Le sfaccettature SESSUALI del Fascismo: i segreti HOT del Duce

(Napoli)ore 11:11:00 del 09/09/2017 - Categoria: , Cultura, Curiosità, Sesso

Le sfaccettature SESSUALI del Fascismo: i segreti HOT del Duce

IL DUCE SPIAVA LE PERVERSIONI DEI SUOI GERARCHI! LE MINORENNI, LE ORGE, LE “TAVOLE ROTONDE” CON GLI AMICHETTI. NEGLI ARCHIVI INGLESI, I VIZI SESSUALI DEL REGIME

IL DUCE SPIAVA LE PERVERSIONI DEI SUOI GERARCHI! LE MINORENNI, LE ORGE, LE “TAVOLE ROTONDE” CON GLI AMICHETTI. NEGLI ARCHIVI INGLESI, I VIZI SESSUALI DEL REGIME 2. ACHILLE STARACE, CAPO DEL PARTITO FASCISTA E SIMBOLO DI MACHISMO NERBORUTO, ESPULSO DAL COLLEGIO DI LECCE PERCHÉ DEDITO ALLA “PEDERASTIA PASSIVA” 3. PER TURATI, DIRETTORE DE “LA STAMPA”, “GLI ATTI PIÙ INVEROSIMILI”: PEDOFILIA, ORGE CON IL SERVO, COPROFILIA: “LA SIGNORA FACEVA I BISOGNI SUL SUO PETTO” (FINIRA' IN MANICOMIO) 4. MEMORANDUM, LETTERE ANONIME, NOTE INFORMATIVE E RAPPORTI DI POLIZIA COMPILATI FRA IL 1922 E IL 1945: MUSSOLINI TENEVA SOTTO CONTROLLO TUTTI: LE MAZZETTE CHE PRENDEVANO I SUOI AMICI, GLI AMORI DELLA FIGLIA EDDA, L’INTRALLAZZO TRA IL DUCA VISCONTI E LA REGINA ELENA, CONSORTE DI VITTORIO EMANUELE III, LE GRAVIDANZE DELL'ENCICLOPEDICO TRECCANI 5. TUTTO PUBBLICATO NEL LIBRO DI CEREGHINO E FASANELLA: “LE CARTE SEGRETE DEL DUCE”

“Pronto?”. Sono le 12.05 del 30 dicembre 1937, a rispondere è il quarantacinquenne Roberto Farinacci, l’intransigente ras fascista di Cremona, e all’altro capo del telefono c’è il sessantenne senatore Giovanni Treccani, che ha dato vita a quel monumento del sapere e della cultura che è il celebre Istituto della Enciclopedia Italiana. Giovanni chiede aiuto al potente gerarca a cui è molto legato: teme che una giovane donna da lui intimamente frequentata possa essere rimasta incinta.

Dove è andato a documentarsi il parlamentare sul ciclo femminile e sulle date fertili delle signorine? Proprio sull’Enciclopedia che porta il suo nome (“nella voce ‘concepimento’, afferma, “è spiegato benissimo il giorno”). Farinacci è un po’ stupito per la mancanza di competenze non libresche di Treccani in questo settore. Ma tant’è. In realtà, però, in materia di letto Treccani - le cui telefonate a sua insaputa sono intercettate, trascritte e inviate a Mussolini - sa esattamente cosa vuole: in un’altra conversazione, anch’essa registrata, il colto imprenditore chiede alla “mezzana” sua interlocutrice, se la ragazza sia “intatta”.

Già, proprio così. “La verginità dell’altra era piuttosto fittizia”, osserva il dotto senatore, “non mi sembrava troppo a posto, la Anna. Non vorrei che anche quest’altra fosse… Ma è molto bella?”. Non vuole essere imbrogliato: desidera lo jus primae noctis e si guarda bene dall’usare le dovute precauzioni anticoncezionali. Questo documento, insieme a centinaia di tanti altri memorandum, lettere anonime, note informative e rapporti di polizia compilati fra il 1922 e il 1945, è custodito al Public Record Office a Kew Gardens, nel Surrey, dove gli avventurosi Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella sono andati a pescare “Le carte segrete del Duce. Tutte le rivelazioni su Mussolini e il fascismo conservate negli archivi inglesi” (Mondadori).

Mussolini teneva sotto controllo tutto e tutti, amici, parenti e la classe dirigente da lui stesso scelta e designata e di cui, giustamente, non si fidava. Infilò così uno sterminato esercito di informatori nei salotti, nei tabarin, sotto le coltri di nobildonne, avventuriere, gerarchi, ammiragli, industriali, allo scopo di intercettare congiure, sventare attentati ma soprattutto per ricattare chi poteva creargli problemi.

