Recensione Okunoka

(Torino)ore 21:47:00 del 13/12/2018 - Categoria: , Videogames

Recensione Okunoka

Solitamente il primo esempio che viene in mente è la serie dei Souls; ma anche i platform hanno la loro buona schiera di titoli decisamente fuori dagli schemi della semplicità, tra i quali spicca senza dubbio il nome di Super Meat Boy quasi a ruolo di cap

 

Da qualche anno a questa parte, abbiamo visto aumentare a dismisura il numero di quei titoli che si propongono, come loro obiettivo principale, di mettere a dura prova i giocatori grazie a un livello di difficoltà volutamente impervio. Solitamente il primo esempio che viene in mente è la serie dei Souls; ma anche i platform hanno la loro buona schiera di titoli decisamente fuori dagli schemi della semplicità, tra i quali spicca senza dubbio il nome di Super Meat Boy quasi a ruolo di capostipite, insieme a tanti altri.

Okunoka viene inserito dai suoi sviluppatori, gli italiani Caracal Games, nel filone dei platform “masocore” in 2D, avvertendo così fin da subito i potenziali acquirenti di questa avventura, al momento disponibile esclusivamente su Nintendo Switch (le altre versioni seguiranno nel 2019), dei pericoli che andranno ad incontrare qualora decidano di abbracciare la sfida. Noi lo abbiamo fatto, e siamo pronti a darvi il nostro verdetto.

Il mondo degli spiriti è in pericolo

La storia di Okunoka ci viene narrata attraverso gradevoli illustrazioni che ci mostrano come il pacifico mondo degli spiriti venga messo a soqquadro dal malvagio Os, intenzionato a trasformare i benevoli spiriti in macchine. Fortunatamente, Ka, uno spirito amante del sonno e del cibo prima di ogni altra cosa, è pronto a sbarrare la sua strada, salvando il mondo degli spiriti da un destino apocalittico. Come spesso capita nei platform, la trama è poco più di un mero pretesto per gettare il giocatore nel bel mezzo dell’azione. Così, dopo una manciata di secondi ci troviamo già alle prese con il primo livello di gioco. Fin da subito possiamo ammirare l’ispirata direzione artistica che si cela dietro Okunoka: i fondali di ogni livello sono di squisita fattura e sprizzano vivacità da tutti i pori grazie ad una sapiente scelta di colori. Se a livello estetico Okunoka è encomiabile, anche a livello tecnico non abbiamo rimostranze da portare avanti: l’azione di gioco scorre fluida e senza alcun singhiozzo di sorta, pregio di importanza fondamentale in un platform che fa della precisione millimetrica la sua parola d’ordine, come vedremo tra poco. Una nota marginale vogliamo però metterla: Ka risulta eccessivamente piccolo, il che può risultare problematico a seconda della propria configurazione di gioco. Niente che vada ad inficiare irrimediabilmente l’esperienza di gioco, comunque. Il comparto sonoro è abbastanza gradevole: sebbene non ci siano tracce che rimangono impresse, la musica del gioco svolge degnamente il suo lavoro di accompagnamento all’azione.

Complessivamente Okunoka funziona alla perfezione, anche se in alcuni casi si può percepire una certa scivolosità dei controlli che può causare delle morti ingiuste. In verità i ritmi di gioco sono così rapidi che spesso è difficile notarla e sicuramente non rovina l'esperienza di gioco. Insomma, morire una volta in più o una in meno in un titolo che prevede di farvi fuori migliaia di volte non è proprio un dramma. Quanto dura il tutto, vi starete chiedendo? Difficile dirlo con esattezza, perché molto dipende dalla capacità del giocatore.



Completare tutti i livelli non è certo una passeggiata, ma il massimo da Okunoka lo si trae cercando di battere i record di velocità, legati a delle classifiche online che aumentano enormemente il senso di sfida. Insomma, per il prezzo che costa Okunoka offre tanto e non fa rimpiangere la spesa. La parte migliore, comunque, l'abbiamo lasciata per la fine, ossia la magistrale art direction. Caracal Games ha svolto un ottimo lavoro non solo dal punto di vista tecnico, ma anche stilistico, tratteggiando un mondo di gioco colorato e convincente, caratterizzato da forme cartoon davvero particolari e da una cura generale che non fa rimpiangere le produzioni internazionali. Riuscita anche la caratterizzazione dei diversi mondi, tutti dotati di qualche peculiarità e spesso rappresentati con soluzioni semplici ma efficacissime nel rendere una certa atmosfera o una certa idea. Un plauso lo meritano anche i boss, alcuni davvero grossi e capaci di creare delle situazioni interessanti, quanto spettacolari e nuove rispetto a quello che è il normale gameplay del gioco, come ad esempio una folle corsa verso la cima di una torre inseguiti da un gigantesco bestione meccanico.

Si tratta oltretutto di sezioni difficilissime, spesso molto più dei livelli stessi, che portano il tasso di imprecazioni al secondo a ritmi inumani. In chiusura ci preme avvisarvi, anche se immaginiamo che si sia capito dall'articolo, che Okunoka non è un gioco per i deboli di spirito, ma per chi ha voglia mettersi alla prova e non teme di dover ripetere più e più volte un singolo schema. Insomma, se non amate le sfide difficili lasciatelo perdere.

 

Autore: Gregorio

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