ITALIANI tutti i giorni in fila per mangiare: la triste realta' che non ti raccontano

(Firenze)ore 21:02:00 del 09/12/2016 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Economia, Sociale

ITALIANI tutti i giorni in fila per mangiare: la triste realta' che non ti raccontano

La triste realtà che ti nascondono! Tutti i giorni in fila per mangiare. Viaggio nell’Italia degli “ultimi”

La triste realtà che ti nascondono! Tutti i giorni in fila per mangiare. Viaggio nell’Italia degli “ultimi”

«Guarda che poteva succedere anche a te» dice l’ex facchino Franco Lepore, nato a Bologna, vissuto in via Massarenti, trentasei anni di lavoro duro e vacanze in città, a parte un solo viaggio «memorabile» in Brasile alla fine degli Anni Novanta. «Perdi il posto, ti salta la casa. I miei cugini si sono fatti una famiglia. Non ho nessuno nelle condizioni di aiutarmi». Accanto a lui, ci sono diciannove persone sedute sulle panche di questa stanzetta troppo illuminata. Aspettano il secondo turno perché il refettorio è pieno.

Una donna pallida, con il viso deturpato da una cicatrice, esce urlando e piangendo. Dice fra i singhiozzi che in coda le hanno storto un braccio. Arriva la polizia. In dieci si fanno avanti per smentirla. «Non mi sento bene, scusatemi» dice adesso la donna mettendosi a sedere. Odore di mandarini. Un altro giro di tagliatelle al sugo. Un’altra sera alla mensa della Caritas di Bologna.

La prima notte  

«La prima notte in strada ero titubante», dice il signor Lepore. «Mi hanno rubato il sacco a pelo già due volte. Per fortuna ho un amico che tiene le mie cose da lui. Alla fine, bisogna risollevarsi. Mi sono fatto fare tutti i conteggi. Mi mancano 16 mesi alla pensione. Devo resistere».

Resistere a Bologna. In Italia nel 2016. Dove la crisi non è mai finita, almeno se la si guarda da queste specie di sala d’aspetto. Gli ultimi dati della Caritas dicono, anzi, che i senzatetto nel 2015 sono aumentati del 21 per cento rispetto all’anno precedente. Quattro milioni e mezzo di italiani vivono in condizioni di povertà assoluta, mai così tanti dal 2005. E proprio qui, sotto le Due Torri, in Emilia Romagna, il 64 per cento dei pasti sociali è per gli italiani.

A cena ci sono nigeriani, senegalesi, magrebini, siriani, badanti moldave e romene, un’infermiera polacca che sorride a tutti. E poi loro, gli invisibili d’Italia. Hanno borselli agganciati stretti alla cintura e vecchi giacconi da sci. Qualcuno si saluta con il nome delle città. «Ciao Firenze!». Altri non parlano e scappano il più in fretta possibile. C’è Gianluca Pezzoli con il cane Scubidù, legato all’ingresso: «Lavoravo a Rimini, ma avevo troppi pensieri, troppa ansia. Ho mollato tutto per stare in pace». E c’è l’idraulico Alberto che, invece, ha divorziato a Roma, è di Reggiolo, ma non voleva tornare a casa così impoverito, e ci riprova qui: «Mi mancano i miei figli. Loro non sanno che dormo per strada. Sono fuori da tre mesi, ma non mi arrendo. Ho dato come domicilio l’indirizzo del centro ascolto di via Polese. Metto annunci a ripetizione sul web. Sono un bravo artigiano. Mi è appena arrivata una richiesta per un rifacimento bagno. Ho fatto un preventivo da 2100 euro».

La cena alla Caritas, il pranzo alla mensa degli Antoniani, un’altra istituzione cittadina. Hanno dovuto dedicare dei giorni alle famiglie, perché arrivavano a mangiare i genitori con i figli. Ed è sempre qui che si può vedere come può finire, certe volte, il boom economico. Antonina e Salvatore Arena, 85 e 87 anni, emigrati a Bologna nel 1960 da Valguarnera Caropepe, Sicilia. «Lavoravo alla fabbrica di gesso di Ponticelli» dice lui. «Non torniamo al paese da più di trent’anni» dice lei. Due pensioni minime, quattro figli. «Non hanno un lavoro stabile, noi cerchiamo di aiutarli. Ogni giorno prendiamo il pullman 90. Ci vuole mezz’ora per venire alla mensa. Poi torniamo a casa. Questa sera abbiamo la pasta».

Fra i tavoli della messa della Caritas tutti cercano gli occhi di Anita. «Ciao splendore», «ciao bellissima», le dicono mentre porta i carrelli. Anita Monopoli fa il turno di notte al centro meccanografico delle Poste, ma prima viene ad aiutare. «Io sarò sempre dalla parte delle donne. Ma qui ho imparato ad essere anche dalla parte degli uomini. Spesso vengono penalizzati nel divorzio e con i figli. L’altra sera c’era un signore garbato, elegante, ricordava Michele Mirabella. Mi ha colpito la sua compostezza. Ogni volta dico a tutti: spero di non vedervi mai più. Ma poi, purtroppo, li vedo ritornare».

Tutte le sere, Massimo Matteuzzi, ex magazziniere, ex autista, 62 anni, compra un biglietto del treno per Castel Maggiore da un euro e 50. È il più economico in commercio. «Senza biglietto i vigilantes non ti fanno entrare in stazione. Ma io vengo qui proprio perché ci sono loro». Il sottopassaggio è pieno di persone

http://www.lastampa.it/2016/11/28/italia/cronache/senza-lavoro-in-fila-per-un-pasto-viaggio-nellitalia-degli-ultimi-OyEd1u64lLpuyEcmJUZ5jN/pagina.html

Autore: Carmine

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