Oscurare il cielo, raffreddare la Terra: LA VERITA' SULLE SCIE CHIMICHE

(Torino)ore 14:08:00 del 03/05/2017 - Categoria: , Denunce, Salute, Scienze

Oscurare il cielo, raffreddare la Terra: LA VERITA' SULLE SCIE CHIMICHE

OSCURARE IL CIELO, PER RAFFREDDARE LA TERRA. CONTRORDINE, RAGAZZI: LE SCIE CHIMICHE ESISTONO, E SONO UTILI, ANZI UTILISSIME.

OSCURARE IL CIELO, PER RAFFREDDARE LA TERRA. CONTRORDINE, RAGAZZI: LE SCIE CHIMICHE ESISTONO, E SONO UTILI, ANZI UTILISSIME.

A spiazzare i “negazionisti” ora è un team di ricercatori dell’università statunitense di Harvard, che ha messo nero su bianco un progetto già in fase di attuazione: mettere in volo palloni sonda al fine di disseminare il cielo di una nube chimica di particolato, allo scopo dichiarato di ridurre le temperature terrestri. “Uno scudo chimico contro il global warming”: la notizia è stata prontamente ripresa da tutti i principali media, dalla “Bbc” al “New York Times”, e in Italia anche dal mensile “Focus”, «in passato tra i più feroci oppositori di queste teorie», scrive Riccardo Pizzirani su “Luogo Comune”. «Come sostenuto dai ricercatori “complottisti” che studiano la geoingegneria clandestina e l’effetto di “global dimming” delle scie chimiche, basta irrorare una piccola percentuale del cielo per aumentare significativamente la capacità dell’atmosfera di riflettere i raggi solari: basterebbe l’1% del cielo». Ma il progetto di Harvard si spinge anche più in là, proponendo di «irrorare dal 2 al 4% del cielo per abbassare le temperature di 1,5 gradi centigradi, per riportare la temperatura ai livelli terresti pre-industriali».

Afferrato il senso della proposta, continua Pizzirani, bisognerebbe chiedersi «se è opportuno, etico e giusto» portare avanti un progetto così estremo e rischioso, concepito per «controbilanciare l’imponente consumo di petrolio e altri combustibili fossili, Lo "spettacolo" quotidiano delle scie chimichesenza minimamente ridurlo». Di fatto, con le scie chimiche, «aggiungiamo altro inquinamento volontario per oscurare il cielo», sperando di «restare al fresco e continuare a bruciare carburanti». Non solo: «La parte più ridicola della stesura del progetto dev’essere stata quella di evitare di menzionare l’uso degli aeroplani, che sono il mezzo più logico per fare queste irrorazioni rapidamente e dove serve, per cercare di dissimulare il fatto che queste cose vengano fatte anche adesso». Eppure, appena tre anni fa, quando il progetto era ancora in fase di sviluppo, la pubblicazione ufficiale di Harvard non si faceva grossi problemi a mettere nelle immagini gli aerei. Anche la recentissima intervista di “The Verge” all’ideatore del progetto mostra che alcuni velivoli vengono mandati oltre la troposfera, nella stratosfera (a 15 chilometri di altitudine) per rilasciare i composti chimici selezionati: le scie che poi restano visibili nel cielo.

La versione con i palloni al posto degli aerei «è stata quindi ripescata dal progetto del 2011 con cui collaborava anche Cambridge, dove palloni sonda delle dimensioni dello stadio di Wembley sarebbero dovuti restare in volo e collegati con un tubo di 20 chilometri con la nave sottostante, che avrebbe pompato in atmosfera più di un milione di tonnellate di composto chimico all’anno». Fino allo scorso anno, continua “Luogo Comune”, il progetto prevedeva il rilascio di solfati, che – assieme all’ossigeno e all’acqua presenti in sospensione nella stratosfera – si sarebbero combinati insieme per realizzare acido solforico in sospensione: «Un vero incubo per le relazioni pubbliche, dover spiegare che per combattere il global warming dovevamo accettare di spargere acido solforico in atmosfera». Così ora si racconta di prevedere «una prima fase esplorativa, in cui verrà rilasciato innocuo vapore acqueo», ma è già stabilito che «dal 2022 si provvederà ad irrorare ossido d’alluminio, cioè Un aereo classificato come Tankerl’allumina: un sottoprodotto della bauxite usato nell’industria del vetro per aumentare la riflettività delle superfici». Un video trasmesso dal Tg2 «si premura di ricordarci che queste particelle saranno piccolissime: un millesimo di millimetro». Obiettivo: «Sminuire il pensiero che questo materiale, una volta inalato, possa causare dei problemi».

Dopotutto, sottolinea Pizzirani, anche la polvere dell’eruzione del Pinatubo, il vulcano delle Filippine “esploso” del 1991, era rimasta in aria per un paio d’anni: poi è ricaduta al suolo, sulle persone, sui corsi d’acqua, sulle coltivazioni. Il giornalista del Tg2 dice che le particelle saranno piccolissime? Male: «Più piccole sono le particelle e più strati protettivi del nostro apparato respiratorio esse riescono ad oltrepassare». Il particolato Pm1 (un millesimo di millimetro) «può oltrepassare il naso, la laringe e i bronchi, per andare a fissarsi proprio negli alveoli». Curiosamente, «c’è anche qualche scienziato che è contrario all’idea del progetto: pare che ci sia un motivo se le modificazioni climatiche su scala planetaria sono proibite dall’Onu». Il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite ricorda infatti che «alterare la temperatura può portare Il cielo completamente velato dalle sciescompensi imprevisti nel ciclo naturale delle precipitazioni». E uno studio del 2013 del Met Office mette esplicitamente in relazione le polveri sottili in sospensione con una posibile carestia da siccità in Africa. E anche senza pensare alle ricadute di ossido d’alluminio, cosa accade alla vegetazione se si oscura il cielo? E cosa succede alle alghe e all’intero ecosistema marino?

Il costo iniziale del progetto è irrisorio: appena 20 milioni di dollari. Già trovati i primi finanziatori: 7 milioni li versa un consorzio di Ong e fondazioni, tra cui quella dell’immancabile Bill Gates. «Ma questo è solo l’inizio: a regime, il progetto dovrebbe costare intorno a 10 miliardi di dollari all’anno». Amara conclusione: le rivelazioni ufficiali sul progetto di Harvard mettono finalmente in ridicolo le schiere (chilometriche) di autorevolissimi “esperti”, come quelli del Cicap di Piero Angela, che parlavano di “complotto delle scie chimiche” per screditarne i sostenitori. “La bufala delle scie chimiche”, la chiamava, fino a poco fa, anche una rivista come “Wired”. «Harvard oggi ci spiega che con le scie chimiche ci guadagna il consumismo sfrenato, e in particolare chi può continuare a vendere carbone e petrolio, a discapito degli umani, degli animali e della vegetazione di tutta la terra», chiosa Pizzirani. «Fa un po’ meno ridere così, vero? Farà ridere ancor meno la prossima volta, quando ci diranno che questa scelta era così obbligata che sono anni che è stata già presa, e queste cose già le fanno».

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Autore: Sasha

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