Italia ufficialmente in guerra in Libia!

TORINO ore 12:49:00 del 07/03/2016 - Categoria: Cronaca, Denunce, Politica - Guerra

Italia ufficialmente in guerra in Libia!

La guerra in Libia si farà, e stavolta sarà davvero la "guerra dell'Italia". Tutto però sta nel capire quando, come e con quali conseguenze avverrà tutto questo.

La guerra in Libia si farà, e stavolta sarà davvero la "guerra dell'Italia". Tutto però sta nel capire quando, come e con quali conseguenze avverrà tutto questo. Tanto è caotico lo scenario libico quanto appare al momento chiaro il piano di Matteo Renzi: prendere tempo, usare prudenza. "Non possiamo permetterci iniziative estemporanee senza che vi sia già una prospettiva per il dopo", spiega ai collaboratori secondo quanto riferisce il retroscena del Corriere della Sera. "Se non si forma prima il governo non si riesce a stabilizzare il Paese, e in una situazione del genere un'occupazione militare non servirebbe, anzi sarebbe controproducente. Ci ricordiamo tutti come è andata a finire l'altra volta: con una guerra civile che dura da cinque anni. Perciò non si può pensare di risolvere tutto solo con un intervento militare".

Solo con un governo libico - Serve dunque un governo libico di unità nazionale, per due motivi. Il primo: avere un interlocutore certo e non, come accaduto anche nel caso dei 4 italiani sequestrati, una serie di bande militari e tribù in cerca di "accreditamento politico". Il secondo: fare in modo che sia quel governo riconosciuto a richiedere un "aiuto" militare alle potenze occidentali. Solo in quel caso Renzi potrà agire sotto un ombrello di riconoscimento internazionale, dribblando le probabilissime accuse di "interventismo". Anche per questo il premier ora rifiuta "irresponsabili accelerazioni".

Cosa rischia l'Italia - I rischi sul tavolo sono enormi. Gli interessi economici, innanzitutto, a cominciare da quelli energetici. La guerra "francese" del 2011 li ha indeboliti, in questi anni con grande fatica le nostre aziende hanno mantenuto la posizione. Una guerra ne comprometterebbe affari e futuro. La conta dei morti, poi. Cinicamente è impossibile non prevedere vittime militari e civili in caso di un coinvolgimento bellico, tanto più che l'Italia sarebbe mai come in questo caso in prima fila. Quanti uomini mandare sul fronte? Tremila, cinquemila, settemila? Poco cambierebbe, il rischio di perdite sarebbe elevatissimo. Senza contare la ricaduta sul piano degli eventuali attentati terroristici, risposta ovvia da parte dello Stato islamico e dei suoi fiancheggiatori, proprio come accaduto alla Francia di François Hollandedopo l'accelerazione sui bombardamenti in Siria

Il sondaggio choc - Gli interessi politici, infine. In un quadro così delicato a livello internazionale, con l'Isis alle nostre porte, è riduttivo parlare di meri calcoli interni. Ma esattamente come Nicolas Sarkozy spinse per la guerra perché in campagna elettorale, desideroso di accreditarsi come leader dal pugno di ferro, è impossibile per un politico non pensare alle urne. E un sondaggio Ixè rivela come l'81% degli italiani sia contrario a un intervento militare. Legittimo, in questo senso, che Renzi voglia temporeggiare, a meno che il precipitare degli eventi non lo costringano a prendere la situazione in pugno.

Autore: Samuele

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