La famiglia tradizionale vincerà ancora!

CAGLIARI ore 21:37:00 del 22/02/2016 - Categoria: Cronaca, Denunce, Editoria, Sociale - Adozioni

La famiglia tradizionale vincerà ancora!

Non ci sono prove per indicare o sostenere che genitori gay, lesbiche, bisessuali o transessuali siano di per sé superiori o inferiori o carenti di competenze genitoriali, attenzioni per il bambino e attaccamento genitoriale rispetto a genitori eterosessu

«I campioni piccoli e non rappresentativi presi in considerazione e l’età relativamente giovane della maggior parte dei bambini suggeriscono qualche riserva. Tuttavia, il peso delle prove raccolte nel corso di diversi decenni usando diversi campioni e metodologie è convincente nel dimostrare che non vi è alcuna differenza sistematica tra genitori gay e non gay per salute emotiva, capacità genitoriali, e atteggiamenti nei confronti della genitorialità».

La dottoressa Sharon Quick ha criticato il TR sostenendo che le affermazioni contenute nel documento non sono confortate dai riferimenti scientifici forniti:

«l’imparzialità della dottoressa Patterson è venuta in discussione quando prima del processo si è rifiutata di consegnare ai suoi legali le copie della documentazione
da lei utilizzata negli studi. Questa corte le aveva ordinato di farlo ma lei ha unilateralmente rifiutato, nonostante i continui sforzi da parte dei suoi avvocati di raggiungere tale scopo. Entrambe le parti hanno stabilito che il comportamento della dottoressa Patterson è una chiara violazionedell’ordine di questa Corte. La dottoressa Patterson ha testimoniato la propria condizione lesbica e l’imputata ha sostenuto che la sua ricerca era probabilmente viziata dall’utilizzo di amici come soggetti per la sua ricerca. Tale ipotesi ha acquisito ancora più credito in virtù della sua riluttanza a fornire i documenti ordinati».

Il settimo riferimento è un libro nel quale l’autrice intervista genitori omosessuali e figli di genitori omosessuali.
L’ottavo è una rassegna di studi condotta dalla dottoressa Cheryl Parks. Dopo aver analizzato 17 ricerche sulla genitorialità lesbica, conclude che i soggetti di questi studi sono tipicamente «giovani, bianche, di classe sociale medio-alta, di elevata istruzione, residenti in aree urbane e aperte circa la loro sessualità»; in altri termini, i campioni non sono rappresentativi della popolazione.

L’ultimo riferimento dell’American Academy of Pediatrics è un Technical Report (TR) firmato dalla dottoressa Ellen Perrin. Queste le contraddittorie conclusioni:

«Troviamo questa posizione insostenibile e, se attuata, gravemente dannosa per i bambini e la famiglia; siamo  contrari a questa posizione a causa dell’assenza di prove scientifiche a suo sostegno, e delle potenziali conseguenze negative sui bambini. Concedere lo status di matrimonio legale alle unioni omosessuali sarebbe un tragico errore di calcolo che porterà danni irreparabili alla società, alla famiglia e ai bambini».

Questa è ciò che viene dichiarata “ricerca scientifica” e che come tale viene ritenuta e accettata dai lettori dei più importanti quotidiani e sulla quale formeranno la loro opinione su questo argomento.

Al di là del caso specifico l’analisi di Marchesini mostra come sia facile piegare la scienza a conclusioni precostituite per orientare l’opinione pubblica in un senso ritenuto “desiderabile” da una cerchia ristretta di individui.

Ed ecco perché sarebbe di primaria importanza una diffusa analisi critica sulle affermazioni della scienza, cosa che invece è largamente assente sui media ad ogni livello

«riconosce che una considerevole mole di letteratura professionale fornisce la prova che bambini con genitori omosessuali possono avere gli stessi benefici e le stesse aspettative in termini di salute, adattamento e sviluppo dei bambini i cui parenti sono eterosessuali».

