Hanno succhiato tutto quel che potevano e, alla fine della spremitura, si eclissano

(Torino)ore 11:08:00 del 30/07/2016 - Categoria: Denunce, Politica

Hanno succhiato tutto quel che potevano e, alla fine della spremitura, si eclissano

Lo stesso John Elkann che ha spostato in Olanda le sedi di Cnh Industrial, Fca, Ferrari e infine Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli.

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A ben vedere, mentre da una parte Elkann si profondeva in elogi alla Penisola, dall’altra preparava le valigie per altri lidi. Un’operazione entrata nel vivo ben quattro anni fa. Nel novembre 2012, dopo la fusione con Cnh, Fiat Industrial ha spostato la sede legale in Olanda e il domicilio fiscale nel Regno Unito, con tutti i benefici fiscali che ne conseguono. Stessa sorte per Fiat Chrysler, fondata a gennaio 2014 già con le doppie radici ad Amsterdam e Londra.

Questi signori sono come sono stati i Savoia. Hanno succhiato tutto quel che potevano e, alla fine della spremitura, si eclissano. Non sarebbe il caso di fare due conti e di far sapere agli italiani quante risorse hanno preso dalle finanze pubbliche italiane in questi ultimi decenni?

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In questi anni, da casa Agnelli si sono sprecate le dichiarazioni d’amore nei confronti del Bel Paese. Il 30 gennaio 2013, inaugurando lo stabilimento Maserati di Grugliasco, John Elkann ha rivendicato davanti agli operai Fiat: “Abbiamo fatto scelte difficili per poter continuare a produrre in Italia”. Nel febbraio dell’anno seguente, poco dopo la nascita di Fca (con sede legale in Olanda), il giovane presidente del Lingotto ha ribadito davanti a una platea di studenti: “Sono contento perché Fiat è ancora più italiana e ha le forze che rendono la componente italiana del gruppo ancora più forte”. Un concetto ripetuto all’assemblea degli azionisti Fiat, il 22 maggio seguente, ancora a Grugliasco: “La componente italiana ha possibilità di sviluppo che non saremmo riusciti a immaginare senza Chrysler”. E infine, il 25 luglio del 2014, l’incontro a Palazzo Chigi con Matteo Renzi, in compagnia di Sergio Marchionne. Il rampollo di casa Agnelli ha presentato così al premier il nuovo modello Jeep prodotto in Italia: “Siamo moltoorgogliosi di essere qua e di farle vedere come Fca avrà una presenza sempre più forte in Italia”.

In tutto questo, tra i governi italiani e Fca è stato un fiorire di strette di mano, pacche sulle spalle e grandi complimenti. “In questo paese ha fatto più Marchionne che certi sindacalisti”, ha scandito il premier Renzi all’inizio di aprile di quest’anno. “Se me lo chiedete, in Italia voterei per Renzi”, ha ricambiato l’affetto l’ad di Fca. Per trovare qualcuno che osi contestare l’esodo delle aziende degli Agnelli in Olanda e Regno Unito, bisogna uscire da Palazzo Chigi. Nel pieno del battibecco con John Elkann, nel febbraio del 2014, l’imprenditore Diego Della Valle ha attaccato così la famiglia Agnelli: “Con un Paese che vive una situazione drammatica, invece di essere pronta a dare il massimo appoggio, è scappata nella penombra per sistemare al meglio i propri affari personali. Chi si comporta in questo modo non merita nessun rispetto”. Pierluigi Bersani, ex segretario Pd, ha invece commentato così il trasloco di Exor in Olanda: “Quello che noi chiamavamo Fiat che ha fatto ciaone nel silenzio generale”.

Fca avrà una presenza sempre più forte in Italia“. “Fiat è ancora più italiana”. “Quello che possiamo fare in Italia è molto di più di quello che potevamo fare prima”. Parola di John Elkann, presidente di Fiat Chrylser. Lo stesso John Elkann che ha spostato in Olanda le sedi di Cnh Industrial, Fca, Ferrari e infine Exor, la cassaforte della famiglia AgnelliL’ultima mossa di Elkann è dunque solo il passaggio finale di un lungo elenco di trasferimenti, il trasloco di una holding e non di una società produttiva, ma si fa beffe delle promesse di mantenere nel nostro Paese le radici delle imprese di famiglia. E la grande fuga dall’Italia prende corpo sotto il naso di governi che vanno a braccetto con il Lingotto e i suoi manager, come dimostra la grande intesa tra l’amministratore delegato Sergio Marchionne e il premierMatteo Renzi, solo l’ultima di una lunga serie.

Discorso uguale per Ferrari, con lo scorporo da Fca e il doppio trasloco datati ottobre 2015. Ma al di là di sedi legali e fiscali, i vertici del Lingotto hanno anche minacciato di portare fuori dai confini nazionali anche la produzione di auto. Come ha fatto Marchionne alla vigilia del referendum tra i lavoratori di Mirafiori sul nuovo contratto Fiat: “Se non si raggiunge il 51% salta tutto e andiamo altrove. Fiat ha alternative nel mondo. Se il referendum non passerà ritorneremo a festeggiare a Detroit”.

Autore: Luca

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