Recensione Divinity Original Sin II Definitive Edition

(Potenza)ore 18:33:00 del 01/09/2018 - Categoria: , Videogames

Recensione Divinity Original Sin II Definitive Edition

Fatte queste premesse, siamo pronti per addentrarci nell'immensa opera di Larian Studios.

Il gioco è ambientato nel mondo fantastico di Rivellon, un mondo dove gli esseri viventi posseggono una fonte di energia, denominata Source, che permette ad alcuni individui, i cosiddetti Sourcerers, di utilizzare incantesimi o di migliorare le proprie abilità di combattimento. I Sette Dei di Rivellon avevano infuso parte della loro energia in una persona, Lucian, conosciuto successivamente come il Divino, il cui compito era quello di tenere alla larga da Rivellon il regno del Vuoto e le sue creature. La morte di Lucian, però, avvenuta prima dell'inizio del gioco, ha indebolito il potere del Velo, permettendo a creature del Vuoto di invadere Rivellon.

Queste creature sono attirate dall'utilizzo di Source, che ha portato alla persecuzione dei Sourcerers, soprattutto da un'organizzazione denominata Divine Orders, guidata da dei Magisters. Il gioco comincia con il protagonista, un Sourcerer, catturato dal Divine Order e spedito a Fort Joy, prigione dove i membri dell'ordine promettono di liberare i Sourcerers dai loro poteri, rendendoli però di fatto delle creature senza mente. La nave su cui viaggia il protagonista viene attaccata e distrutta da un Kraken; fortunatamente, il nostro eroe sopravvive, finendo illeso sulle spiagge di Fort Joy. Da qui hanno inizio le vicende del gioco. Vicende che si svilupperanno completamente intorno alle nostre decisioni. Il gioco ci lascia infatti completa libertà su ogni decisione da prendere: chi aiutare, chi ostacolare, chi uccidere, chi risparmiare, e così via. Lo sviluppo della storia sarà completamente nelle nostre mani. 

E se forse non siamo di fronte ad una delle trame più originali concepite in ambito fantasy (sarete perdonati se, leggendo di Rivellon e del Vuoto avete pensato alla saga di Shannara di Terry Brooks), il gioco compensa abbondantemente con il gradiente di libertà lasciato al giocatore. Libertà che parte dalla creazione del personaggio: avremo a disposizione un set di personaggi denominati “originals”, ciascuno dotato di una propria backstory e di una propria quest personale, già confezionata dal gioco. Durante la prima partita, vi consigliamo di utilizzare questi personaggi, in quanto le loro storie vanno ad approfondire incisivamente la lore di DOS II. In questa Definitive Edition, gli sviluppatori hanno rivisto alcuni elementi della storia, lavorando in particolare sul terzo atto e sulla questline di un personaggio, Beast. Per chi ha già giocato il titolo originale, dunque, ci sono motivi per iniziare una nuova partita, magari creando un personaggio completamente customizzato. Un'altra novità è costituita dalla Story Mode: si tratta di un nuovo livello di difficoltà, più basso di quelli presenti nel titolo originale, pensato per chi vuole godersi l'immenso mondo di DOS II e il suo comparto narrativo senza preoccuparsi troppo della sopravvivenza in battaglia. 

Purtroppo, anche questa Definitive Edition non ha ricevuto una localizzazione in italiano: vista la mole di testi, sconsigliamo l'acquisto a chi non abbia una buona conoscenza dell'inglese. Tecnicamente, il titolo si mostra in forma smagliante: non abbiamo notato rallentamenti di sorta neanche giocando in split-screen, per quanto ci allontanassimo dal secondo giocatore. Abbiamo notato qualche saltuario glitch grafico, riguardante alcune texture ballerine: un difetto che, speriamo, gli sviluppatori andranno a risolvere con i futuri update. Un plauso va alla colonna sonora: nonostante la scomparsa del compositore storico della serie, Kirill Pokrovsky, gli sviluppatori sono riusciti a trovare un degno sostituto in Borislav Slavov, le cui tracce costituiscono uno splendido accompagnamento per tutta la durata dell'avventura.

