Giornali italiani: cosa sapere

(Cagliari)ore 17:36:00 del 08/01/2017 - Categoria: , Cultura, Sociale

Giornali italiani: cosa sapere

Ricordando che il primo foglio di notizie comparve a Venezia nel 1563, la famosa Gazeta.

Purtroppo nel giornalismo nostrano, come nella politica italiana, mancano le grandi personalità capaci di lottare contro i grandi poteri per un servizio giornalistico obbiettivo e non servile...chi più chi meno dopo la scomparsa dei vari Montanelli, Biagi sono al soldo del padrone di turno e seguono interessi di partito od economici. Meglio consultare più fonti dalle quali leggere, quindi a nostro parere preferibile internet anche perchè dà libero accesso alla stampa straniera

Il giornale stampato ha una tradizione plurisecolare. E quando si parla di tradizioni non si può non considerare l’Italia: pensate che il giornale italiano più antico, tuttora esistente,  è la Gazzetta di Mantova, del 1664. Ricordando che il primo foglio di notizie comparve a Venezia nel 1563, la famosa Gazeta.

Questioni socio-economico-politiche
I giornali prendono finanziamenti pubblici? I finanziamenti ai giornali sono ormai ridotti a meno di 70 milioni di euro l’anno e riservati «ai i giornali organi dei partiti politici, quelli delle cooperative di giornalisti, quelli delle minoranze linguistiche, quelli per le comunità italiane all’estero, più quelli pubblicate da ‘enti morali’, di solito di tipo religioso.» Sul sito del Governo è possibile trovare gli elenchi con tutti i nomi delle testate che di recente hanno ricevuto soldi pubblici. Riportiamo a titolo di esempio Buddismo e società, Città Nuova, La Cittadella, Famiglia Cristiana, Famiglia Oggi, Italia Ornitologica, NIgrizia, Combonifem, Il nuovo rinascimento, Patria indipendente e la Rivista del cinematografo. Solo il 10% delle testate giornalistiche definite ‘quotidiani’ e diffusi su tutto il territorio nazionale ricevono finanziamenti dallo Stato.

Giornale Milano: giornali, riviste e lista di editori a Milano
Molti quotidiani, oggi, presentano un taglio politico più o meno palesemente. A un primo livello, superficiale, si potrebbe benissimo sostenere che ognuno è libero di comprare il giornale che vuole e quindi di leggere quello che vuole. E tutte le cose che ci raccontano sull’obiettività delle notizie? E la professione dei giornalisti? Il giornalista rischia proprio di declinarsi in “semplice” opinionista. Dunque, a un livello più profondo, tutti i nodi vengono al pettine: il lettore di destra leggerà sempre il giornale di destra (o con un certo imprinting di destra) e allo stesso modo agirà il lettore di sinistra, quello di centro e così via.
E i problemi non sono finiti: spesso, per vendere, i giornali “sono costretti” a incentrarsi tutti sulla stessa notizia. Quella che fa gola ai lettori. Ecco allora che ne consegue un totale appiattimento dell’informazione: ergo nessuna stimolazione della capacità critica del lettore-cittadino.

Innovazione
Tanti, se non tutti, sono ormai i giornali che hanno accostato la versione digitale alla carta. E, visto che sopra abbiamo parlato di ‘bisogno di vendere’, i giornali quotidiani più in voga non hanno perso tempo a inserire nella semplice notizia “nuda e cruda” tutta la multimedialità propria del web: foto, video, fino a creare una vera e propria tv personalizzata. Il tutto all’insegna del web 2.0 con commenti, condivisioni e interazioni varie. E finora abbiamo parlato di portali web, ma esistono vere e proprie edizioni digitali “sfogliabili” attraverso smartphone e tablet. Ma, come si evince dalla tabella accanto, tratta dal Sole24ore, le “copie” digitali rappresentano ancora una piccola quantità, ma in crescita negli anni.

Componente Social
A proposito di condivisioni, quanto sono Social i giornali italiani? Sui siti internet ciascuna testata presenta i loghi dei principali Social, evidentemente in home page, e in ogni articolo, foto, video, slideshow, sondaggio, ecc. Tutto. Fanno di tutto per essere Social, convinti (e non a torto) che una buona considerazione a livello sociale (digitalmente parlando, visto che oggi conta tanto, forse troppo), convinti che una buona considerazione Social possa dare maggiore visibilità e quindi una buona prospettiva di vendite. Anche il loro atteggiamento nelle pagine Facebook, nei post di G+, nei tweet, è social: il tiro si abbassa notevolmente; si postano spesso notizie dai contenuti leggeri, dai toni comico-seri, e soprattutto foto e video di curiosità, i risse televisive, incidenti, gaffe. Quisquilie! En pendant  con l’atmosfera di leggerezza e spensieratezza della maggior parte degli utenti social.

Quale giornale leggere allora?
Forse una risposta non è facile dare. Ma una certezza è possibile: il confronto, la pluralità di informazione, perché alcuni giornali (anche i meno “schierati”) sono realizzati da esseri umani che difficilmente riescono a essere imparziali e, scrivendo, faticosamente non riescono a non compiere un’azione “politica”.

Autore: Carmine

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