Libia: gli Usa ci stanno trascinando in guerra!

MILANO ore 22:29:00 del 16/03/2016 - Categoria: Cronaca, Denunce, Esteri, Politica - Guerra

Libia: gli Usa ci stanno trascinando in guerra!

Il caso libico si fa sempre più complesso, ma per fortuna ci sono gli americani che pensano a come impiegare l’Italia in guerra. Mentre il governo Renzi nell’imbarazzo tira la corda, gli Stati Uniti hanno già deciso tutto, anche per l’Italia.

Il caso libico si fa sempre più complesso, ma per fortuna ci sono gli americani che pensano a come impiegare l’Italia in guerra. Mentre il governo Renzi nell’imbarazzo tira la corda, gli Stati Uniti hanno già deciso tutto, anche per l’Italia.

L’Italia? Per gli Stati Uniti è una repubblica delle banane. I droni armati americani decollano già da Sigonella, l’ambasciatore americano Phillips decide quanti soldati italiani mandare al fronte, ma per l’Italia ora, con 8 italiani su 10 contrari all’intervento in Libia,  questa guerra non conviene assolutamente. Nel frattempo gli americani trattano l’Italia come una colonia e la trascinano in guerra. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Gianandrea Gaiani, esperto militare e direttore di “Analisi Difesa“.

— Renzi si è infuriato con i giornalisti per quelle che lui chiama “accelerazioni giornalistiche” sull’intervento militare italiano in Libia. Lo stesso Napolitano però non esclude un possibile intervento. Quindi i giornalisti non se lo sono sognato?

—No, non ce lo siamo sognato, è almeno un anno che il ministero degli Esteri e Gentiloni evidenziano ad ogni occasione che l’Italia aspira a guidare una missione internazionale in Libia. Ci sono diversi fattori che stanno mettendo in imbarazzo il governo Renzi ed è molto più facile scaricare la responsabilità sui giornalisti. Quando qualche leader politico si deve contraddire o cambiare rotta la tradizione vuole che si attribuisca ai giornalisti una sbagliata interpretazione dei concetti espressi. Lo faceva Berlusconi e ora lo fa Renzi.

In realtà l’Italia è in difficoltà, perché ci sono gli americani che premono in tutti i modi, anche quelli più scorretti, per coinvolgere l’Italia in prima linea nella guerra contro lo Stato Islamico. Lo vogliono fare in Iraq mandando i nostri soldati alla difesa della diga di Mosul, che è a pochi chilometri dal fronte. Lo vogliono fare anche in Libia e per forzarci la mano non hanno risparmiato indiscrezioni del Wall Street Journal, il quale raccontava degli accordi segreti per far volare i droni americani da Sigonella.

— L’Italia ci starà e invierà i propri soldati in Libia?

— Il problema è che in Libia non ci sono le condizioni che l’Italia auspicava per un intervento, cioè un governo di unità nazionale che avesse la fiducia del Parlamento di Tobruk e che si insediasse a Tripoli e chiedesse un intervento internazionale. L’Italia non ha intenzione di mandare soldati allo sbaraglio senza una legittimazione politica e giuridica. Gli ultimi sondaggi dicono che 8 italiani su 10 sono contrari all’intervento in Libia. Inoltre in Italia ci sono le Elezioni amministrative fra pochi mesi ed hanno un’importanza elevata per questo governo. Renzi è stato messo a fare il premier facendo cadere un altro premier, che era Letta. Questo governo cerca altre legittimazioni. L’intervento in Libia non è un’iniziativa assolutamente popolare e non è più conveniente.

— Proprio grazie ai giornalisti del Wall Street Journal gli italiani hanno saputo dei droni armati americani che decollano da Sigonella. Com’è possibile che il governo italiano si faccia anticipare in modo così imbarazzante dai giornalisti?

