Gli ormoni del latte favoriscono il cancro al seno, ovaio e utero

(Roma)ore 22:24:00 del 28/03/2017 - Categoria: , Denunce, Salute

Gli ormoni del latte favoriscono il cancro al seno, ovaio e utero

UNO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI HARVARD AFFERMA CHE IL LATTE PASTORIZZATO PRODOTTO A LIVELLO INDUSTRIALE È ASSOCIATO NEL CAUSARE TUMORI ORMONI-DIPENDENTI A CAUSA DELLA MUNGITURA DELLA MUCCA PER TUTTA LA SUA GRAVIDANZA.

UNO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI HARVARD AFFERMA CHE IL LATTE PASTORIZZATO PRODOTTO A LIVELLO INDUSTRIALE È ASSOCIATO NEL CAUSARE TUMORI ORMONI-DIPENDENTI A CAUSA DELLA MUNGITURA DELLA MUCCA PER TUTTA LA SUA GRAVIDANZA.

Il rischio di cancro al seno, alle ovaie e all’utero aumenta con il consumo di latte e latticini dato che questo tipo di tumori sono legati alla situazione ormonale che viene sfavorevolmente modificata dagli ormoni presenti in alta concentrazione nel latte e derivati.

Il Dott. Berrino d’altronde aveva già detto tempo fa che il latte va assolutamente evitato nei pazienti oncologici perché favorisce la diffusione del cancro. Ora invece gli scienziati hanno scoperto anche ne favorisce anche la formazione. Il Dott. Longo nel suo libro “La dieta della Longevità” spiega come il consumo di latticini sia uno dei principali responsabili dell’aumento del cancro nella società occidentale.

Molti non ci hanno mai pensato ma la mucca produce latte solo dopo aver partorito il vitello, ovvero quel latte serve a nutrire il piccolo animale nel periodo dello svezzamento dopo il quale la mucca smette di produrre latte perché non è più necessario.

Non appena una mucca ha raggiunto la maturità sessuale, circa all’età di due anni, una mucca “da latte” viene inseminata artificialmente per la prima volta. Una mucca ha un periodo di gestazione di nove mesi. Poco dopo la nascita il vitello al solito viene separato dalla mamma ed allevato in un box con latte in polvere. Sia la mamma che il vitello possono mostrare un comportamento turbato anche a distanza di giorni dalla separazione e ci sono parecchi video su Yotube che mostrano il pianto della mucca nel rivedere il suo cucciolo. A decorrere dalla nascita del primo vitello la mucca viene munta due o anche tre volte al giorno. Ma non è il vitello a ricevere il latte, bensì gli esseri umani che lo acquistano nei supermercati. Perché la mucca possa “produrre” latte deve partorire un vitello all’anno. Si punta ad avere un vitello l’anno, una lattazione di 305 giorni con una fase di “asciutta” di 60 giorni circa. Mucche “da latte” si trovano pertanto in uno stato di permanente gravidanza quasi tutta la vita.

Più avanzata in gravidanza è una mucca, più ormoni appaiono nel suo latte. Il latte di una mucca in fase tardiva nella gravidanza contiene fino a 33 volte in più un composto di estrogeni (solfato di estrone) rispetto al latte di una mucca dopo la gravidanza, così come livelli molto più elevati di altri ormoni.

Nella maggior parte delle aziende che producono latte troviamo oggi mucche “ad alta prestazione”. Alcune mucche “danno” più di 10.000 litri di latte all’anno, corrispondente a quasi 33 litri al giorno (Wikipedia riporta che alcune arrivano anche a 60-70 litri). Per alimentare un vitellino la mucca dovrebbe dare solo 8 litri. Il problema delle mucche ad “alta produzione” è assai difficile se non impossibile fornire loro tutta quell’energia (cibo) di cui necessitano per la produzione di quelle quantità di latte. Ragion per cui le mucche consumano le proprie riserve fisiche per continuare a produrre latte.

Si scopre che nelle operazioni di alimentazione concentrata animale (CAFO) il modello di allevamento delle mucche negli allevamenti intensivi sforna latte con livelli pericolosamente elevati di estrone solfato, un composto di estrogeni legati al cancro del testicolo, della prostata e della mammella.

La Dr.ssa Ganmaa, Ph.D. della Harvard School of Public Health insieme ai suoi colleghi hanno identificato come il colpevole specifico “il latte proveniente dalle moderne industrie casearie”, facendo riferimento alle operazioni di confinamento dove le mucche vengono munte 300 giorni all’anno, includendo il periodo di gravidanza.

Valutando i dati da tutto il mondo, gli scienziati hanno identificato un chiaro legame tra il consumo di latte con alta concentrazione dell’ormone e alto tasso di tumori ormone-dipendente.

In altre parole, contrariamente a quanto i Centri statunitensi per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione (CDC), il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) e la lobby del latte convenzionale vorrebbero far credere, il latte trasformato da allevamenti industriali non è un prodotto di salute, ed è direttamente implicato nel causare il cancro.

Il latte che noi oggi beviamo è abbastanza diverso rispetto a quello che bevevano i nostri antenati” – afferma la Dr.ssa Ganmaa – “il latte che si beve oggi non è un cibo perfettamente naturale”.

Anche se tutto questo sarà ignorato da parte dei media principali, il latte non è tutto uguale – il modo in cui vengono allevate le mucche, quando vengono munte, e come il suo latte è manipolato e trasformato fa la differenza, se il prodotto finale favorisce la salute o la morte.

Il Governo americano cerca di perpetuare ulteriormente la menzogna che tutto il latte è lo stesso con eclatanti proposte di legge 2012.

Di particolare interesse sono le nuove disposizioni nel progetto di legge 2012 che creano incentivi ancora di più per gli agricoltori industriali intensivi che producono tipi di latte con la più bassa qualità , e con molti componenti distruttivi per la salute.

Invece di incentivare la crescita di  mucche al pascolo, che permette loro di nutrirsi di erba, un cibo nativo che i loro sistemi possono elaborare, il governo preferisce incentivare ristretti metodi di confinamento che forzano le mucche a mangiare mais geneticamente modificati,  e altri mangimi, che le rende malate.

“A volte ci si chiede “Cosa accadrebbe agli animali, se tutti smettessero di consumare latticini?”. La domanda corretta è: cosa accade ADESSO agli animali, per permettere alla gente di bere latte e mangiare formaggi? Questa video è la risposta: sofferenza fisica e psicologica per mucche e vitelli, e morte per entrambi, i vitelli a sei mesi, le mucche a 5-6 anni.
Lo scenario delle vacche da latte che brucano serene nei prati verdi, fa parte di un immaginario collettivo bucolico che in realtà non esiste. Si tratta di un’enorme mistificazione, che ha prosperato grazie all’ignoranza.
Per produrre latte, la mucca, come tutti i mammiferi, deve partorire un figlio. A 48 ore dalla nascita i vitelli separati dalla madre, e privati del suo latte. Questo è traumatizzante sia per la madre che per il vitellino. La mucca viene poi costretta a produrre 120 litri di latte al giorno, 10 volte tanto quello che produrrebbe in natura per nutrire suo figlio.
E questo accade un anno dopo l’altro, finché la madre resiste. Ingravidata nuovamente poco dopo il parto con l’inseminazione artificiale, deve portare il doppio fardello della gravidanza e della mungitura, per sette mesi ogni anno.
I vitelli vengono tenuti in piccole stalle, senza la possibilità di correre e giocare all’aria aperta. La sofferenza di questi cuccioli dura circa sei mesi. Poi vengono macellati..”

[video]

Da: QUI

Autore: Carmine

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