Padri separati, la verità da sapere

(Napoli)ore 19:36:00 del 16/11/2016 - Categoria: Denunce, Nuove Leggi, Sociale

Padri separati, la verità da sapere

Così le case per i padri separati prendono piede. A quelle già esistenti se ne aggiungono di nuove e chissà quante altre ne seguiranno.

Alla madre vanno la casa coniugale (quando c’è), i soldi per il mantenimentodei figli e il 50% delle spese straordinarie (mediche, scolastiche e sportive). E, come se non bastasse, il padre deve farsi anche carico della rata del mutuo (metà, se non tutta) di una casa di cui non disporrà più fino all’indipendenza economica dei figli e dell’affitto per una nuova abitazione in cui poter esercitare il proprio diritto di visita.

 

Padri separati, i nuovi poveri: 0 diritti, 1000 doveri! LO VUOLE LO STATO

Una casta strapagata e superprotetta di inetti burocrati che non leggono un documento, non studiano un processo, non leggono un atto e concludono TUTTE le cause di separazione MAI su dati oggettivi - sempre e solo su vecchissime, ammuffite, stantie consuetudini: la femmina "partoritrice di bambini" sempre ANGELICATA - il marito messo sul lastrico e privato di tutto - Gli avvocati del coniuge maschio sanno già tutto fin dall'assunzione dell'incarico e non si sprecano più di tanto. Io personalmente - per senso di giustizia - ho denunciato G.S. via Batt....., 10, Bol... Evasore fiscale totale da 25 anni in Bol.... - Guadagna 6.000 euro al mese - ne dichiara 490 - Mai un accertamento in tre anni da parte della G.d.F. di Bol....- Il giudice C. G. (1a Sessione tribunale di Bol....) le ha concesso ANCHE il Patrocinio gratuito - Si è rifiutata di fare qualsiasi accertamento. Vergogna italiana - nel silenzio più assoluto da parte della stampa, della politica, del CSM, della classe intellettuale (?) - E questo scempio di vite umane va avanti almeno da 30 anni - Silenzio assoluto da parte di tutti coloro che avrebbero voci e mezzi per denunciare.

Uno Stato dovrebbe scoraggiare la povertà, non favorirla. Trovare soluzioni, non palliativi. Basterebbe ripensare a livello legislativo, secondo una visione più bilanciata dei diritti, una diversa regolamentazione della casa coniugale. Forse, però, lo Stato non ha nulla da guadagnarci.

Così le case per i padri separati prendono piede. A quelle già esistenti se ne aggiungono di nuove e chissà quante altre ne seguiranno. Forse una in ogni capoluogo di provincia. Insomma minimo sforzo, massima resa: di soldi, di consensi, di voti. Peccato che un tetto sopra alla testa l’avrebbero bisogno in migliaia, non qualche sparuta decina. Ma tant’è. In fin dei conti basta un poco di zucchero…E la pillola va giù? Non proprio. In un Paese civile simili strutture non dovrebbero neppure esistere. In Italia, invece, non solo esistono, ma addirittura proliferano per una distorsione legislativa secondo cui, in funzione dell’interesse prioritario dei figli, in caso di proprietà comune tocca al padre lasciare la casa, mentre, se la madre non vanta alcun titolo di proprietà sull’immobile, il giudice non può “espropriare” il bene per darlo all’altro genitore. In altre parole la debolezza economica non viene considerata ai fini dell’assegnazione della casa coniugale. Dettagli giuridici, certo, ma ci sarà un motivo se più di una volta la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver garantito i diritti dei padri separati. C’è un limite alla propaganda politica oltre il quale sarebbe bene non andare.

Alzi la mano chi non ha mai letto di padri separati finiti alla Caritas o che si sono arrangiati alla bell’e meglio per non finirci. Il web pullula delle loro storie, tanto che ormai è chiaro a tutti quel che può accadere quando un matrimonio finisce sul binario morto della separazione.

 

Così la povertà è sempre in agguato. È in questi particolari casi che lo Stato giunge in soccorso. In tutta Italia è un fiorire continuo di strutture di accoglienza ad hoc: Bolzano, Milano, Rimini, Roma, Savona, Torino, Venezia. Tra le ultime, in ordine cronologico, Prato. “Sei un padre separato? Lo Stato ti aiuta”. Basta uno slogan da cavalcare in campagna elettorale, il “giusto” contributo di soldi pubblici e una buona dose di demagogia. E giù consensi. Tutti a dire “bella iniziativa”, “ci voleva”, “era ora che qualcuno li togliesse dalla strada”.

Autore: Luca

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