Da questa grandissima messe di materiali - rimessa insieme nel dopoguerra da un gruppo di “Special Agents” americani e britannici che portarono i preziosi reperti a Washington e a Londra - emerge un quadro nuovo e assolutamente sconcertante del ventennio, dominato da un micidiale intreccio di vizi privati, pubbliche virtù millantate, affari e politica. Dove l’uso spregiudicato del potere serve ad alimentare e a mantenere in vita piaceri non sempre leciti, loschi affari, traffici oscuri e storie di tangenti.

Ecco dunque in prima fila, nel novero dei sorvegliati speciali, l’insospettabile Ivanoe Bonomi, ex presidente del Consiglio che, con l’instaurazione della dittatura fascista, si è ritirato a vita privata dedicandosi agli studi storici. I poliziotti se la ridono quando qualcuno riferisce loro che la moglie lo ha preso a ombrellate per strada per punirlo delle evasioni dal talamo coniugale, ma si preoccupano quando si levano le urla “dal loro appartamento di Piazza della Libertà 4”.

La consorte non sopporta che Bonomi - il quale nel 1948 sarà eletto primo presidente del Senato della Repubblica - frequenti la maison a luci rosse della marchesa Lucia Nunziante. Bonomi ama appartarsi con giovinette che gli vengono offerte dalla maîtresse, precisano gli investigatori, secondo la procedura a lui più gradita: dopo che le ragazze “hanno già usato” qualche altro amabile frequentatore. Ma non basta. Ha messo gli occhi anche sulla cameriera minorenne e la Nunziante impietosita o forse solo gelosa, licenzia la poveretta e la rispedisce dalle suore.

Quella di capovolgere i ruoli è una pratica assai diffusa per il politico di turno: nel 1927, per esempio, Amalia Fassoni, che ha partorito un figlio dell’ex sottosegretario agli Interni Attilio Teruzzi, governatore della Cirenaica, viene maltrattata, privata del frutto del peccato e ridotta a vivere in estrema povertà. La Fassoni di anni ne ha 24 ma non sono pochi gli uomini di regime e gli alti papaveri che hanno una predilezione per le adolescenti: nell’ottobre 1930 i questurini rilevano: “Una ragazza molto giovane, invitata dal segretario particolare di Acerbo, si reco? al Ministero dove, dopo qualche atto di libidine, il Ministro le diede in compenso lire 150. La ragazza e? rimasta poco soddisfatta perche? si attendeva lire 500, ma si consola affermando che si tratto? di un affare di cinque minuti”.

Il ministro dell’Agricoltura, Giacomo Acerbo, padre della legge elettorale maggioritaria che nelle elezioni del 1924 ha aperto la strada al regime totalitario, le prede le vuole proprio acerbe: autorevole uomo di collegamento tra Mussolini e Vittorio Emanuele III, rettore del Regio Istituto superiore di Scienze economiche, legato alla massoneria, “si diletta di minorenni”, come registra un minuzioso rapporto, “e non disdegna di fare andare al Ministero qualche bella maschietta (le ragazzette che portano i capelli corti e indossano i pantaloni, ndr.)”.

I suoi gusti sono molto particolari ma non rari: li condivide con l’onorevole Augusto Turati. Dopo aver lasciato la guida del Pnf, Turati, è a capo de “La Stampa” di Torino e nella città sabauda non si fa mancare niente: è invischiato in affari illeciti, consuma sostanze stupefacenti a gogò e nel ménage à trois con “la mondana Paolina Marcellino, nota ‘Paulette’ ” è coinvolto un sottoposto della compiacente signora.

“Sua Eccellenza… compiva gli atti piu? inverosimili e talvolta”, scrive ancora il poliziotto, “durante i suoi amplessi con la Marcellino, ordinava al servo di congiungersi con lui”. E’ dunque omosessuale (l’accusa più infamante per il regime) ma nel menu dell’orco-gerarca c’è pure l’infanzia violata: “S. E. Turati predilige le bambine e, a tutte quelle che gli capitano, fa proposte le piu? oscene. Un giorno la Marcellino mando? all’onorevole, per una commissione, una giovinetta della sua sartoria, a costei sollevò le vesti, facendo anche dei tentativi per abusarne…..”.

A questo elenco di ragazzine si aggiunge la figlia dodicenne di una sua amante, e una manicure diciassettenne che gli ammolla un calcione quando lui “cerca di possederla contro natura”. Non manca anche una propensione alla coprofilia “Turati durante i vari convegni avuti”, denuncia un inorridito questurino, “avrebbe anche preteso che la Marcellino facesse i suoi bisogni sul suo petto”. Leggendo queste indiscrezioni sulle preferenze dell’ex segretario del suo partito, Mussolini fa un salto sulla poltrona di Palazzo Venezia: la sua preoccupazione non è difendere le minori dagli abusi o frenare lo sperpero di denaro pubblico ma mettere la sordina a eventuali scandali.

