Recensione Playerunknown's Battlegrounds

(Bari)ore 09:45:00 del 07/05/2017 - Categoria: , Videogames

Recensione Playerunknown's Battlegrounds

Popolata da titoli in accesso anticipato e campagne di raccolta fondi, la situazione riguardo ai cosiddetti battle royale si fa sempre più affollata.

Nonostante il mercato sia saturo di una serie di titoli appartenenti sempre ai medesimi generi, non si può non considerare la quantità di giocatori che ne chiedono ulteriori iterazioni ad ogni occasione. Popolata da titoli in accesso anticipato e campagne di raccolta fondi, la situazione riguardo ai cosiddetti battle royale si fa sempre più affollata. Nata come mod per Arma 2 e 3, si tratta di una modalità che mette in scena un classico last man standing all'interno di una mappa inizialmente molto estesa e che va riducendosi di volta in volta per concentrare i giocatori in un punto specifico. Dopo anni a lavorare sulle suddette mod e a mettere a punto l'ormai famosissima King of the Kill di H1Z1, il creatore originale Playerunknown, ha avuto la possibilità di realizzare il suo titolo personale. Non pensate di trovarvi di fronte a qualcosa di inedito o a particolari stravolgimenti della formula. Playerunknown's Battlegrounds risponde alle solite semplici regole, accostandovi però una serie di dettagli che ne stanno decretando l'enorme successo.

SQUADRA CHE VINCE, SI CAMBIA POCO

Quando qualche anno fa uscì fuori la mod battle royale per Arma, ciò che ne decretò il successo fu l'incredibile immediatezza, unita all'alto tasso di competitività e adrenalina che ogni partita era in grado di generare. Con gli anni questa formula è andata perfezionandosi, diventando famosissima e decretando il successo di giochi come H1Z1. Il survival contendente di DayZ, sviluppato dai ragazzi di Daybreakers sta attraversando una nuova giovinezza, grazie anche all'aiuto della spinta mediatica generata dai vari streamer online. Per questo il creatore originale e collaboratore dello stesso King of the Kill, consapevole dell'enorme successo della sua idea, ha pensato bene di trovare i fondi e un team in grado di realizzare il suo gioco definitivo. Dopo un lungo sviluppo e una fase beta gestita splendidamente, il titolo è uscito la scorsa settimana, in rigoroso accesso anticipato. Forte della fama generatasi accanto al nickname del creatore, piuttosto evocativo, il gioco cerca di mettere insieme tutto ciò che di buono è stato fatto in questi anni. Togliendo dove era il caso di togliere e aggiungendo lì dove erano presenti alcune magagne.

Il gioco definitivo?

Ecco quindi che resta invariata l'idea: un centinaio di giocatori - in solitaria o divisi in gruppi da due, tre o quattro persone - vengono lanciati brutalmente all'interno di una mappa sempre uguale a se stessa, ma con una serie di elementi diversi ad ogni nuova partita. La generazione delle armi, armature e i possibili airdrop in arrivo dai cieli costituiscono il fulcro del gameplay. Già dal dispiegamento si può notare una piccola ma enorme differenza col suo più grande ed attuale contendente. Mentre in H1Z1 si viene paracadutati in un punto casuale dal gioco stesso, in Playerunknown's Battlegrounds saremo noi a decidere quando lanciarci da un aereo cargo che contiene la totale quantità dei giocatori. Scegliere il posto nel quale lanciarsi è la prima delle grandi possibilità che il gioco mette a disposizione. Fare la scelta sbagliata significa ritrovarsi nel bel mezzo del fuoco più sfrenato già dopo i primi secondi ma, d'altro canto, se si è stati fortunati a cadere sopra ad un fucile d'assalto, bastano pochi istanti e si è armati e pronti a fare una carneficina, accumulando subito una grossa quantità di moneta di gioco. Su quest'ultima torneremo più tardi. Dal momento dell'atterraggio, i veterani del genere si sentiranno a casa. Si tratterà di girare per case e magazzini, accumulare armi, munizioni, oggetti curativi ed eventualmente un mezzo con il quale muoversi velocemente su una mappa estesa, ma non sconfinata. Proprio la ricerca degli oggetti presenta una delle enormi differenze con H1Z1: lì dove quest'ultimo faceva del crafting un elemento fondamentale, Playerunknown's Battlegrounds elimina del tutto questa caratteristica, andando ad aggiungere gli accessori per le varie armi. Chi scrive ha trovato questa scelta straordinaria ed estremamente congeniale al gameplay. La non incredibile quantità di armi presenti viene quindi rimpolpata dalla possibilità di aggiungere mirini telescopici, olografici, calci, silenziatori, caricatori estesi e chi più ne ha più ne metta. Questo significa che difficilmente due giocatori con lo stesso fucile avranno anche gli stessi accessori equipaggiati. Da qui in poi tutto si svolge come sempre, con una trovata diversa da quella del gas per restringere la zona di mappa giocabile, che viene rimpiazzata da una cupola elettrica di "kingiana" memoria. Questa se oltrepassata va a ridurre sempre più gradualmente la nostra energia. L'obiettivo finale resta il medesimo: rimanere gli unici vivi sulla mappa per godere della gloria eterna, nei secoli dei secoli!

