Il piano di RENZUSCONI per risanare il debito? VENDERE IL PATRIMONIO PUBBLICO ITALIANO!

(Bologna)ore 12:45:00 del 19/01/2018 - Categoria: , Denunce, Economia, Politica

Il piano di RENZUSCONI per risanare il debito? VENDERE IL PATRIMONIO PUBBLICO ITALIANO!

Si sono già svenduti tanti beni pubblici e la cosa ha solo impoverito il Paese, al debito non ha manco fatto il solletico, alle tasche di qualche imprenditore e politico ha fatto però tanto tanto bene...

Non andrebbero votati solo per questa idea malsana e criminale! La privatizzazione ha portato solo danni e costi maggiorati a dismisura per il cittadino a fronte di un puntuale peggioramento del servizio. Si sono già svenduti tanti beni pubblici e la cosa ha solo impoverito il Paese, al debito non ha manco fatto il solletico, alle tasche di qualche imprenditore e politico ha fatto però tanto tanto bene...

La proposta di Renzi e Berlusconi per diminuire al 100% il debito pubblico...? E' il gioco delle tre carte. Nascondere una parte del debito passandolo alla Cassa Depositi e Prestiti. Contabilmente potrebbe funzionare, fino a quando i tedeschi non faranno cambiare il modo di calcolo del debito. Utilizzare, come in Svizzera, la moneta complementare: è questo secondo me il sistema migliore. In Svizzera funziona alla grande. Anzi sarebbe proprio il caso di istituzionalizzarla a livello europeo: ogni Stato membro con la sua brava moneta complementare, che ha regolecompletamente diverse da quella ufficiale, che resterebbe l'euro.

Il partito di Silvio Berlusconi va oltre le grandi cartolarizzazioni immobiliari sognate da Giulio Tremonti all’inizio degli anni Duemila e, aggiungendo alla posta in gioco anche le quote dei gruppi pubblici, arriva di fatto per proporre un’operazione molto simile a quella incentrata su Cassa depositi e prestiti che Matteo Renzi ha delineato la scorsa estate nel suo libro Avanti. Sia Brunetta sia Marattin, innanzitutto, annunciano che intendono ridurre il rapporto debito/pil al 100%. Per avere un ordine di grandezza, si parla di una differenza di circa 560 miliardi. Forza Italia conta di farlo in cinque anni (come del resto il Popolo della Libertà aveva promesso già nel programma elettorale del 2013,) il Pd “nei prossimi dieci“.

Il piano Capricorn lanciato da Renzi – In entrambi gli interventi si sottolinea che occorre per prima cosa far crescere il denominatore, cioè il prodotto interno lordo. Il secondo pilastro è l’attacco frontale all’ammontare nominale del debito. E qui le proposte corrono su un unico binario. Marattin parla di “un programma di dismissioni patrimoniali (mobiliari e immobiliari) capace di assicurare lungo i 10 anni una cifra compresa tra il 2% e il 4% del pil“. Cioè tra 24 e 48 miliardi, al valore attuale del prodotto interno lordo. Non ci sono altri dettagli, ma viene naturale pensare al piano Capricorn, quello che il segretario Pd ha descritto nel suo libro come “un’operazione sul patrimonio che laCassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno già studiato”. Intervistato dal Sole 24 Ore, l’ex premier aveva parlato di un’iniziativa “che consenta ai cittadini di avere forme di rendimento sicure e solide anche attraverso la partecipazione ai beni immobili e mobili che costituiscono il patrimonio di amministrazione centrale ed enti locali”, un’operazione “potenzialmente win win” in cui “la Cdp avrà un ruolo strategico”.

Reuters aveva aggiunto qualche particolare, spiegando che il piano prevede che le quote residue di PosteEniEnel, Enav e Fs ancora in mano al Tesoro e qualche asset immobiliare vengano ceduti al gruppo pubblico che gestisce il risparmio postale. Cdp finanzierebbe l’acquisizione emettendo azioni privilegiate che potrebbero essere cedute a investitori istituzionali. Di fatto è una partita di giro, visto che Cdp è controllata dal ministero di via XX Settembre. Ma l’escamotage potrebbe funzionare fino a quando Eurostat la considera fuori dal perimetro del debito pubblico. Cosa che recentemente è stata oggetto di riflessione da parte dell’istituzione del Lussemburgo, tanto che a fine dicembre il governo ha dovuto bloccare la cessione alla Cassa del 50,37% di Enav e di una parte del 4,34% posseduto in Eni.

Riferimenti Il Fatto

Autore: Gregorio

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