Nord, la MAFIA sta uccidendo le IMPRESE con la COMPLICITA' DELLA POLITICA

(Napoli)ore 13:36:00 del 25/02/2017 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Editoria

Nord, la MAFIA sta uccidendo le IMPRESE con la COMPLICITA' DELLA POLITICA

Pecunia non olet, il denaro non ha odore: è un detto latino che sta trovando nuova fortuna ai nostri giorni.

Pecunia non olet, il denaro non ha odore: è un detto latino che sta trovando nuova fortuna ai nostri giorni. La gravità della crisi economica rischia di rafforzare l’idea, esplicitata o inconfessata, che i soldi portino sempre e comunque ricchezza e benessere alla collettività. Non importa se a investirli sia un imprenditore onesto e capace, oppure un mafioso italiano, un narcotrafficante sudamericano, un corrotto dittatore africano o un impresentabile oligarca russo. L’unica cosa che conta è la pecunia. Al cinismo di questo motto si può però contrapporre la lezione storica della nostra miglior antimafia: il denaro sporco rende schiavi.

La mafia al nord non esiste, è vero, c'è solo una "società a conduzione famigliare armata ricattatrice con scopo di lucro propensa all'estorsione, gambizzazione, omicidio e all'evasione fiscale che "getta" nei pilastri di calcestruzzo (meglio se tossico) chi la contraddice o denuncia" non è mafia, è BISNESSSSSSS.
Sono i giudici comunisti che non capiscono un ciufolo (frase parzialmente di don totò riina).

Una squadra di docenti e ricercatori dell’università di Padova è riuscita a misurare gli effetti economici della presenza di imprese mafiose nei mercati non criminali del Centro e del Nord Italia. Cioè in aree diverse dai territori del Sud dove sono nate e sono diventate dominanti le mafie tradizionali come Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta.

Il risultato, in estrema sintesi, è che la mafia economica strangola tutte le aziende sane, anche quelle che non vengono direttamente aggredite o taglieggiate dai boss. Mentre quando scattano arresti e condanne, tutti i concorrenti onesti ottengono vistosi benefici economici. «La massa di dati che abbiamo raccolto ci ha permesso di quantificare gli effetti specifici di dieci anni di operazioni antimafia», riassume il professor Antonio Parbonetti, pro-rettore e responsabile del dipartimento di scienze economiche ed aziendali: «Il risultato più evidente è che, quando arriva l’antimafia, le imprese sane respirano: il fatturato e la redditività aumentano di oltre il dieci per cento».

Solo a Nord di Roma si contano 120 operazioni antimafia in dieci anni: la media è di una retata al mese. E i condannati per mafia, in totale, sono 1.567. Un esercito di boss infiltrati in regioni che fino a ieri ci si poteva illudere di considerare non mafiose. La linea della palma, di cui parlava Leonardo Sciascia proprio per descrivere l’avanzata delle cosche lungo la Penisola, è arrivata fino alle Alpi. E probabilmente ha superato anche i confini italiani.

Tra quei 1.567 condannati per mafia, gli economisti hanno identificato, uno per uno, gli amministratori e gli azionisti di controllo (con almeno il 10 per cento) delle società di capitali. Sono 392 nomi, pari al 24,5 per cento dei condannati. Come dire che, dal Lazio alla Lombardia, dall’Abruzzo al Piemonte, un mafioso su quattro è un imprenditore.

Lo studio, come tutte le analisi con metodi scientifici, punta a essere controllato e migliorato da altri esperti. I ricercatori si premurano quindi di avvertire che i loro dati sono doppiamente approssimati. Da un lato, sono state registrate anche le condanne di primo grado, per non allontanarsi troppo dai fatti, vista la durata dei processi. Quindi i dati vengono periodicamente aggiornati e corretti, per tenere conto di eventuali assoluzioni in appello o in cassazione.

Autore: Luca

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