SONO DIVENTATO RICCO

Un piccolo appunto lo merita la questione delle ricompense e della gestione monetaria del titolo. Al momento non è possibile comprare nulla con soldi reali. In base a una serie di parametri in partita si ricevono una certa quantità di monete, che possono essere spese per comprare dei box contenenti un oggetto da indossare. Il sistema pensato dai ragazzi di BlueHole è interessante: ad ogni acquisto di un box, il successivo andrà a costare una cifra sempre maggiore, fino al reset settimanale che riporterà il costo al prezzo originario. Questo tende a fare in modo che non si crei un dislivello incredibile tra un giocatore e l'altro, nonostante non si tratti certo di elementi che vanno a cambiare le partite, ma di pura estetica. Da pochissimo ha anche aperto il mercato legato a Steam all'interno del quale i giocatori mettono in vendita - a prezzi folli - gli oggetti recuperati durante le proprie partite. Un concetto ormai caro sin dai tempi di Counter Strike, ma che ha fatto la fortuna anche del sopracitato H1Z1.

OTTIMIZZAZIONE, QUESTA (S)CONOSCIUTA

Le recensioni degli utenti su Steam parlano chiaro. Per quanto difficilmente considerabili da un punto di vista "giornalistico", leggere centinaia di commenti che lodano il gioco, ma lo bacchettano dal punto di vista dell'ottimizzazione, spiega perfettamente la condizione del titolo.

Il gioco definitivo?

Proprio nella giornata di oggi - giovedì mentre scriviamo queste righe - Battlegrounds ha ricevuto una patch di aggiornamento parecchio corposa, che è andata a mettere a posto una serie di magagne di ottimizzazione, che lo rendono molto più digeribile da una diversa moltitudine di configurazioni. Se è vero che il titolo, forte di una grafica considerevole rispetto alla concorrenza diretta, fatica a girare bene su computer di fascia media, è altrettanto giusto asserire che smanettando un po' con le opzioni grafiche, si può raggiungere un frame rate più che accettabile. Gli sviluppatori hanno promesso patch giornaliere per piccoli aggiustamenti, settimanali per ottimizzazioni più impegnative e mensili per quanto riguarda l'implementazione di nuovi contenuti. Le premesse per un ottimo supporto sono tutte sul piatto, ora sta ai ragazzi di BlueHole confermare i buoni propositi. Non si può però non prendere in considerazione il più che discreto livello tecnico generale e un sistema di mira e balistica, a metà tra la simulazione e l'arcade, che funziona alla perfezione. Mirare e sparare è un piacere e l'esperienza del creatore su un titolo simulativo come ArmA, gli ha permesso di giocare con le sue capacità per creare l'ibrido perfetto. Se a questo aggiungete una modalità spettatore che vi permette di guardare i vostri compagni se malauguratamente siete morti, capite bene come Playerunknown's Battlegrounds entra prepotentemente nel panorama del genere, con l'intenzione di fare piazza pulita di tutta la concorrenza. Basta guardare i suoi numeri di vendita e il successo su piattaforme come Twitch, per capire che l'obiettivo è sempre più a portata di mano

Da: QUI

Autore: Samuele

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