ITALEXIT: cosa succede se torniamo alla lira?

(Milano)ore 18:46:00 del 01/08/2016 - Categoria: Economia

ITALEXIT: cosa succede se torniamo alla lira?

Le potenziali insolvenze sono quasi raddoppiate, a 360 miliardi di euro, negli ultimi cinque anni e ora contano per il 18% di tutti i prestiti da rimborsare.

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La sua performance è stata ininterrottamente scarsa. L’economia è ridotta del 10% rispetto a prima della crisi finanziaria e il risultato è una disoccupazione alta, soprattutto nel sud del paese.

Prima di entrare nell’euro, l’Italia si sarebbe potuta rendere più competitiva svalutando la lira ma l’opzione non è più disponibile. Il rischio perciò è ovvio. L’Europa soffre di un rallentamento per via del trauma Brexit. E la già debole Italia soffre più di tutti, mentre le sue banche iniziano a fallire. Ai piccoli investitori viene detto che le regole europee prevedono che debbano farsi carico di alcune perdite.

La crescita lenta e gli alti livelli di disoccupazione si riflettono negli alti livelli di prestiti non performanti (NPL, alias crediti deteriorati) che affliggono le banche italiane. Le potenziali insolvenze sono quasi raddoppiate, a 360 miliardi di euro, negli ultimi cinque anni e ora contano per il 18% di tutti i prestiti da rimborsare.

Il governo di centro-sinistra di Matteo Renzi perde potere e viene rimpiazzato dal Movimento Cinque Stelle, che promette un referendum sull’uscita dall’euro. Dato lo stato dell’economia, una “Quitaly” non è da escludere. Se succedesse, la moneta unica crollerebbe.

E’ chiaro che i prestiti non performanti (NPL) rispecchiano un’economia non performante. Sono sintomo di un problema e non la causa. A differenza di Grecia, Irlanda e Spagna, l’Italia non ha attraversato un periodo di boom economico prima della Grande Recessione del 2008-2009.

Prima la Grexit, poi la Brexit. Ora la minaccia che incombe sull’Europa è la “Quitaly”, la paura che l’Italia decida di non volere più la moneta unica e torni alla lira. Messa giù semplicemente, l’economia italiana sta annaspando e lo fa da vent’anni, durante i quali non c’è stata praticamente crescita ed è diventata sempre meno competitiva nell’esportazione.

Autore: Carmine

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