No Tav? Al Sud solo progetti NULLI. Le ferrovie restano ferme

(Bologna)ore 09:07:00 del 10/05/2019 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Politica

No Tav? Al Sud solo progetti NULLI. Le ferrovie restano ferme

NO TAV INUTILE, AL SUD MANCANO ANCORA LE FERROVIE - IL potenziamento della linea Battipaglia-Reggio Calabria è su un binario morto.

NO TAV INUTILE, AL SUD MANCANO ANCORA LE FERROVIE - IL potenziamento della linea Battipaglia-Reggio Calabria è su un binario morto. Per realizzare la variante tra Ogliastro e Sapri servono 3,26 miliardi, ma le coperture finanziarie sono poche briciole: 7 milioni per la progettazione preliminare.

NO TAV INUTILE, AL SUD MANCANO ANCORA LE FERROVIE - Eppure lo studio di fattibilità risale al 2005 e l’opera è inserita già dal 2007 nel contratto di programma tra ministero dei Trasporti e Ferrovie. E’ uno dei tanti esempi del Sud dimenticato. Come l’agognata alta velocità sulla Napoli-Bari.

NO TAV INUTILE, AL SUD MANCANO ANCORA LE FERROVIE - Per il raddoppio in variante del tratto Apice-Orsara (la “variante di Grottaminarda”) il costo è di 2,67 miliardi ma nel relativo capitolo sulle coperture finanziarie del Mit appare la cifra ZERO. Se l’alta velocità fino a Reggio Calabria, con un costo di quasi 19 miliardi, resta nel libro dei sogni, la realizzazione della Napoli-Bari rischia di diventare un incubo.

Su quasi 6 miliardi di investimenti previsti, le risorse finanziarie stanziate non arrivano a 2 miliardi. Nell’ipotesi migliore sarà completata nel 2026. Il numero uno delle Ferrovie, Gianfranco Battisti, ha annunciato il nuovo piano industriale entro Pasqua sbandierando la cifra record di 58 miliardi di investimenti in 5 anni.

Circa la metà dovrebbero riguardare la rete. Gli investimenti nel Mezzogiorno dovrebbero essere la priorità, ma guardando i disastri ferroviari compiuti nell’ultimo mezzo secolo da governi e FS al Sud c’è da preoccuparsi. Un segnale indicativo è arrivato. La Lombardia si è già assicurata una ricca dote del piano delle FS. Un mese fa Regione e Rfi hanno presentato un piano di investimenti da 14,6 miliardi entro il 2025 per migliorare la mobilità ferroviaria.

La frattura tra Nord e Sud ha assunto i contorni della discriminazione nei confronti di un terzo del Paese. E nel trasporto pendolare ormai ci sono due Italie agli antipodi. La riduzione degli investimenti pesa soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno come mostra la fotografia che ogni scatta il rapporto Pendolaria realizzato da Legambiente. Negli ultimi sei anni le regioni del Nord registrano un costante e robusto aumento dei passeggeri che utilizzano il treno. Di contro al Sud c’è un preoccupante calo (la Puglia unica eccezione) che riflette una offerta scarsa e qualitativamente mediocre. In Calabria solo 25mila persone usano il treno ogni giorno rispetto alle 32mila della Provincia di Bolzano.  In Campania nel giro di sei anni il traffico giornaliero è sceso da 467mila a 308mila passeggeri contro il mezzo milione del Lazio. In Sicilia appena 37mila passeggeri su 5 milioni di abitanti, la Lombardia ne conta 750mila con 10 milioni di residenti.

La componente grillina del governo con l’entusiasta ministro Danilo Toninelli promette che il rilancio dei trasporto ferroviario pendolare è tra le priorità. Ma dal Ministero mancano segnali di un vero cambiamento della politica infrastrutturale. Per il Sud è una questione vitale. Tra il 2010 e l’anno scorso il taglio dei servizi ferroviari regionali è una costante. In Molise -33,2%, in Calabria il 16% di treni in meno, -15% in Campania. In compenso la Regione guidata da Vincenzo De Luca è sul podio per l’incremento del costo dei biglietti: un aumento del 48,4% dal 2010, superata solo dalla Liguria con il 49%.

Gli Stati Uniti d’America sono diventati una nazione grazie soprattutto ai binari. In Italia si è scelto di condannare in partenza un pezzo del Paese.

Autore: Gregorio

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