Euro Intelligence: perchè non ne nasce una?

(Roma)ore 17:40:00 del 05/08/2016 - Categoria: Denunce, Economia

Euro Intelligence: perchè non ne nasce una?

L’ultima di una lunga serie di norme atte a danneggiare la nostra economia prevede che a partire da questo mese l’Ue ha “chiesto” all’Italia di aumentare il suo contributo all’Europa versando ulteriori 340 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 17 m

Nonostante i numerosi provvedimenti che penalizzano troppo le nostre aziende, come se non bastasse l’ Ue ci chiede sempre più soldi. Vogliono vederci fallire?

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Ecco perché sorge il sospetto che le leggi Ue per ridurre le emissioni di Co2 delle auto nuove non siano servite ad abbassare gli inquinanti ma solo ad aumentare i prezzi, cosa che ha di fatto favorito il già imponente mercato tedesco. Così come sorge il dubbio sull’imposizione fatta a Barroso di ritirare la proposta sull’obbligo di utilizzare bottiglie di vetro per l’olio nei ristoranti. Con la scusa di non sprecare vetro, fu fatto un clamoroso assist ai produttori di bassa qualità. Senza parlare del Regolamento Ue 653/2014 che modifica “l’identificazione elettronica dei bovini e l’etichettatura delle carni» che non prevede nessun tipo di informazione ne sul tipo di alimentazione utilizzata dagli animali in questione. Regolamento, guarda caso già utilizzato dai tedeschi e dagli americani.

Infine ci sono le sanzioni alla Russia che hanno recato un danno economico all’Italia di oltre 2.4 miliardi di euro solo nel biennio 2014-2015, mentre la Germania, come abbiamo scritto in un nostro articolo continua a fare affari con Mosca nonostante il divieto.

Insomma, i soldi italiani continuano ad uscire contribuendo a quell’Unione sempre più invisa. Con un bilancio di 140 miliardi l’Italia è il terzo contribuente dopo Francia e Germania nonostante nelle classifiche del Pil siamo solo al dodicesimo posto. Basterebbe solo questo per spiegare il vertiginoso aumento degli euroscettici, non solo in Italia, ma anche in tutta Europa. Senza parlare poi del made in Italy, marchio che da solo vale 1.3 trilioni di dollari e che tutti ci invidiano ma che l’Europa non vuole riconoscerci.

La precedente invece introduceva il regolamento 1169, in vigore da Dicembre, che ha di fatto eliminato l’obbligo di riportare sui prodotti alimentari lo stabilimento di produzione in modo tale da assestare l’ennesimo duro colpo alla nostra economia che finirà dunque schiacciata dalle multinazionali e da quelle aziende che inizieranno ad importare prodotti da chissà dove spacciandoli per italiani. Come scrive il Giornale.it “con il risultato che una gran quantità di mozzarelle vendute come italiane sono fatte con latte tedesco e in arrivo dai Paesi dell’Est, mentre due prosciutti su tre venduti come locali provengono da maiali allevati all’estero, soprattutto in Germania. Senza trascurare che, in attesa di imbarcarla nel gran carrozzone, alla Turchia solo nel 2013 di euro ne sono stati assegnati 935 milioni”.

L’ultima di una lunga serie di norme atte a danneggiare la nostra economia prevede che a partire da questo mese l’Ue ha “chiesto” all’Italia di aumentare il suo contributo all’Europa versando ulteriori 340 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 17 miliardi che ogni anno dobbiamo versare in nome di non si sa bene cosa.

Come si legge su “il Giornale.it Gravoso per i produttori italiani il fatto che la Commissione europea abbia sostituito i governi nazionali nel Wto, l’organizzazione che supervisiona gli accordi commerciali. Qui uno dei grimaldelli è lo Strumento generalizzato preferenziale, grazie al quale i Paesi in via di sviluppo esportano i loro prodotti a condizioni daziarie più favorevoli. Il risultato è che il riso di Cambogia e Myanmar sta uccidendo i produttori italiani. Così come il tessile in arrivo dal Pakistan e per il pescato (specialmente tonno) delle Filippine. Senza parlare dell’accordo di libero scambio con il Marocco che ha di fatto distrutto i prodotti ortofruttiferi del Sud Italia.

Per Coldiretti la perdita del Made in Italy ci costa solo nel campo alimentare 60 miliardi di euro. Inoltre ci sono tutte quelle leggi e leggine che incitano le aziende a cambiare Paese, inseguendo condizioni fiscali più vantaggiose ed infatti sono sempre più frequenti le finte delocalizzazioni. Ma l’accanimento non finisce qui, perché con la direttiva 1307/2013 si impone agli agricoltori italiani di lasciare sul campo il 7% dei contributi al fine di “livellare gli importi con gli altri Paesi”.

http://misteri.newsbella.it/l-ue-che-boicotta-litalia-ecco-tutte-le-leggi-anti-italiane-di-questa-europa-che-si-diverte-a-penalizzarci/

Autore: Luca

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