Germania pronta ad invaderci: TROIKA PRONTA ALL'ASSALTO!

(Milano)ore 09:18:00 del 13/12/2016 - Categoria: , Denunce, Economia, Esteri

Germania pronta ad invaderci: TROIKA PRONTA ALL'ASSALTO!

Come la Grecia. A Berlino ci vogliono così, con la Troika in casa e la sovranità nazionale nell'inceneritore.

Avremmo dovuto avere imparato a conoscere la Ghermania dalle disavventure maturate nel secondo conflitto mondiale. Tuttavia ci siamo fatti cucinare sul finire dell'altro secolo aderendo alla trappola della moneta unica, nella quale siamo cascati soprattutto grazie al Prode guerriero che ci dirigeva, illuminato dal 10° presidente della repubblica, un sapiente di nome Ciampi. Bisogna riconoscere che certamente allora la nostra situazione economica non era rosea, ma l'aver aderito all'euro dopo essersi inventati l'Irap è stato uno sbaglio enorme, di cui stiamo scontando le conseguenze, mentre Merkel, che non è neppure un genio, gode e punta ad essere ricandidata. Così è se vi pare.

Come la Grecia. A Berlino ci vogliono così, con la Troika in casa e la sovranità nazionale nell'inceneritore.

Un piccolo feudo da gestire per mezzo degli squadroni del rigore, le mani piombate dalle solite ricette tossiche dell'austerità. Dismesse le Panzer-Division, i tedeschi hanno affinato l'arte dell'invasione. È la versione 2.0 esibita non da qualche esponente xenofobo-brutto-sporco-e-cattivo di Alternative für Deutschland, ma da uno dei maître à penser in campo economico di Angela Merkel. Con Matteo Renzi non ancora uscito di scena, con la Borsa che vola ai massimi dalla Brexit (+4,1%) e lo spread silenziato sotto i 160 punti, così pontifica, dalle colonne di Handelsblatt, Volker Wieland: l'Italia «ha bisogno al più presto di un governo in grado di agire. Questo esecutivo dovrebbe chiedere un programma di aiuti all'Esm», ovvero al fondo salva-Stati, con «anche il Fondo monetario coinvolto».

Perfetto: l'esatta riproposizione del salvataggio di Atene, la stessa doppia regia tesa «a esercitare le giuste pressioni per sbloccare le riforme». Anche a costo di mettere ancor più in ginocchio un Paese. Il saggio di Frau Angela ne ha anche per Renzi, che ha sbagliato a legare «il suo futuro politico alla riforma costituzionale invece di portare avanti riforme ambiziose sul mercato del lavoro, dei prodotti, dell'amministrazione pubblica e della giustizia». Peccato che, appena lunedì, il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble la pensasse diversamente: «L'Italia deve continuare sulla strada presa da Renzi sulle questioni economiche e politiche». Ma la cosa più grave è che per Wieland sia assolutamente naturale che il nuovo governo non provi neppure a cavarsela da solo. Non c'è altra opzione se non quella del commissariamento e dell'imposizione di misure draconiane. Anzi, un'alternativa c'è: «Se il nuovo governo non affronterà con forza questi problemi l'Italia non riuscirà a restare a lungo nell'Unione monetaria». Insomma: o si piega la testa, oppure si spalanca la porta di uscita dall'euro. Un'ingerenza minacciosa mascherata dal buon proposito di dare alla penisola uno «scudo in caso di crisi debitoria». Ma come: non c'è già il quantitative easing della Bce a proteggerci? Ancora per poco, a sentire un altro falco come il presidente dell'istituto di ricerca tedesco Ifo, Clemens Fuest, che a ridosso della cruciale riunione di domani dell'Eurotower sollecita Mario Draghi a rallentare gli acquisti di titoli a partire dall'aprile 2017. Il motivo? Il rialzo dei prezzi del petrolio ha dissolto i rischi di deflazione.

Del resto, l'attitudine tedesca alla moral suasion è nota, e Schaeuble ne è il suo profeta. Era stato proprio il ministro a insistere, a fine ottobre, per usare l'Esm come braccio armato per vigilare sui conti pubblici. Un cane da guardia pronto ad abbaiare contro chi sgarra. E a morderlo. La Germania non avrebbe nulla da temere, in quanto «àncora di stabilità», come detto ieri dalla Merkel. Che, ormai in piena campagna elettorale, ha esaltato «la disoccupazione dimezzata e la creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro soltanto negli ultimi cinque anni», dimenticandosi che nel computo ci sono anche i famigerati mini-job. Salari da fame, zero prospettive. Più che dei propri, è sempre meglio occuparsi dei problemi altrui.

Autore: Samuele

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