Le religioni fanno i propri interessi in nome di Dio?

IMPERIA ore 08:12:00 del 17/01/2015 - Categoria: Denunce, Editoria, Sociale

Le religioni fanno i propri interessi in nome di Dio?

Le religioni fanno i propri interessi in nome di Dio? | L’analisi di Italiano Sveglia

Chi ha mandato alcuni uomini a morire in nome di Dio lo ha prima fatto per il proprio interesse personale. Alleanze politiche, commercio, costruzioni, portano tutto a un'unica cosa: il denaro. Tutti quei soldati, i semplici fanti senza denaro, o proprio la prima crociata, quella dei ragazzini, possono avere combattuto in nome di Dio per liberare la terra promessa dagli infedeli saraceni. Ma alla fine chiunque aveva buon senso si sarebbe accorto che non tutti erano nemici. Non parleremo di Richard the Lionheart, gia' era un re che aveva secondi scopi in tutto questo. Parliamo di persone semplici, di cavalieri. Francesco d' Assisi voleva partecipare alla crociata, diventando cavaliere (e era un onore) eppure, dopo la malattia, si fermo'. Come per dire che stava facendo uno sbaglio, perche' Dio non voleva tutto quel sangue. Non possiamo dire se Dio li avrebbe perdonati o no. Ma il comandamento e' chiaro: non uccidere. Senza se e senza ma.

Uccidere per legittima difesa personale o per difendere persone inermi è un conto, ben altro conto era uccidere nel nome di Dio mentre lo scopo era il potere e biechi interessi personali. Nei tempi bui del passato la vita umana aveva un valore relativo e vigeva la legge del "taglione". I prepotenti affermavano la loro superiorità spesso uccidendo ma, farlo invocando il nome di Dio non toglie la barbarie che compivano. Non esistono Santi che abbiano ucciso nel nome di Dio, ma solo assassini. Ddel resto ancora oggi l' ignoranza ( e la povertà ) è spesso usata da chi sfrutta tale ignoranza per convincere persone a compiere atti di sterminio nel nome di un Dio che non centra per nulla, ma qualcuno, da tali atti ottiene sia potere che denaro e poco importa se qualche "fanatico" si suicida nel nome di Dio.

Eppure i dottori della Chiesa erano grandissime persone. Quanto ai laici, Giotto, Dante, Petrarca, gli spiriti magni del Rinascimento (pensiamo a Michelangelo) furono tutti uomini profondamente religiosi. Tasso, Vico, Manzoni. E abbiamo citato solo italiani e solo uomini di lettere e arti. L'elenco non avrebbe fine a voler citare il contributo di scienziati, spesso sacerdoti (Copernico, Mendel), medici (S.Giuseppe Moscati), e via via in tutti i campi in cui si esplica l'umano ingegno (e uomini politici, Re lungimiranti: l'elenco sarebbe lunghissimo). E dovremmo ancora ricordare il ruolo avuto nel sistemare e nell'irrobustire la nostra cultura "laica" dagli uomini di Chiesa: S.Girolamo e S.Agostino; il Monachesimo nei secoli più difficili; la codificazione delle sette arti liberali, modello di studi perpetuatosi fino ad oggi; e nell'epoca moderna, la sterminata erudizione dei Gesuiti, inavvicinabile nell'Europa di quegli anni, il loro metodo di studio, ovunque imitato. Qui assolutamente "ignorantia non excusat": è davvero troppo e troppo palese, per girarsi dall'altra parte e fare finta di niente.

Oltre che "intelligenti", quelle citate sono grandi personalità, in tutti i sensi: è assolutamente impossibile fare un paragone con la minoranza dei miscredenti di quei secoli, gente intellettualmente e moralmente assai mediocre. Solo il nostro tempo pullula di scettici: e infatti è un tempo di ignoranza, per quanto presuntuosamente si proclami il contrario. E allora le cose sono due: o si nega la grandezza di questi giganti, contro l'evidenza, oppure la si riconosce negando la loro stessa parola, che ha proclamato fermamente la fede cattolica, e questo è un assurdo. Il problema della religione in generale è l’uomo, non il messaggio in se.

Autore: Gerardo

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