Prato: non è cambiato nulle ancora schiavi cinesi

PRATO ore 11:11:00 del 07/12/2013 - Categoria: Cronaca

Prato: non è cambiato nulle ancora schiavi cinesi

Sembra di rivivere, quanto narrato nel libro Gomorra di Roberto Saviano, in cui aggiudicatosi all'asta lavori di fornitura di abiti di lusso, questi venivano realizzati in laboratori lager da schiavi del lavoro a prezzi stracciati

In alcuni controlli eseguiti a Prato dopo la tragedia di domenica scorsa, i vigili urbani hanno trovato delle collezioni di abiti a firma italiana, per la precisione a marchio 'Rinascimento' del gruppo Teddy il colosso riminese del pronto moda.

Sembra di rivivere, quanto narrato nel libro Gomorra di Roberto Saviano, in cui aggiudicatosi all'asta lavori di fornitura di abiti di lusso, questi venivano realizzati in laboratori lager da schiavi del lavoro a prezzi stracciati per poi ritrovare i capi nelle migliori boutique in vendita a somme di molto più alte e con un realizzo economico esagerato, a scapito di chi aveva realizzato il capo.

Durante i controlli dei vigili urbani a Prato è emersa una situazione simile, schiavi cinesi che realizzano dei capi firmati che poi verranno regolarmente venduti nei negozi del centro città. Nello stabilimento perquisito , anch'esso illegale, sono stati trovati una quindicina di lavoratori cinesi senza documenti che vivono e lavorano tra le macchine di sartoria. Nello stesso locale fatiscente, letti , una rudimentale cucina e bambini che lì ci vivono, tutti in condizioni veramente disumane.

Sono loro i sub fornitori, che sfruttati e senza diritti producono questi capi d'alta moda. Interrogati i presenti, di cui molti non parlano una parola di italiano, la manfrina è sempre la stessa, dicono di non sapere niente e che il titolare è in Cina. In questo caso non si tratta di semplice contraffazione del marchio, infatti i vigili hanno reperito prodotti di gran qualità rispetto a quello che di solito si producono in questi luoghi e in queste condizioni.

Il comandante della Polizia Municipale di Prato, Andrea Pasquinelli, spiega : 'abbiamo trovato gli appendiabiti di Rinascimento e gli ologrammi per il marchio. Difficile immaginare che si trattasse di contraffazione'.
Sono in corso indagini della magistratura, perchè probabilmente la ditta 'Rinascimento' non ha alcuna responsabilità nell'accaduto, del resto, come spiegano in Procura della Repubblica a Prato, il committente dei lavori non ha l'obbligo di controllare le condizioni di lavoro imposte dal fornitore o dal subfornitore.

Certo che la vicenda non aiuta molto il noto marchio Bolognese , soprattutto in questo periodo di feste, quando c'è sempre un incremento di vendite. In ogni caso, dall'azienda fanno sapere che ' abbiamo da anni contratti di fornitura con operatori del made in Italy a Prato. Non siamo a conoscenza dei rapporti di subfornitori', ed è in quella direzione che si dirigeranno le indagini, per cercare di stroncare questo preoccupante e dilagante fenomeno.

Autore: Luca

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