— Non dai giornalisti, ma dall’amministrazione americana. Le notizie al Wall Street Journal le hanno date il Pentagono o il dipartimento di Stato. È una strategia che gli americani stanno usando regolarmente con gli italiani ed è imbarazzante perché mette in difficoltà il nostro governo. Da un altro lato questo dimostra l’atteggiamento che gli americani hanno nel trattarci quasi fossimo una colonia o una repubblica delle banane. Quando Renzi andò a Washington e si parlò di mandare truppe italiane a proteggere la diga di Mosul, poi Obama lo annunciò pubblicamente. A dicembre Renzi fu costretto ad andare in televisione a Porta a Porta per parlare di questa missione, dicendo che l’azienda italiana avrebbe avuto un contratto da 2 miliardi di dollari per ricostruire la diga. In realtà il contratto non arriva a 300 milioni di dollari. I soldi che l’Italia guadagnerà serviranno per mantenere le truppe laggiù per un anno e mezzo.

Con i droni è successa la stessa cosa, dopo un anno di trattative segrete, l’Italia autorizza gli americani a far volare i droni armati sulla Libia, ma solo per operazioni difensive. Sigonella è territorio italiano e il governo ha giustamente rivendicato la sua sovranità limitando i voli degli americani. La ciliegina è stata però l’uscita dell’ambasciatore americano Phillips, il quale ha affermato che gli americani si aspettano 5 mila militari italiani in Libia. Nel contesto attuale questo significherebbe trasformare i nostri soldati in bersagli per tutti i kamikaze che vengono dal Nord Africa. Che l’ambasciatore Phillips ci mandi i marines!

— Perché l’Italia non reagisce a tutte queste pressioni americane?

— Perché la nostra sovranità nazionale è ridotta a zero. L’Italia dopo la guerra in Libia nel 2011 non ha avuto più un governo dato dal voto popolare, basta guardare cos’è accaduto in questi anni.

L’Italia ha perso la sua sovranità, dal 54 è in vigore l’accordo che ha una parte segreta la quale regola l’uso delle basi americane sul nostro territorio, quindi siamo condizionati dagli americani. Sul fronte militare strategico siamo sudditi degli Stati Uniti che decidono come impiegarci. Noi abbiamo partecipato a tutte le operazioni dall’Iraq all’Afghanistan non con un obiettivo strategico nazionale, ma per andare dietro alle richieste dei nostri alleati americani, che ora ci vorrebbero anche in Libia e in Iraq. Il nostro governo però si rifiuta di partecipare alla guerra.

— Gli Stati Uniti però stanno trascinando l’Italia in guerra…

— Gli americani vorrebbero trascinare tutti gli alleati europei in questa guerra che anche loro fanno fino ad un certo punto. La guerra contro lo Stato Islamico in Iraq, Siria e in Libia ci vorrebbe, ma deve essere una guerra vera, breve, devastante. È una guerra che però nessuno in Europa è disposto a combattere, perché significherebbe uccidere migliaia di persone e avere tanti caduti. La guerra nella quale ci vogliono trascinare gli americani è ridicola, è la guerra dei bombardamenti saltuari e sporadici. È la guerra che gli americani fanno da un anno e mezzo in Iraq e in Siria, dove non hanno concluso nulla se non regalare all’Isis non solo la possibilità di sopravvivere, ma anche di potersi allargare vantandosi di combattere da due anni contro il mondo occidentale.

La guerra che ci vogliono far fare gli americani è controproducente e aiuta l’ISIS a sembrare eroico e a conquistare nuovi finanziatori. L’Italia fa bene a non andare a fare la guerra contro l’ISIS come la vogliono gli americani. Chiunque ormai ha capito che la guerra vera contro l’ISIS la sta facendo la Russia, Bashar Assad e gli iraniani. Stanno conseguendo la vittoria e noi occidentali è da un bel pezzo che non vinciamo la guerra. Il governo italiano è conscio del fatto che tutti i Paesi che hanno accentuato la loro lotta all’ISIS hanno subito degli attentati. La Russia è intervenuta in Siria e hanno fatto saltare per aria l’aereo sul Sinai, la Francia è stata colpita al Bataclan, a Istanbul sono stati uccisi dei turisti tedeschi. Non sono attentati casuali. Il rischio c’è sempre, nessuno è immune. Un possibile intervento dell’Italia aumenterebbe però la nostra esposizione.

Infine, in assenza del governo di unità nazionale che in Libia non si vede, l’unica possibilità che rimane è schierarsi con le forze che ci sono in campo. Gli inglesi, i francesi e gli americani lo stanno già facendo, se l’Italia non trova una sua collocazione rischiamo di rimanere tagliati fuori dalle aree di influenza della Libia tout court.

Autore: Alberto

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