Italiani si tolgono la vita mentre parlano di Rai, Referendum e Olimpiadi: CAZZATE! MA COME CAZZO FATE AD ADDORMENTARVI LA NOTTE?

(Napoli)ore 09:33:00 del 10/08/2016 - Categoria: Cronaca, Denunce

Italiani si tolgono la vita mentre parlano di Rai, Referendum e Olimpiadi: CAZZATE! MA COME CAZZO FATE AD ADDORMENTARVI LA NOTTE?

Suicidi: “Il dato è in aumento, le persone che si suicidano per questioni economiche sono aumentate”.

SUICIDI PER QUESTIONI ECONOMICHE IN AUMENTO IN TUTTA ITALIA. LO STATO ASSENTE. RENZI PENSA ALLA RAI, AL REFERENDUM E ALLE OLIMPIADI, MA DEGLI ITALIANI SE NE SBATTE. CON UN CAPO DI GOVERNO COSÌ NON ABBIAMO BISOGNO DI NEMICI, CI ESTINGUIAMO DA SOLI!

Suicidi: “Il dato è in aumento, le persone che si suicidano per questioni economiche sono aumentate”. Nicola Ferrigni, direttore di Link Lab il laboratorio di ricerca sociale della Link Campus University, traccia i contorni di una fotografia fosca sulla situazione economica del paese che secondo i recenti dati Istat ha toccato il record di povertà assoluta con il 4,6 per cento della popolazione.

Il dato più allarmante, secondo Ferrigni che ogni sei mesi delinea i nuovi dati sui suicidi in Italia – è quello che “se fino a poco tempo fa i gesti estremi avvenivano soprattutto nel Nord est italiano, quello con maggiore concentrazione economica e di imprese, oggi invece la regione più colpita è la Campania, ovvero dove c’ maggiore disoccupazione”. “Nel corso degli anni il Welfare non è più stato all’altezza di svolgere ruolo di ammortizzatore sociale ed è stato via via sostituito dalle solidarietà della propria famiglia”, prosegue ancora Ferrigni.

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“La Campania è poi la regione del sole e dell’allegria per definizione e il fatto che questa concentrazione si registri proprio in Campania è indice di una situazione diventata satura”.

Non c’è dubbio per il direttore di Link lab, “è la politica che non sostiene più la popolazione e non solo come sussidio, che può essere un tampone temporaneo. La politica nazionale ora dovrà dare delle risposte”.

Nel primo semestre 2016 sono 81 i casi di suicidio per motivazioni economiche registrati in Italia. Il dato è in crescita di quasi il 20% rispetto a quanto rilevato nella seconda metà dello scorso anno, quando il fenomeno sembrava segnare una prima inversione di tendenza nella sua triste escalation. Il mese di giugno in particolare è stato il peggiore dall’avvio dell’Osservatorio Suicidi per crisi economica (2012): 19 i casi, ancor più rispetto ad altri mesi tradizionalmente più tragici, come febbraio (16) e maggio (15).

La Campania – seguita da Sicilia, Lombardia, Lazio e Marche – è la regione che ha registrato il maggior numero di vittime (13,6%) mentre per la prima volta il Veneto non è più la regione simbolo del triste primato, con un’incidenza passata dal 21,2% del 2015 al 7,4% di questo primo aggiornamento dell’Osservatorio.

“I dati relativi ai primi sei mesi del 2016 – spiega Ferrigni – disegnano una nuova geografia del fenomeno, che all’inizio interessava soprattutto l’Italia settentrionale e nello specifico le regioni del Nord-Est – storicamente a elevata densità industriale – per poi conoscere nell’arco di un quadriennio una progressiva uniformità sull’intero territorio. Oggi invece il quadro appare decisamente trasformato, con la maggior parte dei suicidi avvenuti nelle regioni del Centro Italia (27,2%) e il Sud al 25,9%. In sensibile diminuzione – conclude il sociologo – sia il Nord-Est che il Nord-Ovest, rispettivamente con il 17,3% e 16%, mentre il dato cresce nelle Isole, ora al 13,6%, con un forte incremento in Sicilia”.

Questa differente geografia si riflette in una nuova rappresentazione della condizione professionale delle vittime di suicidio: oltre la metà (50,6%) dei casi coinvolge ora i disoccupati mentre scende al 34,6% (contro il 46,1% fatto registrare nel 2015) la percentuale di imprenditori suicidi, la percentuale più bassa fatta registrare dalla categoria dall’inizio del monitoraggio.

Per quanto riguarda l’età, invece, l’aggiornamento segnala un incremento significativo del numero di vittime di età compresa tra i 45 e i 54 anni, cui fa da contraltare un costante andamento della fascia d’età dei 55-64enni, ma soprattutto il calo del numero di vittime tra i più giovanissimi: dall’inizio dell’anno complessivamente l’8,7% delle vittime aveva meno di 35 anni.

Nei primi 6 mesi dello scorso anno tale percentuale è invece stata pari al 12,4%. Nel complesso, dal 2012 al primo semestre 2016 è sempre il Veneto la regione epicentro del fenomeno, mentre le province più colpite sono Venezia, Padova, Napoli, Salerno e Treviso.

Autore: Samuele

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