Moneta unica: il costo della vita è raddoppiato

BENEVENTO ore 07:17:00 del 16/02/2015 - Categoria: Economia

Moneta unica: il costo della vita è raddoppiato

Moneta unica: il costo della vita è raddoppiato. Oggi non si paga nemmeno l’affitto con 500 euro!

Il costo della vita dall’introduzione dell’Euro è pressochè raddoppiato: il rapporto è praticamente ½. Già alla metà degli anni '80 la società cominciava a diventare più burocratica e meno produttiva. Forse non si ricorda che la preparazione all'Euro fu costellata di vari episodi che iniziarono nel 1992 con un governo che mise una tassa sulla Salute, una sui conti correnti, svariate sulle piccole aziende promettendo l'albero dei zecchini di Pinocchio chiamato Euro. Non c'era nessun imprenditore privato convinto della bontà di entrare a tutti i costi nell'Euro; quando si trovarono oneri su oneri per produrre in regime di strangolamento l'economia era già minata alla radice.

Si era costruito un castello di carte e l'Euro fu il colpo che mise in luce i problemi di tutti: imprenditori che chiudevano a frotte e lavoratori della produzione con potere d'acquisto sempre più ridotto dal freno della burocratizzazione sempre più grande che non produce beni ma entropia. Non condividiamo la concezione secondo cui la lira valesse poco: con 470.000 lire l'industria comprava 1 tonnellata di acciaio da costruzione di qualità, offerta 60 gg. e con 9700 lire comprava 1 kg. di rame elettrolitico oscillazione listino +/-3% . Confronto oggi: 970 Euro/tonnellata l'acciaio da costruzione di qualità (4 volte tanto) salvo il venduto, mentre per il rame le quotazioni sono in tempo reale.

Dunque le materie prime strategiche sono aumentate del doppio rispetto al costo della vita, il costo della vita influenzato dalla caduta della produzione nazionale di beni primari a favore delle importazioni, dalle burocratizzazioni, dalla penetrazione nel mercato al dettaglio del capitale estero. Il drenaggio di capitali dall'Italia è stato un obbligo per consumare beni e arricchire con l'IVA al 20% le casse dello stato, mentre gli introiti fiscali dalle aziende (commerciali e di produzione ex italiane) venuti a mancare perchè sostituiti da operatori esteri. Il messaggio dall'industria appena udito è esplicito: L’ ITALIA NON MERITA PRODURRE per questo si interrompe la produzione con cassaintegrazione e indotto in ginocchio nel periodo natalizio.

Il Prof. Prodi è stato solo uno degli attori che accelerò la demolizione di una industria pubblica (investimento con i soldi del contribuente e lavoro di colletti blu seri e preparati) leader mondiale, il resto solo una china, anzi, un ghiaione.

Autore: Gerardo

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