La «considerevole mole di letteratura professionale» che l’American Academy of Pediatrics fornisce a sostegno della sua posizione si limita purtroppo a soli nove riferimenti.

Un riferimento è uno studio dal quale emerge che i genitori gay hanno avuto successo nel trovare cure pediatriche, il secondo e terzo studio sono degli “amicus brief“, cioè delle consulenze svolte da soggetti che hanno degli interessi nella questione ma non direttamente coinvolti nel caso specifico, il quarto riferimento si conclude riconoscendo che la ricerca ha delle limitazioni nel campione ristretto e nei soggetti scelti in modo non casuale e mancanza di “follw up”, cioè di verifiche nel tempo di eventuali cambiamenti nei risultati.

Il quinto è poi una rassegna della Dott.ssa Tasker dedica a due studi britannici. Il primo compara un campione molto ridotto di appena trentasette bambini, la Tasker inoltre compie un errore metodologico mettendo a confronto bambini cresciuti da coppie lesbiche con bambini cresciuti da una madre sola, il metodo utilizzato è quello dell’intervista semi-strutturata a madri e bambini. Secondo la stessa Tasker, «gli esiti delle interviste sono sempre oggetto di critiche di  parzialità a causa di effetti di presentazione di sé», e «considerate le piccole dimensioni del campione, differenze relativamente sottili tra i due tipi di famiglia posso essere andate perdute»; tutto ciò, comunque, non le impedisce di affermare che «bambini cresciuti in famiglie lesbiche non sono svantaggiati da questa esperienza».

Il sesto è un riferimento agli studi della Dott.ssa Patterson curata da lei stessa. Per quanto riguarda le tre ricerche si riscontra che la prima non ha un gruppo di controllo, utilizza come strumenti interviste e questionari auto-somministrati ed «è stata costruita su un campione non rappresentativo che è stato composto con il passaparola ». La seconda ricerca ha un campione di 55 famiglie lesbiche e 25 famiglie eterosessuali (non è chiaro se si tratta di coppie o di madri sole con figli), tutte selezionate attraverso la banca dati della Banca dello Sperma della California; sempre a proposito della scarsa rappresentatività del campione utilizzato, la stessa autrice ammette che «le donne che concepiscono bambini alla Banca dello Sperma generalmente hanno sia un alto grado di istruzione che una buona disponibilità di denaro»; infine, sono stati usati questionari auto-somministrati e interviste con gli insegnanti dei bambini. La terza si basa su resoconti di 44 madri lesbiche conviventi con un gruppo di controllo costituito da 44 madri conviventi eterosessuali. Ovviamente è difficile concludere, sulla base di tali ricerche, che non esistono differenze tra figli di coppie omosessuali e figli di coppie eterosessuali conviventi e sposate.

 Non è inoltre irrilevante inoltre il fatto che nel 1997 la Patterson fu convocata come perito in un processo riguardante una madre lesbica, nei documenti di tale processo si afferma che “l’imparzialità della Dott.ssa Patterson è venuta meno quando si è rifiutata di consegnare ai propri legali le copie della documentazione da lei usata” questa la dichiarazione del Tribunale della Florida :

There is no credible evidence that shows that a parent’s sexual orientation or gender identity will adversely affect the development of the child.

Un vero “copia incolla” degno dei peggiori siti internet, con la differenza che in quest’ultimo caso vengono indicati degli studi di riferimento.

Ma è finalmente sull’American Academy of Pediatrics che troviamo una “considerevole mole” di letteratura scientifica:

