Navigazione in incognito? Meno sicura di quanto si creda!

(Bologna)ore 11:46:00 del 27/09/2018 - Categoria: , Internet, Tecnologia

Navigazione in incognito? Meno sicura di quanto si creda!

Uno studio dell'università di Chicago rivela che i principali browser web la pubblicizzano in modo ingannevole.

DISCRETA, "privata", certo. Ma non infallibile. Se lo scopo è mantenere la propria privacy al sicuro da coniugi, genitori, parenti e impiccioni di varia natura, la navigazione in incognito è la soluzione perfetta. Molti utenti, però, la reputano una bacchetta magica, capace di tenerci completamente al riparo dagli sguardi indiscreti della rete. E le cose, purtroppo, non stanno affatto così. A ricordarlo è un sondaggio condotto dai ricercatori delle università di Chicago e di Hannover per verificare aspettative e credenze degli internauti nei confronti del cosiddetto "private browsing", la modalità di navigazione in incognito presente ormai in tutti i software di navigazione.
 
Come ricordano gli autori dello studio, la modalità di navigazione "privata", o in incognito, ha delle specifiche precise: durante le sessioni il browser non salva la cronologia di navigazione, i cookies dei siti e i file temporanei. Niente di più e niente di meno: non lascia traccia delle nostre attività sulla rete all'interno del nostro pc ed è pensata per evitare che un secondo utente possa ricostruire i nostri movimenti online curiosando nel computer.
 
A chi torna utile? Coniugi infedeli e adolescenti sono probabilmente in cima alla lista, ma esistono molte circostanze in cui preferiamo non far conoscere i fatti nostri ad altri utenti del pc. L'importante è sapere che in questo modo la nostra privacy è al sicuro dai ficcanaso, ma non certo dagli esperti: esistono decine di modi in cui è possibile ricostruire gli spostamenti virtuali di un internauta, se si hanno il tempo, le conoscenze e la motivazione per farlo.
 
Non sono in molti, però, a rendersene conto e la colpa sembra essere delle informazioni con cui gli stessi browser pubblicizzano questa modalità di navigazione. Nel nuovo studio, presentato nei Proceedings of the 2018 World Wide Web Conference, i ricercatori di Chicago e Hannover hanno infatti indagato proprio l'efficacia di 13 "termini del servizio" messi a disposizione da 6 differenti browser per descrivere la loro modalità di navigazione in incognito. Per farlo, hanno chiesto a 460 persone di leggere i documenti in questione e poi rispondere a un breve questionario in cui si prospettava un certo numero di situazioni ipotetiche di navigazione e si chiedeva quali conseguenze avrebbero avuto utilizzando un browser in incognito.
 
E al momento di analizzare i risultati sono emersi i problemi. Il 23% dei partecipanti, ad esempio, riteneva erroneamente che navigando in incognito fosse impossibile conoscere la nostra cronologia anche per la polizia e altri enti governativi e il 37% si è dichiarato sicuro che questa modalità impedisse al datore di lavoro di conoscere i nostri spostamenti on line. Il 27% riteneva che navigare in incognito mettesse al riparo da virus e malware, il 31% che lo facesse dalla pubblicità mirata di siti e motori di ricerca e oltre il 40% che in questo modo non fosse possibile rintracciare la posizione da cui si accede a internet con un cellulare.
 
Insomma: stando ai risultati dello studio, la modalità di navigazione privata è pubblicizzata in modo erroneo o ingannevole dalla maggior parte dei browser web. Come risolvere il problema? Migliorando la comunicazione da parte dei produttori, ovviamente, ma anche - suggeriscono gli autori della ricerca - riflettendo sull'opportunità di modificare il nome con cui viene indicata questa opzione. Navigazione privata o in incognito sono termini con una connotazione eccessivamente positiva, che veicolano un senso di segretezza ingiustificato.

Come andrebbero chiamate? Gli autori dello studio ci stanno lavorando e attualmente diversi possibili nomi sono in fase di test, per scovare il termine perfetto, che offra maggiori informazioni sul servizio pur risultando sufficientemente accattivante per gli utenti. Non resta che attendere che la scienza faccia il suo lavoro.

Da: QUI

Autore: Luca

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