Uno degli aspetti in cui Divinity: Original Sin 2 eccelle è proprio la natura dei personaggi giocabili, influenzati da origini pregresse, tratti caratteristici e obiettivi personali che ne definiscono il comportamento quando interagiscono con gli altri. Non sono semplici pedine d'accompagnamento, anzi, la loro presenza nel party ha effetti sui personaggi non giocanti con i quali entriamo in contatto e le loro vicissitudini si intrecciano con le nostre correndo anche il rischio di ostacolarle.

Il proprio retaggio può essere un peso come un vantaggio, ma anche il modo in cui ci poniamo nei confronti degli altri fa maturare in loro una percezione di noi. Ognuno dispone di "Tags", degli attributi che descrivono più nel dettaglio le caratteristiche del nostro personaggio come il genere e la razza, o tratti che danno la possibilità di dare risposte diverse nel corso dei dialoghi.

In fase di creazione si potrà scegliere uno di sei personaggi "premade" modificabili nell'aspetto e nelle statistiche o crearne una propria versione. La principale differenza è che il personaggio creato da zero non avrà un'origine e quindi non sarà dotato di una missione personale, unica per ogni personaggio che si dipana nel corso della storia principale. Il sistema di creazione è snello, con qualche opzione di personalizzazione estetica e la possibilità di scegliere tra 5 razze e 14 classi. La scelta della razza non preclude l'adottare una classe rispetto a un'altra, mentre scegliere una classe rispetto a un'altra determina l'equipaggiamento iniziale e gli oggetti a disposizione.

Essere un elfo rispetto a un umano ha però dei vantaggi e viceversa. Gli smilzi esseri dalle orecchie a punta sono spesso immaginati come abili conoscitori e non è certo un caso che dispongano del talento di guadagnare un +1 permanente nell'abilità di riconoscere gli oggetti e i nemici. Depositari di antichi saperi e ricercatori di conoscenza sono anche ben lontani dall'immagine fantasy che li vede più come folletti buffi e graziosi, infatti hanno un talento particolare nel consumare le carni di un defunto per recuperare la salute persa, ottenere informazioni e anche abilità. 

Comprendere la razza del proprio personaggio, e degli altri, è un aspetto molto importante da sfruttare in modo strategico nel corso dell'avventura. Il gioco offre diversi livelli di specializzazione da espandere spendendo punti in statistiche e abilità sia di combattimento che "civili" che contribuiscono a rendere il proprio avatar e i suoi compagni utili e letali in situazioni completamente diverse.

Fane, un non-morto, non può rivelare la sua esistenza apertamente - nulla vi vieta di girare a viso scoperto - e non può neanche curarsi dalle normali pozioni ma deve fare affidamento sul veleno per recuperare salute. Le sue ossute dita però hanno anche un altro vantaggio, possono essere usate per forzare le porte - a meno che non vogliate abbatterle a colpi. L'ampia possibilità di personalizzazione e la totale libertà di approcciare una missione nel modo che si ritiene più giustorendono le partite molto diverse tra di loro, mentre la naturale vivacità del mondo di Rivellon che reagisce alle nostre azioni rende imprevedibile il risultato delle stesse e non di rado contribuisce a rendere impervio il cammino verso il prossimo obiettivo.

Ogni discussione potrebbe trasformarsi in un combattimento serrato, mentre a volte un oggetto semplice come un fiore o un'abilità a cui non avevamo pensato possono addirittura evitare lo scontro. Le piccole sfumature che rendono animato ogni angolo di Rivellon si miscelano di continuo, cambiano seguendo un canovaccio che è scritto solo in apparenza dove le storie si diramano, si incrociano e scontrano, si bloccano o proseguono verso la risoluzione mentre un narratore tiene insieme i fili che si sono aperti e stacca quelli che non servono più.

Autore: Gregorio

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