«Ci sono 31 riferimenti che vengono citati 46 volte nel testo. Tre di questi riferimenti non possono essere presi in considerazione: una citazione confusa; un libro che non è una ricerca originale e non riportava i numeri di pagina delle citazioni; e una meta-analisi (esclusa per motivi tecnici). Possono essere esaminate 43 note a 28 riferimenti. In 22 note su 43 (il 51%) il riferimento è citato erroneamente. Quindici riferimenti sono citati una volta con otto errori di citazione totali. Undici riferimenti sono citati due volte, e citati erroneamente per un totale di undici volte. Due riferimenti sono citati tre volte ciascuno con un totale di tre citazioni errate. Dei 28 riferimenti esaminati, 16 (il 57%) sono stati citati erroneamente almeno una volta. […]. Il TR contiene nove citazioni che non riguardano le affermazioni indicate. Due affermazioni travisano i dati citando riferimenti che hanno risultati esattamente opposti all’affermazione, e citando uno studio su bambini di età compresa tra 3-9 anni per sostenere un’affermazione sui risultati di figli adulti. Un riferimento contiene dettagli in casi clinici che sono in conflitto con il testo delle note. Due articoli citati sostengono parzialmente le affermazioni corrispondenti, ma le affermazioni sono fuorvianti perché non riportano tutti i risultati pertinenti. Si conclude che non esiste nessuna differenza tra gruppi di studio e di controllo, ma otto citazioni che dovrebbero confortare questa affermazione si riferiscono a studi o senza un gruppo di controllo o che riferiscono differenze tra i gruppi, oltre ad analogie».

Inoltre «in tutti gli studi scientifici originali citati nel TR sono stati usati campioni non rappresentativi ». In effetti, il TR contiene almeno quattro ricerche che contraddicono l’affermazione secondo la quale non esiste alcuna differenza tra genitori gay e genitori eterosessuali.

Infine, va segnalata una presa di posizione dell’American College of Pediatricians che critica le affermazioni dell’American Academy of Pediatrics. I membri del consiglio dell’American College of Pediatricians hanno inviato alla redazione di Pediatrics una lettera nella quale contestano le affermazioni a favore dell’omogenitorialità:

La notizia viene divulgata nel 2013 nel modo più autorevole possibile con un articolo sul Correre della Sera a firma del Prof. Vittorio Lingiardi: Si cresce bene anche con genitori gay Ecco i risultati di 30 anni di ricerche.

L’argomento dovrebbe essere inattaccabile, se dopo ben 30 anni di ricerche e con l’avallo di uno stimatissimo professore di Psicologia Dinamica dell’Università “La Sapienza”, si è giunti alla conclusione che crescere con genitori dello stesso sesso e omosessuali non ha alcun effetto negativo sul bambino. Ma su quali prove si basa questa conclusione?

La verifica ha deciso di farla lo psicologo Roberto Marchesini andando a cercare quanto affermato dalle varie fonti alla base dell’articolo sul Corriere della Sera. Per prima è stata analizzata la posizione della American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (AACAP), della quale troviamo un documento del 2013 intitolato “Children with Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Parents” nel quale si afferma che:Current research shows that children with gay and lesbian parents do not differ from children with heterosexual parents in their emotional development or in their relationships with peers and adults.

“Ricerche attuali mostrano  che bambini con genitori gay e lesbiche non differiscono dai bambini con genitori eterosessuali…”, afferma l’articolo, ma in esso non vengono dati i riferimenti delle ricerche stesse, si può però trovare nello stesso articolo un rimando ad un altro articolo della AACAP del 2008 quasi dallo stesso titolo: “Gay, Lesbian, Bisexual, or Transgender Parents“. Nel breve articolo si afferma che:«Non ci sono prove per indicare o sostenere che genitori gay, lesbiche, bisessuali o transessuali siano di per sé superiori o inferiori o carenti di competenze genitoriali, attenzioni per il bambino e attaccamento genitoriale rispetto a genitori eterosessuali. Non vi è alcuna prova credibile che dimostri che l’orientamento sessuale o l’identità di genere di un genitore incida negativamente sullo sviluppo del bambino»

“Non ci sono prove che suggeriscano…” afferma l’articolo, ma in scienza l’assenza di prove non basta ad affermare qualcosa, inoltre continuano a mancare i riferimenti agli studi da cui queste conclusioni sono ricavate.

Stesse identiche affermazioni da parte dell’American Psychoanalytic Association:

Autore: Alberto

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