Fibra in Italia: la vergogna

(Napoli)ore 13:19:00 del 09/05/2016 - Categoria: Denunce, Politica, Tecnologia - Fibra in Italia

Fibra in Italia: la vergogna

Loro la banda la fanno solo "si se magna". In altre ipotesi lasciateli lavorare. Ah e continuate a votarli, mi raccomando.

Fatevene una ragione perchè noi abbiamo più 65enni che 25enni. Che vi piaccia oppure no abbiamo la classe politica mentalmente più arretrata del mondo. Una classe imprenditoriale che fa concorrenza ai brontosauri e una infrastruttura che risale al dopoguerra. L'informatica è un campo che permette poche, se non zero, distrazioni. I nostri politicanti ancora hanno difficoltá a distinguere il mouse dalla testiera, pensate se possono occuparsi di banda larga. Loro la banda la fanno solo "si se magna". In altre ipotesi lasciateli lavorare. Ah e continuate a votarli, mi raccomando.

73esimo Posto per Libertà di Informazione !

E Voi pensate che il Regime Ci permetta di informarci liberamente tramite la Banda Larga, il WiiMax e la libera circolazione in Rete !!

Siamo in Italia NON in una nazione Moderna, Democratica e Civile !

L’Italia, nel 2015 – secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Commissione europea – è stata il Paese, in Europa, con il minor numero di famiglie connesse a Internet attraverso la rete fissa: poco più del 50% di famiglie, contro una media europea che supera il 70%. Paesi come la Slovenia o la Francia sfiorano il 75% e altri come la Repubblica Ceca, la Danimarca, il Belgio, la Gran Bretagna, la GerMania ed il Lussemburgo superano addirittura la soglia del 75%.

Ma questo, purtroppo, lo sappiamo da tempo.

Uno studio commissionato dall’Unione europea alla Van Dijk – Management consulting e pubblicato nei giorni scorsi, ora, però, aggiunge allo scenario noto e di per sé assai poco rassicurante, altri dati che lasciano assai poco ben sperare sul futuro del Paese in termini di diffusione di Internet e del digitale.

Secondo lo Studio, infatti, il prezzo degli abbonamenti a Internet in Italia sarebbero sistematicamente e ampiamente al di sopra della media europea a prescindere dall’ampiezza della banda messa a disposizione dei clienti, con la sola eccezione delle offerte ad oltre 100Mbps alle quali, tuttavia, aderiscono una minuscola pattuglia di italiani.

Per il resto, numeri, dati e grafici pubblicati nello Studio raccontano in maniera plastica un Paese nel quale non solo c’è meno banda larga – di rete fissa – che nel resto d’Europa ma i prezzi sono tra i più alti del vecchio Continente.

E non parliamo di leggeri scostamenti di prezzo al rialzo ma dipercentuali che lasciano a bocca aperta.

Secondo lo Studio, ad esempio, un abbonamento di accesso a Internet (standalone, ovvero senza telefono o altri servizi,ndr) attraverso una connessione a banda larga di velocità compresa tra i 4 e 8 Mbps costa il 78% in più della media europea, mentre un analogo abbonamento di velocità compresa tra gli 8 e i 12 Mbps da noi costa, il 107% in più della media europea.

[foto3]

E, naturalmente, questi son proprio gli abbonamenti più diffusi sul mercato giacché, a differenza del resto d’Europa dove, nella media, si viaggia a velocità ben superiori, il 75% degli utenti italiani dispone di un abbonamento a banda larga che consente di andare online proprio ad una velocità compresa tra i 2 ed i 10 Mbps.

La percentuale dei “fortunati” che possono navigare a più di 30 Mbps in Italia, d’altra parte, è più di sei volte inferiore rispetto alla media europea: un privilegio riservato ad appena il 3,9% degli abbonati ad un servizio di banda larga di rete fissa in Italia.

E non sorprende, quindi, che gli italiani – pur disponendo di un accesso a Internet decisamente poco veloce rispetto al resto d’Europa – si ritrovino costretti ad investire negli abbonamenti a banda larga una percentuale del proprio reddito superiore rispetto al resto del vecchio continente.

A fronte di una media europa dell’1,97% infatti, in Italia ci si ritrova costretti a riservare alla connessione Internet, in media, il 2,38%. Una percentuale che si relega al sedicesimo posto, tra i Paesi i cui cittadini spendono di più per garantirsi un accesso online.

Peggio di noi solo: Grecia, Slovenia, Irlanda, Spagna,Portogallo, Ungheria, Romania, Cipro e Croazia.

Si tratta, naturalmente, di numeri che si limitano a scattare una fotografia – peraltro parziale di un mercato ben più complesso ed articolato nel quale, ad esempio, il mobile è ormai divenuto co-protagonista –  e non consentono di trarre conclusioni sulle responsabilità di una situazione che, tuttavia, rappresenta un’anomalia italiana.

Guai a puntare l’indice solo contro gli operatori delle telecomunicazioni, solo contro il Governo o contro le Authority ma, a un tempo, guai a far finta di nulla o a cercare giustificazioni utili a sottovalutare una situazione che minaccia di tenere ancora a lungo, il nostro Paese fuori dagli enormi benefici – democratici, culturali ed economici – che la diffusione di Internet sta producendo nella più parte del mondo.

Continuiamo a rischiare di diventare un’isola analogica e disconnessa in un mondo digitale e interconnesso. E, quel che è peggio, sembriamo preoccuparcene davvero poco.

Autore: Sasha

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