Jessica Resteghini, il teatro è in crisi e sperimentare diventa una necesità…

MILANO ore 19:48:00 del 24/04/2014 - Categoria: Teatro

Jessica Resteghini, il teatro è in crisi e sperimentare diventa una necesità…

Ecco perché la milanese ha accettato di prendere parte ad un movie che grazie al canale Youtube le ha regalato... la celebrità!

Jessica Resteghini ha 29 anni, vive a Milano ed è un’attrice. Ma dei tre elementi, l’ultimo è quello che contraddistingue ogni singolo istante della sua vita. Per lei il palco è una cornice che inquadra tutta la sua esistenza. Non potrebbe vivere senza. Una vera e propria “malattia”, un lavoro su cui si impegna ogni giorno, non appena le è possibile, assorbendola quasi completamente.
Eppure, per i motivi più disparati, è il web ad averla consacrata. Migliaia di visualizzazioni in pochi giorni, un autentico tripudio. Il contesto? Un video a metà fra il trash e l’ironico realizzato dal regista Alex Vemdel con la partecipazione del critico Andrea Diprè. Risultato? Jessica Resteghini è diventata star. Eppure il suo curriculum è ricco: ha iniziato l'accademia teatrale nel 2003, "buttata" sul palco in veste di allieva attrice. Poi nel 2006 si è avvicinata con cautela al piccolo schermo ed ha interpretato il suo primo cortometraggio. Lo stesso anno è diventata prima attrice giovane di una compagnia teatrale che lavorava prettamente in dialetto milanese.
Nella sua carriera vanta numerose interpretazioni in spettacoli, cortometraggi, film indipendenti e web-radio soap. Insomma, la risposta vivente a chi dice che il teatro è morto. Jessica di questo non solo ci vive economicamente, ma ci vive di emozioni.

Perché proprio il teatro?

Colpa di mia mamma, che mi ha sempre portato con lei ai suoi appuntamenti culturali. A 15 anni ho letto la locandiera di Goldoni e sono rimasta estasiata da quel testo e lì ho detto alla mia famiglia che volevo studiare recitazione. Appena entrata in quel mondo, me ne sono innamorata. Gente di ogni età che lavorava insieme senza problemi e che spiegava senza voler nulla in cambio. Non mi aspettavo la fama o i riconoscimenti, volevo solo recitare e imparare ad emozionare la gente. Questo è il teatro per me.

Come sta, oggi, il teatro?

Il teatro da alcuni anni è in crisi nera. Non ci sono fondi e i comuni hanno bloccato quasi del tutto le sovvenzioni. Sopravvivono solo i grandi teatri o quelli sovvenzionati dai privati. Il teatro Smeraldo a Milano è stato smantellato, il San Babila ha chiuso ed è stato trasferito in Piazzale Corvetto, i piccoli teatri falliscono... Il pubblico del teatro sta morendo e i giovani sembrano non essere più interessati. Inoltre i prezzi dei biglietti dei teatri non sono accessibili per i giovanissimi.

Ma tu, scesa dal palco, che persona sei?

Sono una ragazza normalissima, che studia e si prepara sempre per la prossima messa in scena. Il palcoscenico mi ha reso più forte da un punto di vista e più sensibile dall'altro. Come ogni attore, ho una buona consapevolezza del mio corpo, delle mie capacità e dei miei limiti.

E poi, qualche settimana fa, ecco il boom sul web: ci spieghi cos’è successo con il corto che ti ha visto protagonista?

Alex Vemdel, regista e sceneggiatore, mi ha spiegato la sua idea. Mi disse che il corto era incentrato sul tema della crisi e mi spiegò la sua visione e interpretazione della sceneggiatura e dei personaggi: “Il paese non ha più niente da dargli e non sa più cosa togliere a loro. Da lì il darsi al piacere e a un sottile autolesionismo con uso implicito di droghe per aspettare poi di decidere che cosa fare: ribellarsi? Suicidarsi? Restare a guardare e attendere che si smuova lo stato delle cose? Che la fortuna giri dalla propria parte? Questa è la riflessione. Ma non dicono che cosa faranno di preciso, pongono le domande, non danno le risposte. Sono personaggi che si dicono colpiti e arrabbiati a causa della Crisi economica che ha tolto a loro cose preziose”. [foto3]

Qual è stato il segreto del successo?

Sicuramente la presenza di Andrea Dipré, ma io ho accettato perché mi interessava il messaggio di crisi che il regista voleva mandare. Inoltre volevo fare un’esperienza diversa rispetto a quella alla quale ero abituata e nel giro di qualche settimana ci accordammo sulle riprese. Ed eccomi lì a fare un corto exploitation - trash per quello che rappresentava e voleva comunicare. Nessuna recitazione "vera" o "realistica", perchè così doveva essere, ed ogni personaggio (tranne Andrea Diprè) doveva risultare la "macchietta" di quello che interpretava. Doveva essere goliardico!  La cosa positiva è che il web ha dato la possibilità di espressione a tutti, ma quella negativa è che non sono mai state dettate delle regole. Il web ha preso potere, sta superando la televisione. Holocaust Party ha avuto 18.000 visualizzazioni in 48 ore. Non mi aspettavo una portata di utenza simile, nettamente diversa da quella alla quale ero abituata con il teatro. Ho osato, lo so, ho lavorato con un personaggio amato e odiato dal pubblico del web e dei social. Questo video ha scosso e ha fatto scalpore, ci sono state molte critiche, ma anche tanti complimenti.

In futuro come ti vedi?

In futuro mi vedo ancora a studiare, lottare e recitare. Il teatro mi ha sottratto del tempo ad altro, ma mi ha donato negli anni, una forza che non pensavo di avere. Per gli attori, per quelli che veramente voglio fare gli attori, questa carriera non finirà mai.... Non può finire, perchè non è un hobby, è la passione, un modo di vivere. Non so come sarò tra 10 anni, sicuramente sarò più esperta, ma al momento sono qui ad inseguire il futuro giorno per giorno, attendo l'occasione giusta ed in tanto studio, cresco, mi preparo... Non vorrei mai che arrivasse all'improvviso e mi trovasse impreparata…

Autore: Albertone

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