Benito Mussolini

Turati è costretto a dimettersi dalla direzione del giornale, viene chiuso in manicomio e poi inviato a Rodi, per una ‘rieducazione’, e messo a capo di un’azienda agricola, mentre Paulette finisce al confino in Basilicata. Al Duce comunque non gliene va bene una: anche il nuovo segretario del Pnf, Giovanni Giuriati, è sotto la spada di Damocle della infamante pederastia: il ministro, come dicono i questurini, “tiene tavola rotonda” con i suoi amichetti e la notizia arriva alle orecchie persino della stampa americana.

Negli anni Trenta la dittatura vuole ricucire il rapporto tra il regime e l’opinione pubblica e procede attraverso la “fascistizzazione delle masse”: alla guida del partito arriva Achille Starace, uomo di scarsa intelligenza e di nessuna capacità politica, secondo il giudizio del più importante storico del fascismo, Renzo De Felice.

Si pone come esempio di virilismo fascista, di macho nerboruto e forte, ma la polizia sa che è ricattabile: giovinetto è stato espulso dal Collegio nazionale di Lecce in quanto dedito alla “pederastia passiva”. Poco più che ventenne è finito sotto processo, con altri due lestofanti, per violenza carnale nei confronti di due sorelle: è stato condannato ma poi la faccenda venne insabbiata.

A Napoli, nel 1928, al congresso nazionale dei bersaglieri si mormora a proposito della sua liaison con il generale Ceccherini e si dice che a Roma sfrutti un’anziana signora. A Santa Maria di Leuca organizza banchetti con robuste ragazzotte che convince a usare cocaina e cantaridina (ritenuta fortemente afrodisiaca). A tutto ciò si aggiungono i suoi rapporti con la mala e con il gruppo di Giuseppe Parisi, “tenitore di postriboli a Brindisi e a Taranto”, attraverso il quale chiede il pizzo su molti affari.

Non è solo in questa attività. I gerarchi e i funzionari, come risulta dalle intercettazioni, prosperano e si arricchiscono: da Arnaldo, fratello di Mussolini, al responsabile della Direzione Generale Razza e Demografia del ministero dell’Interno, Antonio Le Pera, che nel 1942 si occupa di perseguitare solo e soprattutto gli ebrei ricchi. Noti dissipatori e scialacquatori sono poi Italo Balbo e Galezzo Ciano che, mentre si combatte in Etiopia, se ne va “con due macchine di Stato”, si fa notare, con tutta la famiglia a Cortina d’Ampezzo.

Nella Milano da bere degli anni neri, i federali, come Mario Giampaoli, si danno all’imbroglio e controllano le case di tolleranza: il potente gesuita padre Pietro Tacchi Venturi, mediatore segreto tra papa e Stato italiano nella trattativa per il Concordato, scrive al dittatore preoccupato. Pare che sia proprio l’Onpmi, la prestigiosa Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, a dirottare le sue assistite e i pargoli verso i lidi dello sfruttamento e della prostituzione.

Al Duce con il suo sistema spionistico non sfugge niente: dalle forniture per gli appalti in Cirenaica, disputate a colpi di mazzette, agli amori scapestrati della figlia Edda, al presunto intrallazzo del duca Guido Visconti di Modrone, fratello del podestà di Milano, con la regina Elena, consorte di re Vittorio Emanuele III. Nella rete degli spioni incappano anche il maresciallo Pietro Badoglio, futuro capo del governo alla caduta del fascismo, che frequenta una signora legata ad ambienti inglesi, Giuseppe Bottai, ex ministro delle Corporazioni e poi ministro dell’Educazione Nazionale, legato a una bionda ballerina ungherese, e neppure le avventure del capo della Polizia, Carmine Senise, che si abbandona tra le braccia del prefetto Leopoldo Zurlo.

Piomba sul tavolo del tiranno persino la notizia che Alessando Pavolini, ministro della Cultura Popolare, che ha a sua disposizione un harem di attrici tra cui la fascinosa Doris Duranti, si è spogliato su richiesta delle ammiratrici per mostrar loro “come è fatto un ministro”. A tante singolari trasgressioni, nonostante tutto il suo potere, Mussolini non riesce a mettere un limite: nel 1932 una lettera anonima lo informa che in Francia i fuoriusciti stanno per lanciare una campagna di denuncia dal titolo “Risurrezione di Sodoma e Gomorra”.

A spazzare via l’intreccio tra sesso, malaffare e politica saranno le bombe degli Alleati e poi la lotta di liberazione. Ma la mala erba non si estirpa facilmente e, com’è noto, nel dopoguerra rinasce più fiorente che mai per sopravvivere fino a noi.

Dago

Autore: Gregorio

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