Fascismo: perchè tanta gente ci crede?

AREZZO ore 20:24:00 del 13/01/2015 - Categoria: Curiosità, Denunce, Editoria, Politica

Fascismo: perchè tanta gente ci crede?

Fascismo: perchè tanta gente ci crede? | L’analisi di Italiano Sveglia

Partiamo dal principio: Mussolini ha preso il potere con mezzi molto discutibili. La celebre "Marcia su Roma" fu considerata come un gesto d'assedio alla città dai politici dell'epoca ed il suo arrivo al potere è stato solo l'effetto di un atto ingenuo del Re d'Italia (probabilmente perché la cosa lo prese di contropiede e perché i partecipanti furono davvero tanti); come Hitler, prese il potere in Maniera legale (magari bisogna discutere sulla moralità di ciò, ecco) e con l'appoggio della popolazione scontenta dopo le indecisioni della Prima Guerra Mondiale. Inoltre, non dimentichiamo fenomeni quali lo squadrismo contro gli oppositori, che aveva drasticamente ridotto l'influenza dell'opposizione al governo. La "scoperta" di questi atti avvenne solo dopo la creazione della Lista Nazionale, partito creato da Mussolini dopo un primo governo temporaneo, che troneggiò con una maggioranza schiacciante sugli altri (65% stando a Wikipedia, una mostruosità) e che spinse Matteotti a fare un celebre attacco a Mussolini ed il Partito, che ne causò l'omicidio da parte di alcuni militanti fascisti. Ovviamente, Benito non venne neanche nominato nella faccenda e, anche se senza troppe sicurezze, probabilmente è stato il mandante dell'omicidio.

Nonostante gli oppositori fossero tanti (da citare sia alcuni fascisti stessi sia gli attentati degli anarchici, perché da quel momento in avanti il movimento anarchico fu il capro espiatorio per qualunque stupidaggine commessa da qualche delinquente durante e dopo la guerra, anche se comunque l'odio verso di loro era già precedente alla Grande Guerra, Mussolini rimase al potere grazie ad una Politica nazionalista simile a quella tedesca, che prevedeva l'indipendenza dalle altre nazioni (vedi "la battaglia del grano"), la lotta alla criminalità interna (ovviamente con metodi non molto "morali", come la tortura e la giustizia sommaria), la lotta alla svalutazione della lira (la celebre "quota 90"), il colonialismo (particolarmente importante per i mezzi violenti usati, non è falsa la diceria che i tedeschi impararono dai fascisti certi metodi contro gli indigeni, in quanto per molti anche bombardare i civili era "spingersi troppo in là") ed un uso massivo della propaganda atto a promuovere un'Italia sopra il resto del mondo.

Grazie all'alleanza col Nazismo hitleriano, ci fu un interscambio di mezzi di governo notevole. Ovviamente, l'Italia era ufficiosamente "succube" della Germania, in quanto Hitler era un capo politico e militare decisamente superiore sia in cultura che in intelligenza strategica a Mussolini. Mussolini "insegnò" i già citati metodi di repressione sui civili e l'importanza della propaganda quasi come lavaggio del cervello, mentre Hitler lo spinse a dichiarare le leggi razziali e l'interventismo. Le leggi razziali, in particolare, furono più scritte che applicate (i "campi di concentramento" italiani erano più campi da lavoro che di sterminio, al contrario di quelli tedeschi; solo durante la fine della guerra, quando intervenne la Germania, la gente fu uccisa sistematicamente).

Questi sono alcuni dei motivi per cui adesso abbiamo un'opinione negativa del fascismo, ma dobbiamo tener conto che all'epoca era visto di buon occhio (almeno agli inizi) e molte delle cose che noi consideriamo fuori dal mondo all'epoca non erano percepite in questo modo (questa cosa è detta anche "relativismo etico", per fare un esempio basta pensare alla colonizzazione: all'epoca era normale per uno stato avere una o più colonie africane o asiatiche o americane, era quasi uno status quo). Inoltre non furono fatti solo provvedimenti negativi, cose come la bonifica delle paludi, la riforma dell'istruzione (ovviamente di stampo fascista ma lo doveva essere per forza), la costruzione urbana, la formazione del nuovo codice penale (ancora in vigore!) portarono solo che giovamenti al paese.

Autore: Gerardo

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