Medicina notizie: come funziona il nuovo farmaco contro la sclerosi multipla?

MILANO ore 23:15:00 del 17/10/2015 - Categoria: Medicina, Salute

Medicina notizie: come funziona il nuovo farmaco contro la sclerosi multipla?

Medicina notizie: come funziona il nuovo farmaco contro la sclerosi multipla?Si chiama Ocrelizumab ed ha un meccanismo d’azione completamente differente dall’interferone beta 1a, attualmente il farmaco più efficace nel trattamento della patologia.

Il nuovo farmaco: come agisce

Si chiama Ocrelizumab ed ha un meccanismo d’azione completamente differente dall’interferone beta 1a, attualmente il farmaco più efficace nel trattamento della patologia.

Ocrelizumab è infatti un anticorpo monoclonale uManizzato, progettato per attaccarsi a una proteina della membrana di un tipo di cellule B del sistema immunitario, chiamate CD20+, e distruggerle.

Nei soggetti affetti da SM infatti il sistema immunitario funziona in modo anomalo, riconoscendo come corpi estranei, e quindi da aggredire, le strutture che avvolgono i nervi del cervello, del midollo spinale e ottici.

Ocrelizumab colpisce in modo selettivo solo le cellule B,lasciando intatte le altre cellule del sistema immunitario come i linfociti T, che servono a proteggere l’organismo da infezioni ed evitando così i problemi che possono comportare i farmaci con una potente azione immunosoppressiva.

In questo modo diminuiscono le lesioni alla guaina mielinica, la sostanza grassa che circonda i nervi, e i danni agli assoni (cellule nervose) con il risultato di una netta riduzione delle ricadutee una forte diminuzione del rischio di accumulare disabilità.

Il nuovo farmaco: a chi può essere somministrato

Ocrelizumab è stato impiegato in due studi clinici fi fase III (Opera I e Opera II) su pazienti con età compresa tra i 18 e i 55 anni affetti da due diverse forme di SM: recidivante-remittente (SMRR) e progressiva secondaria (SMPS) con recidive.

In un terzo studio il farmaco è stato testato su un campione di pazienti con SM primariamente progressiva (SMPP):Ocrelizumab è il primo farmaco in fase di sperimentazione a mostrare un effetto clinicamente rilevante e risultati statisticamente significativi sulla progressione della malattia nella sclerosi multipla primariamente progressiva, quella che evolve costantemente peggiorando in maniera inesorabile fino a portare il paziente ad altissimi gradi di disabilità e anche al decesso.

Fino ad oggi, non esistono farmaci approvati per questo tipo di SM. Secondo gli esperti il farmaco potrà essere utilizzato sia nelle fasi iniziali della malattia sia in soggetti in fase avanzata.

Il nuovo farmaco: i vantaggi rispetto al trattamento con interferone beta 1a

Negli studi clinici Opera, cioè riguardanti soggetti affetti da SMRR e SMPS, Ocrelizumab è stato somministrato per infusione endovenosa ogni sei mesi a un totale di oltre millesettecento malati per un periodo di due anni.

Rispetto a pazienti trattati per lo stesso lasso di tempo con interferone beta 1a si sono osservati, dopo ventiquattro mesi, i seguenti risultati: riduzione del tasso annualizzato di recidive del 47 percento e del rischio di progressione della disabilità confermata a 12 settimane del 43 percento.

Il numero totale di lesioni è diminuito del 94 percento e del 95 percento rispettivamente in OPERA I e in OPERA II, mentre quelle nuove o aumentate di volume sono altresì calate del 77 percentoin OPERA I e dell’83 percento in OPERA II.

E gli effetti indesiderati? Sempre nel confronto con l’interferone il nuovo farmaco ha mostrato la stessa percentuale di soggetti colpiti da avventi avversi, comprese infezioni serie. Quindi il profilo di sicurezza di Ocrelizumab è del tutto simile a quello dell’interferone.

La cura per la sclerosi multipla primariamente progressiva

Un altro risultato importantissimo è l’efficacia del farmaco anche contro la SMPP, forma della patologia per la quale fino ad oggi non esisteva un trattamento.

Nello studio sperimentale Oratorio Ocrelizumab è stato somministrato a più di settecento persone colpite da questa patologia. Dopo un trattamento di due anni (600 mg somministrati ogni sei mesi tramite due infusioni endovenose ciascuna da 300 mg a due settimane l’una dall’altra) i pazienti hanno mostrato, rispetto a quelli che avevano ricevuto un placebo per lo stesso periodo di tempo, significativi miglioramenti.

Lo studio ORATORIO ha dimostrato che la terapia con ocrelizumab riduce in maniera significativa del 24 percento rispetto a placebo il rischio di progressione della disabilità clinica confermata dopo almeno 12 settimane. Inoltre è stato superiore al placebo nel diminuire in maniera significativa del 25 percento il rischio di progressione della disabilità clinica confermata dopo almeno 24 settimane e ha ridotto del 29 percento il tempo necessario per percorrere una distanza di 7,6 metri.

Il volume delle lesioni, valutato in un periodo di 120 settimane, si èridotto del 3,4 percento con ocrelizumab mentre con placebo è aumentato del 7,4 percento. Ocrelizumab ha anche ridotto del 17,5 percento rispetto a placebo il tasso di perdita di volume cerebrale in 120 settimane.

Anche in questo studio la percentuale di avventi avversi è stata simile a quella del gruppo trattato con placebo, confermando la buona tollerabilità del farmaco.

Quando sarà disponibile e come si somministrerà

Le tempistiche per il rilascio in commercio non sono però immediate. Secondo gli addetti di Roche, la farmaceutica che ha sviluppato il farmaco, il tempo di attesa non sarà inferiore a un anno. Anche se i pazienti e le loro famiglie, saputo dei risultati di ocrelizumab dopo l’annuncio dato al congresso sulla SM di Barcellona il 9 ottobre sono in trepidazione, dovranno attendere che tutte le autorizzazioni siano concesse prima di poter utilizzare il farmaco. E i tempi della burocrazia purtroppo non sono brevi. Una volta disponibile il farmaco si potrà somministrare per via endovenosa (dose da 600 mg) iniziando con una infusione seguita da una seconda dopo due settimane e successivamente ogni sei mesi.

Autore: Gerardo

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