Fini: casa a Montecarlo pagata con la mafia dei VIDEOPOKER!

(Roma)ore 09:20:00 del 20/12/2016 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Politica

Fini: casa a Montecarlo pagata con la mafia dei VIDEOPOKER!

Inchiesta su Corallo, il re delle slot machine arrestato. Il giudice di Roma: l’immobile passò da An a una società riconducibile a Elisabetta Tulliani

NUOVA O VECCHIA CASTA? NON CAMBIA PROPRIO NULLA. ECCO L’ACCADUTO A GIANFRANCO FINI LA CASA A MONTECARLO? PAGATA DALLA MAFIA DEI VIDEOPOKER IN CAMBIO DI UNA LEGGE A LORO FAVORE: FINI NEI GUAI. LA RISPOSTA? RIDICOLA

Inchiesta su Corallo, il re delle slot machine arrestato. Il giudice di Roma: l’immobile passò da An a una società riconducibile a Elisabetta Tulliani

La casa di Montecarlo, che ha stroncato la carriera a Gianfranco Fini, è stata comprata nel 2008 a 330 mila euro da una società riferibile alla moglie, Elisabetta Tulliani. Non basta. A pagare la casa (poi rivenduta nel novembre del 2015 a un milione e 400 mila euro) è stato il re delle slot machine Francesco Corallo, arrestato ieri insieme a quattro persone, tra i quali l’ex senatore ex Msi, ex An, ex Pdl e infine Forza Italia, Amedeo Laboccetta. Lo rivelano le carte dell’inchiesta della procura di Roma che ieri ha scritto la parola ‘Fine’ sulla storia incredibile della Atlantis, poi Bplus e infine Global Starnet, la principale concessionaria dello Stato (da 12 anni!) per le slot machine nel settore del gioco lecito, così lo chiamano.

Intorno a Bplus era fiorita la presunta organizzazione criminale che riciclava tra Europa, Antille, Londra e emirati Arabi i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery. Invece di versare le imposte raccolte per conto dello Stato, Atlantis li girava, attraverso giri tortuosi, a società estere off shore. di qui la contestazione di peculato che però rischia di cadere per la prescrizione. Poi, secondo i pm, quando ha cominciato a dichiarare, la società, nel frattempo denominata Bplus, ha cominciato a non versare le imposte sui redditi, girando anche queste somme (circa 215 milioni in tutto) all’estero.

La somma è enorme e doppiamente scandalosa se si tiene conto quei soldi sono frutto di 215 milioni di monetine da un euro giocate nelle slot da tanti italiani, spesso deboli. Elisabetta Tulliani non risulta indagata mentre sono indagati per riciclaggio il padre Sergio e il fratello Giancarlo Tulliani. Nell’ordinanza del gip Simonetta D’Alessandro si spiega però che a Elisabetta Tulliani sarebbe riconducibile la Timara Ltd, cioé la società che nel 2008 compra l’appartamento al piano rialzato del Palais Milton, boulevard Princesse Charlotte, 14.

L’immobile era un lascito del 1999 della contessa Anna Maria Colleoni ad Alleanza Nazionale ‘per la giusta battaglia’. L’11 luglio del 2008 An (presidente Gianfranco Fini) vende a 300 mila euro alla caraibica Printemps Ltd di Saint Lucia, riconducibile a Giancarlo Tulliani, genero di Fini. A ottobre dello stesso anno la casa viene rivenduta alla Timara Ltd, riconducibile, ora si scopre a Elisabetta Tulliani, che però non tira fuori nemmeno quella sommetta. Scrive il gip: “Il prezzo di quest’ultima compravendita veniva fissato a 330 mila euro, vale a dire proprio la cifra bonificata dal conto caraibico di Corallo”.

Non è l’unico bonifico imbarazzante per la famiglia Tulliani. Secondo la ricostruzione dei magistrati, la società di Francesco Corallo, Bplus, non ha versato per una dozzina di anni le imposte allo Stato italiano del quale era concessionario per una somma totale di 215 milioni di euro e tre milioni e mezzo di euro sono finiti sui conti personali del suocero e del cognato di Fini. Il bonifico più importante è del 2009 quando 2,4 milioni di euro finiscono estero su estero sul conto del suocero di Fini, Sergio Tulliani. Nel computer di Corallo i finanzieri hanno trovato la specifica di quel versamento: “liquidation foreign assets – decree 78/2009, 2.4M Euro”. Cioé il pagamento al suocero sarebbe legato al decreto del Governo Berlusconi che favorì le concessionarie delle slot machine permettendo loro il mantenimento della concessione e l’apertura del mercato delle slot più redditizie, le vlt. Ieri in conferenza stampa, a specifica domanda del Fatto sul punto, il Procuratore Giuseppe Pignatone, pur non ammettendo l’esistenza di reati di corruzione, ha comunque fatto notare che in ipotesi, si tratterebbe di fatti ormai prescritti. La nuova indagine, condotta con ben altro vigore dallo Scico della Guardia di Finanza comandato dal generale Giuseppe Grassi, su delega del pm Barbara Sargenti e dell’aggiunto Michele Prestipino, ha scovato carte nuove. Sulla vicenda della casa la Procura di Roma, diretta allora da Giovanni Ferrara aveva archiviato la posizione di Fini, indagato per truffa. Poi Ferrara fu ‘cooptato’ come sottosegretario all’interno nel Governo Monti, sostenuto da Fli.

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Autore: Carmine

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