Negazionismo: non discutere il Nazismo

(Torino)ore 12:43:00 del 09/05/2016 - Categoria: Denunce, Nuove Leggi, Politica - Negazionismo

Negazionismo: non discutere il Nazismo

Scompare la parola della discordia, ossia che l’istigazione avvenisse “pubblicamente”, che era stata inizialmente inserita per cambiare la legge Mancino del 1975

L’articolo unico del ddl che a questo punto torna alla Camera, introduce il comma 3 bis all’art. 3 della legge 13 ottobre 1975 n. 654 (e successive modifiche) e dispone che si applica “la pena da due a sei anni se la propaganda, ovvero l’istitgazione e l’incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’uManità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale”.

NE HANNO PARTORITO UN’ALTRA: Negazionismo, approvato ddl al Senato. “Fino a sei anni di reclusione”! Della serie “la storia è così, se dici il contrario ti butto in carcere”

Ok del Senato al reato di negazionismo. I sì sono stati 134, i contrari 14 e gli astenuti 36. Viene modificata così la legge Mancino. L’Aula di Palazzo Madama ha però approvato un testo corretto rispetto a quello che era stato licenziato dalla Camera e poi, con un voto bipartisan, dalla commissione giustizia del Senato. Una limatura, non di poco conto, messa a punto tecnicamente con un emendamento redatto dal presidente della commissione Giustizia, Nico D’Ascola (Ncd). Scompare la parola della discordia, ossia che l’istigazione avvenisse “pubblicamente”, che era stata inizialmente inserita per cambiare la legge Mancino del 1975. Ma, perché scatti l’aggravante del negazionismo, punita con la reclusione da 2 a 6 anni di reclusione, ci dovrà essere un “concreto pericolo di diffusione di tali idee”.

Il testo, limato rispetto a quello licenziato dalla Camera, torna all’esame di Montecitorio. Sparisce la parola “pubblicamente”, ma ci deve essere un “concreto pericolo di diffusione” di idee che neghino la Shoah, crimini di genocidio e contro l’umanità

Prima firmataria del ddl era stata la senatrice Silvana Amati (Pd) che aveva definito il provvedimento “un atto che il Parlamento deve come riparazione alla comunità ebraica italiana dopo la vergogna delle leggi razziali del 1938”

Sulla parola “pubblicamente” era scoppiata una polemica. A denunciare il rischio di un «restringimento» del campo di azione della legge Mancino era stata la deputata Pd Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera: «Non è ammissibile che non sia punibile l’istigazione all’odio razziale commessa in luoghi privati. È un comportamento troppo grave per restare impunito, preludio di altri reati successivi». E aveva aggiunto: «In un momento storico e sociale così delicato, depotenziare di fatto la legge Mancino è un atto politicamente incomprensibile, con il rischio che indagini e processi in corso impostati sull’attuale tenore della norma vengano travolti da una sostanziale depenalizzazione». Il voto al Senato sul provvedimento corretto, a cui non ha partecipato Forza Italia e la Lega si è astenuta, di tutto ciò ne ha evidentemente tenuto conto.

In sostanza, il negazionismo diventerà un’aggravante, aggiunta alla legge Mancino, rispetto ai reati di discriminazione razziale e di stampo xenofobo.

Autore: Gregorio

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