Immigrazione: ecco cosa non ti dicono!

(Genova)ore 08:09:00 del 19/05/2016 - Categoria: Cronaca, Denunce, Esteri, Politica, Sociale - Problema immigrazione

Immigrazione: ecco cosa non ti dicono!

Altre nazioni come la Repubblica Ceca e la Slovacchia, pur non avendo la stessa scappatoia, sono le prime ad avere già detto di no alla «ricollocazione» dei migranti.

Il primo bidone è il «niet» di Gran Bretagna, Danimarca e Irlanda al sistema delle quote tanto decantate nella presentazione a Bruxelles del nuovo piano. Questi paesi possono chiamarsi fuori grazie a clausole previste dal trattato di associazione solo per loro. Altre nazioni come la Repubblica Ceca e la Slovacchia, pur non avendo la stessa scappatoia, sono le prime ad avere già detto di no alla «ricollocazione» dei migranti.

In pratica la Ue ha stabilito le quote per paese dei richiedenti asilo già presenti in Europa o che entreranno nel territorio comunitario. Per l’Italia è previsto l’11.84%, una percentuale simile a quella dei 20600 accolti lo scorso anno secondo i dati Eustat. E quest’anno i numeri reali rischiano di aumentare ancora. Nel 2014 eravamo quarti per accoglienza buonista in Europa e con le nuove quote saremo terzi. Per di più Bruxelles ha deciso di accogliere ulteriori 20mila rifugiati dai campi profughi dispersi in Medio Oriente. Una goccia nel mare dei 5-6milioni di persone fuggite dalle guerre in Siria e in Iraq, che comunque significa quasi 2mila profughi in più da ospitare in Italia.

GRAN BRETAGNA, DANIMARCA E IRLANDA REPUBBLICA CECA E LA SLOVACCHIA, HANNO DETTO NO ALLA «RICOLLOCAZIONE» DEI MIGRANTI.

Ieri, dal cappello magico di Bruxelles, è saltato fuori anche il potenziamento della missione Ue in Niger. L’idea, positiva, è di contrastare le ondate a monte prevenendo l’immigrazione clandestina e addestrando le forze di sicurezza locali. Al posto di frontiere di Agadez, in Niger, uno dei valichi più importanti d’ingresso dei clandestini verso la Libia, dovrebbero arrivare esperti europei. Peccato che l’altra grande direttrice dei trafficanti dal Corno d’Africa passa attraverso il Sudan, dove non è previsto alcun intervento.

La parte del piano sull’operazione navale è un buco nero. Non si capisce come fermeremo i trafficanti. Il quotidiano inglese Guardian aveva fatto trapelare la notizia di possibili operazioni di terra in Libia, ma Mogherini ha seccamente smentito. Se non mandiamo i corpi speciali a catturare i boss del traffico o distruggere i barconi sul bagnasciuga resta solo l’arma aerea. Caccia e droni sono esclusi per l’armamento troppo pesante. Gli elicotteri, come propongono gli inglesi, con poche mitragliate possono rendono inservibile un barcone. Ma che succede se trafficanti senza scrupoli li fanno circondare dai migranti come scudi umani?. Per non parlare del fatto che l’autorizzazione dovrebbe venire dall’Onu, dove la Russia ha già annunciato il veto. «E cercare una partnership con la Libia», come ha sostenuto Mogherini, sarà un Risiko impossibile con due governi, altrettanti parlamenti, città stato e migliaia di milizie. Frontex, l’agenzia europea in prima linea nella difesa dei confini e le sue missioni Poseidon e Triton sulle ondate migratorie verranno rafforzate con un budget di 89 milioni di euro. Peccato che 62 serviranno al Fondo migrazione, integrazione ed emergenza per gli stati in prima linea.

Come se non bastasse il via libera definitiva al nuovo piano, previsto per fine giugno, dovrà passare al vaglio dei ministri degli Esteri e della Difesa Ue, del Parlamento europeo ed infine del Consiglio dei capi di Stato e di governo. Sempre rispettando il quarto pilastro europeo della nuova politica di migrazione legale. «L’obiettivo è che l’Europa, nel suo declino demografico, – si legge incredibilmente nei documenti ufficiali – resti una destinazione allettante per i migranti».

Gli stati membri riceveranno un finanziamento supplementare per l’accoglienza di 60 milioni di euro nel 2015 e 2016, ma solo lo scorso anno l’Italia ha stanziato 93,8 milioni per chi aveva diritto all’asilo. Federica Mogherini, rappresentante Esteri della Ue, ha parlato «di momento storico per l’Italia». Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, però, dichiarava ieri mattina: «Oggi potrebbe cadere il muro di Dublino, la direttiva cioè che impone ai migranti di restare nel Paese del primo ingresso». In realtà Bruxelles ha chiarito che «il regolamento di Dublino verrà valutato ed eventualmente riesaminato» appena «nel 2016».

Più che una svolta la montagna europea ha abortito «un’agenda per una nuova politica dell’immigrazione» con bidoni, buchi neri e annunci ben lontani dal venire realizzati sul terreno.

Autore: Luca

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