Gli italiani e i sexy shop

(Torino)ore 20:13:00 del 11/03/2017 - Categoria: , Sesso

Gli italiani e i sexy shop

Il sesso si sa, insieme al cibo è uno dei piaceri della vita, ma se nel mangiare una fetta di torta non si prova alcuna vergogna, spesso nel parlare di sesso ci si autocensura per pudore o per paura del giudizio altrui.

Il sesso si sa, insieme al cibo è uno dei piaceri della vita, ma se nel mangiare una fetta di torta non si prova alcuna vergogna, spesso nel parlare di sesso ci si autocensura per pudore o per paura del giudizio altrui. Nella società odierna il sesso apparentemente sembra non essere più un tabù anzi, spesso i rimandi sessuali sono anche troppi, eccedendo quasi nel volgare; ma nonostante tutto non ci sente sempre a proprio agio nel parlare di questo argomento, in particolare se si tratta di “farlo strano”. Che poi chi è che decide cosa è strano e cosa no in un ambito così personale come quello del sesso? Una tendenza che ha preso piede negli ultimi anni dimostra come le persone ancora si trovino in difficoltà a parlare apertamente di sesso: stiamo parlando dell’aumento dei sexy shop automatici a discapito di quelli tradizionali.

Il boom dei sexy shop automatici

Il grande boom di questi distributori automatici dedicati ai giochi erotici è avvenuto nel 2012, in pochi mesi Roma sembrava essersi trasformata nella Capitale del sesso “discreto”, termine che descrive perfettamente il fenomeno. Infatti questi retailer del sesso sono molto discreti, sono delle vere e proprie stanze segrete allestite spesso su strade secondarie alle quali si può accedere attraverso la propria tessera sanitaria.

All’interno del sexy shop non c’è nessun consigliere di vendita, ma solo dei distributori automatici, basta selezionare il prodotto, inserire i soldi e il distributore erogherà il gioco erotico scelto. I vantaggi dei sexy shop automatici sono molteplici: per aprire un sexy shop automatico l’investimento iniziale richiesto non è eccessivo (21 mila euro circa), non bisogna retribuire nessun commesso, è aperto 24 ore su 24 e pertanto garantisce una possibilità di guadagno a 360 gradi in ogni momento della giornata. Ma cos’è che attira così tanto i consumatori da convincere sempre più commercianti ad abbandonare la strada del tradizionale sexy shop? Per capire meglio se sia solo un fattore di comodità o di pudore abbiamo realizzato un questionario anonimo che è stato somministrato ad un campione casuale a valanga.

Sesso “self service” o “servito”? I consumatori rispondono

Il campione preso in esame è ripartito quasi equamente tra uomini e donne provenienti principalmente dal centro Italia. Ben l’82% degli intervistati ha dichiarato di essere entrato almeno una volta in un sexy shop, ma solo il 45% vi ha effettuato un acquisto. La maggior parte degli acquisti dichiarati gravitavano intorno all’abbigliamento, mentre l’acquisto più trasgressivo è stato un vibratore (che siano stati del tutto sinceri?)

In seguito è stato chiesto agli intervistati come si erano sentiti dopo aver effettuato l’acquisto e la maggior parte ha scelto le opzioni divertito e appagato, solo una piccola minoranza ha dichiarato di essersi sentita giudicata. Se nella propria madre patria la maggior parte degli intervistati era entrato almeno una volta in un sexy shop, all’estero quasi la totalità del campione ha dichiarato di esserci stato e ben il 65% ha effettuato degli acquisti. Questo dato evidenzia come spesso in un altro paese ci si senta più liberi di fare cose che nel proprio immaginario possono essere viste dalla società nella quale si vive come trasgressive, il giudizio dei propri connazionali ha il suo peso, mentre all’estero si è liberi dai vincoli del giudizio. Anche gli oggetti che i nostri intervistati hanno acquistato all’estero sono risultati più osè rispetto a quelli acquistati nel sexy shop di zona (non andremo nel dettaglio per evitare di dover mettere il bollino rosso a quest’articolo). Le risposte alla domanda “Come ti sei sentito dopo aver effettuato l’acquisto” confermano a pieno l’ipotesi che all’estero ci si sente liberi da vincoli di giudizio: nessuno degli intervistati ha dichiarato di essersi sentito giudicato.

La seconda parte del questionario riguardava proprio i sexy shop automatici, solo il 42% degli intervistati ha dichiarato di esservi entrato, ma di questa fetta di campione quasi la totalità ha effettuato almeno un acquisto. Dato in netto contrasto con quello rilevato circa i sexy shop tradizionali, dove la maggior parte degli intervistati vi era stato almeno una volta senza però fare alcun acquisto.

Le risposte alla domanda “A tuo avviso perchè i sexy shop automatici sono in netto aumento al contrario di quelli tradizionali con i commessi?” hanno tolto ogni dubbio: la parola più ricorrente nelle risposte è stata “imbarazzo“. La maggior parte delle persone si sente in imbarazzo nel doversi confrontare con un commesso, senza sentirsi pienamente libero di poter esprimere le proprie fantasie. Lo stesso vale per i sexy shop on line, pacchi anonimi senza doversi confrontare con lo sguardo del commesso.

La domanda conclusiva che è stata posta al campione è stata: “Se dovessi acquistare un sex toys quale tipo di retailer sceglieresti?“, così coram populo la scelta è ricaduta sui sexy shop on line e su quelli automatici e la parola più ricorrente per argomentare la scelta è stata “privacy

Da: QUI

Autore: Luca

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