: dovrete aver cura di tenerlo d'occhio e lasciarlo, quando possibile, nei paraggi.La battuta di caccia, in ogni caso, continua alla ricerca di una preda più importante. Superato qualche sentiero fangoso per arrivare dove la foresta cede il passo ai pascoli, Arthur si imbatte in un gruppo di cerbiatti, che bruca placido tra l'erba alta.

Tende la corda dell'arco, punta all'animale, lascia andare la freccia, che sibila precisa verso il fianco dell'animale. Il cervo urla di dolore, fugge assieme al branco. Ma non c'è nulla da fare: Arthur sa di averlo colpito, lo insegue senza fretta. Poche decine di metri dopo, il cervo giace a terra, con le gambe che ancora si muovono, il respiro affannoso, la pelliccia sporca di sangue. Un colpo di fucile sarebbe stato più immediato, ma avrebbe rischiato di rovinare la pelle, abbassandone il valore. Arthur si china sulla preda, la finisce con una lama, raccoglie il corpo dell'animale. Anche quello finisce sul cavallo, dietro la sella. Mentre il protagonista torna verso l'accampamento, notiamo che il sole ha compiuto il suo viaggio quotidiano, e con la luce ambrata del tramonto illumina valli e pianure. Si leva una nota tremula e afflitta, un accordo di solitudine. Osserviamo ammutoliti l'ennesima, poderosa sequenza di un videogioco che sembra incredibile da ogni punto di vista. E che ancora non ha svelato tutte le sue carte...

"Per quanto solido sia stato il lavoro di conversione di Grand Theft Auto V su PS4 e Xbox One, la verità è che le fondamenta tecniche di quel progetto sono state gettate nella generazione precedente". I ragazzi di Rockstar non hanno problemi ad ammettere che la genesi old-gen del loro ultimo titolo fosse diventata, a quest'altezza di tempo, un freno.
"Volevamo fare di più, mettere in campo altre idee, proporre qualcosa di realmente nuovo. Così abbiamo riscritto da zero intere sezioni del nostro motore, lavorando in maniera più consistente su un aspetto che da troppo tempo era rimasto 'bloccato' su standard un po' superati: l'intelligenza artificiale".
La parte della presentazione relativa alle nuove caratteristiche dell'IA è senza ombra di dubbio quella più sbalorditiva. In pratica, Red Dead Redemption 2 presenta un inedito sistema di interazione con tutti i personaggi che è possibile incontrare nel mondo di gioco, per certi versi vicino a quello che ci si aspetterebbe da un GDR, eppure perfettamente calato nel contesto di un free-roaming. Arthur Morgan, per farla breve, è in grado di parlare con ogni singolo NPC incontri sulla sua strada, e senza il bisogno di sistemi di dialogo a scelta multipla che interromperebbero il flusso dell'azione. La cosa più importante da ricordare, infatti, è che Red Dead Redemption 2 non vuole in nessuna maniera trasformarsi in un gioco di ruolo, ma rimanere un titolo "in cui si interpreta un ruolo".

 

Autore: Gerardo

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