Internet notizie: lo streaming online fara’ chiudere il cinema?

AOSTA ore 16:13:00 del 26/08/2015 - Categoria: Cinema, Internet - Streaming

Internet notizie: lo streaming online fara’ chiudere il cinema?

Internet notizie: lo streaming online fara’ chiudere il cinema?Woody Allen denuncia: internet ha cambiato tutto e adesso l’esperienza cinematografica rischia di scomparire

Woody Allen denuncia: internet ha cambiato tutto e adesso l’esperienza cinematografica rischia di scomparire

“C’è la questione dei piccoli schermi che diventano sempre più grandi, della definizione dell’immagine che sarà sempre maggiore… il risultato è che la gente si guarderà i film a casa, senza più uscire. [...] Ma sarà un’esperienza molto diversa di quando ero ragazzino io, e ti alzavi la mattina e non stavi più nella pelle perché sapevi che più tardi saresti andato al cinema. Le sale erano grandi e bellissime, la gente aspettava in coda sotto la pioggia e l’intera esperienza aveva qualcosa di magico. Ora è un’altra cosa. Parlo con gli studenti di cinema e mi dicono, ‘sì, certo, Lawrence d’Arabia, l’ho visto. Quarto Potere? Anche’. Poi scopro che li hanno visti sull’iPhone. Per uno come me è scoraggiante. Terribile”.

Woody Allen nell’intervista che ha rilasciato a Lorenzo Soria deL’espresso non si è lasciato pregare: è andato dritto al punto. E cioè: con internet, l’alta definizione, lo streaming e il download da casa, l’esperienza del cinema non rischia di scomparire? 

Altrettanto importante è la premessa da cui Allen è partito: oggi, ha detto, si preferiscono fare film di successo, poveri e brutti di contenuti, piuttosto che farne di belli, ma poco interessanti per il pubblico di massa.

Insomma: alla qualità, si preferisce la quantità. E al ricavo risicato, dollaro più dollaro meno, si preferiscono gli incassi multimilionari. Frecciatina ai cinecomics? In realtà, sembra più una stoccata alla macrocategoria dei blockbuster.

Ma tornando a Woody Allen e alle sue parole: quello che risulta piuttosto chiaramente è che l’esperienza cinematografica – vuoi per la possibilità di scaricare i film da casa, vuoi per la maggiore diffusione di schermi di qualità, formato salotto, vuoi pure per la possibilità di avere tutto e subito con un semplicissimo click – è cambiata. E in futuro, cambierà ancora.

È chiaro che se gli addetti ai lavori non riusciranno a leggere e a interpretare gli stimoli e gli spunti del pubblico, il cinema inteso come sala, come maxi schermo, come vera e propria “avventura”, sarà destinato ad estinguersi in favore di internet, Netflix e lo streaming da casa.

Dietro questo (possibile) sviluppo potremmo individuare innumerevoli ragioni. Di carattere produttivo, registico o di semplice impostazione artistica. Il punto sostanziale, però, resta un altro. Il pubblico, e non solo il cinema quindi, si è evoluto. I suoi interessi e le sue passioni si sono affinate. La stessa idea di esperienza cinematografica è mutata nel tempo.

Oggi andare in sala significa una cosa e una soltanto: venire travolti dalle immagini, dai colori, dall’adrenalina dell’azione. Come ha sottolineato brillantemente Meryl Streep in un’intervista di Antonio Monda, a Le Conversazioni, quello che rimarrà di questo cinema, in futuro, saranno probabilmente le immagini. Non i dialoghi, perché si parla sempre di meno. E nemmeno le emozioni. Ma i frame, i colori, i volti. I gesti.

Un cinema letterario, quindi, difficilmente resisterà ai tanti, forse troppi, cinecomic. La televisione, al contrario, può diventare una piazza ideale in cui prodotti più di nicchia, più ricercati, possono sopravvivere e trovare un proprio habitat naturale. Per fare un esempio: Beasts of No Nation di Cary Fukunaga, prodotto da Netflix, è un coraggiosissimo e interessante esperimento. Che non punta al pubblico dei festival (benché sia in concorso a Venezia) e nemmeno, cosa ancora più importante, al pubblico del cinema ma sceglie di rivolgersi, invece, agli spettatori della piattaforma, agli appassionati, a chi vuole restare a casa e godere con i propri tempi di un’opera alternativa. E infatti verrà distribuito contemporaneamente: in sala e in streaming.

Dunque se è vero che Woody Allen ha ragione perché la “poesia” dell’esperienza cinematografica rischia seriamente di perdersi, è altrettanto vero che oggi una riflessione di più ampio respiro sia quasi obbligatoria. Prendendo a riferimento anche i numeri: la Universal ha incassato oltre cinque miliardi di dollari dall’inizio del 2015; questo dimostra che la gente al cinema ci va ancora. Ma con un’idea ben precisa: non vuole più l’esperienza, sia pure “magica”, dello stare in fila, conoscere l’altro, chiacchierare del film a fine proiezione. Vuole godere del prodotto, sentirsi immerso nel film, dimenticare, e dimenticare profondamente, la realtà in cui vive. E inoltre: con l’aumento della qualità delle serie tv, di una ricercatezza di interpreti, temi e sceneggiature, i confini tra i media (fino a qualche anno fa semplicemente invalicabili) si stanno sempre più assottigliando.

Cosa viene girato per il cinema e cosa, invece, per la tv? C’è una differenza di durata e tempistiche, solo questo. Perché una bella serie potrebbe essere vista anche sul grande schermo, distribuita in sala, e senza un attimo di pausa (è quello a cui punta Netflix, dopotutto). E poi: stiamo arrivando al paradosso dei film prodotti per la tv e per una diffusione esclusiva via internet, scaricandoli su iTunes, per esempio. E questo non vuol dire svilire l’attenzione per i dettagli e per la scrittura, per interpretazioni realistiche, intense, e per una regia ricercata. Prendete True Detective. Prendete The Wire. O anche i nostrani Romanzo Criminale eGomorra.

Dire adesso, oggi, con estrema certezza quale sarà il futuro del cinema è impossibile. Ma che la televisione giocherà un ruolo fondamentale è fuori discussione, e sembra saperlo anche Woody Allen che alla fine, dopo tante insistenze e rilanci, ha accettato la proposta di Amazon: dirigere e scrivere una miniserie televisiva. “Alla fine è diventato troppo bello per poter dire di no”, ha confessato sempre a Lorenzo Soria. E ha precisato, “io ce l’ho messa tutta. Solo, ho sottovalutato la difficoltà di un progetto come questo”.

Autore: Gerardo

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